IL TEMPERAMATITE 3   incontro n.10

IL TEMPERAMATITE 3 incontro n.10

LA TELEFONATA

di Donata Milazzi 

 

Non sentiva suo figlio da anni.

Era passato così tanto tempo che quasi non ricordava più la sua voce. Dieci anni erano trascorsi da quella maledetta sera in cui gli aveva intimato di adeguarsi alle sue regole oppure fare fagotto e andarsene di casa. E lui, suo figlio, lo aveva guardato dritto negli occhi con lo sguardo sicuro di sé che solo i giovani hanno e poi l’aveva fatto, gli aveva voltato le spalle e se n’era andato.

Da allora non era trascorso un solo giorno senza che l’uomo non ripensasse a quel momento, non si chiedesse dove fosse il figlio e non rimpiangesse d’aver pronunciato in un momento di rabbia quelle maledette parole.

Dieci anni di silenzi, di speranze infrante, d’inutili attese per una telefonata che non arrivava né sarebbe mai arrivata. Suo figlio era orgoglioso e testardo, non sarebbe quindi tornato indietro su una decisione presa, lo sapeva bene, perché quel lato del carattere l’aveva preso proprio da lui, sua moglie glielo aveva ripetuto fin quando era in vita.

Ma ora l’uomo aveva detto basta. Basta con i sensi di colpa, basta con i rimpianti, con il tormento, con le attese. Basta.

Ora voleva solo pace e l’avrebbe ottenuta. A modo suo.

L’uomo si guardò attorno per l’ennesima volta e per l’ennesima volta vide che era tutto in ordine. Tutto come doveva essere.

Il messaggio era ben visibile al centro del tavolo della linda cucina, ripulita per l’occasione, il pigiama accuratamente ripiegato, poggiato sul divano del soggiorno, le ciabatte accostate una all’altra sotto la sedia, nessun piatto nel lavello neppure la tazza della colazione appena consumata, non un granello di polvere in giro.

Tutto era pronto, ora mancava solo lui.

Per la centesima volta controllò il proprio abbigliamento: giacca allacciata, camicia nuova, nodo della cravatta fatto ad arte, pantaloni con la piega appena stirata.

Con una certa dose di auto ironia si osservò i piedi: era scalzo, non indossava né i calzini in tinta con il completo da ufficio e neppure le lucide scarpe nere con i lacci che aveva comprato in una recente svendita.

Ma andava bene così – i piedi non vanno in Paradiso – non mancava mai di dire sua madre quando ancora lui l’ascoltava.

Con un’alzata di spalle si diresse alla finestra della cucina e l’aprì, poi tornò indietro, prese una sedia e l’accostò con cura sotto la finestra aperta da cui proveniva un freddo pungente, infine incurante delle raffiche gelide che gli schiaffeggiavano il volto l’uomo salì in piedi sulla sedia ed osservò con indifferenza il cortile interno, cinque piani più sotto.

Solo freddo cemento lo attendeva ora. La decisione era presa.

Si era dato tutto il tempo necessario per i ripensamenti, ma non ne aveva avuti ed ora era pronto.

Un gatto comodamente acciambellato sul davanzale interno della finestra dirimpettaia alla sua alzò pigramente la testa con fare incuriosito.

Lo fissò con due occhi gialli inquisitori quasi a volergli dire – Ma cosa cazzo stai facendo? –

– Ora mi metto a parlare anche con i gatti. – si prese in giro l’uomo – Vattene via! Non hai altro di meglio da guardare? –

Il gatto non riprese a dormire, anzi continuò a fissarlo.

– Vattene via, bestiaccia! –

Niente, il gatto continuava a fissarlo con insistenza.

– Beh! Peggio per te. Goditi pure lo spettacolo! – gli gridò e salì sul davanzale della finestra.

Spalancò le braccia fasciate dalla giacca del completo da ufficio e si sollevò sulle punte dei piedi.

In quel preciso istante, mentre lui oscillava leggermente in avanti, il telefono squillò.

– Papà? Papà? Se sei in casa rispondi. Sono io, Luigi. –

La sua voce aveva un tono d’urgenza.

– Lo so che è passato molto tempo, ma se sei in casa rispondi, devo assolutamente parlarti. Papà? –

L’uomo si ritrovò, senza sapere come, seduto sulla sedia della cucina, quella stessa sedia che aveva appena utilizzato per salire sul davanzale della finestra.

Gli occhi sempre asciutti, ora piangevano, lacrime mai versate in una intera vita fatta di ingiustizie, di soprusi, di stupri intellettuali subiti sul lavoro e riversati in famiglia.

Suo figlio, proprio suo figlio, era al telefono. Alla fine aveva chiamato.

– Papà? Ci sei? Sei in casa? –

Con la mano che tremava visibilmente l’uomo prese la cornetta e finalmente rispose al telefono.

– Luigi? Luigi? Sei proprio tu? – chiese ancora incredulo.

– Sì papà, sono io. So che sono trascorsi dieci anni dall’ultima volta che ci siamo visti, dieci anni di silenzi da parte mia, ma oggi ho sentito il bisogno di chiamarti. –

Un sospiro profondo dall’altro capo del telefono interruppe momentaneamente la comunicazione – Questa notte ho fatto un sogno terribile, tu avevi deciso di farla finita, lo so bene che è una stronzata, ma dovevo sentirti. Stai bene, vero? –

Silenzio.

– Papà? –

– Sì Luigi, ora che ti ho sentito sto bene. –

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ESILIO INSOSPETTATO

di Katianna

 

 

Giovedì 9 ottobre ore 8 Carlotta

Oggi è il giorno più bello della mia vita. Penso questo mentre mi guardo allo specchio strofinandomi energicamente i denti con lo spazzolino. Ancora non mi so spiegare come ho fatto a farti innamorare di me. I capelli crespi, la pelle troppo bianca e le forme arrotondate non mi rendono una donna desiderabile. Tu Matteo, però, sei speciale e forse hai trovato nei miei occhi qualcosa che gli altri non vedono. Oppure ti sei innamorato di me perché sono l’esatto opposto di tua moglie? Lei con i suoi capelli lisci e corvini sempre perfetti, la pelle abbronzata, il fisico slanciato valorizzato da abiti di tendenza e tacchi alti. Dall’alto dei suoi soldi Erika ama circondarsi da persone come lei: ricche e stronze. Tu non la sopporti più, ma lei ti tiene in pugno perché, essendo la titolare della catena di negozi di cui è proprietaria, praticamente è la tua datrice di lavoro e ti mantiene in tutto per tutto oltre ad elargirti uno stipendio molto alto.
Tutto questo lo so perché io e Matteo da un anno a questa parte ci troviamo ogni lunedì nel solito albergo in periferia e dopo aver fatto l’amore ci raccontiamo le nostre esistenze. È difficile lasciare una moglie così, infatti nonostante la mia insistenza nel cercare di convincerti ad abbandonare Erika rendendoti finalmente libero, ho capito che non lo farai mai perché ne sei soggiogato. Avevo preso la decisione di dirle tutto io: quanto ci amiamo, da quando ci vediamo e soprattutto che ti separi da lei perché ami me. Ma tu, amore mio , hai trovato un’altra soluzione. Da un po’ di tempo stai sottraendo delle somme di denaro dai tanti conti bancari non destando alcun sospetto perché c’è anche la tua firma depositata Non so quanto hai racimolato e neanche voglio saperlo, l’importante è sapere che vuoi vivere con me il resto della vita in un posto da sogno. Abbiamo infatti deciso di partire insieme per le Mauritius e oggi è il fatidico giorno. In breve finisco di prepararmi.
– Ciao mamma io vado. Non aspettarmi per cena, resto fuori con amici-
– Va bene, divertiti. Chi sono questi amici? Li conosco?
– No, te ne parlerò domani. Ciao-
Povera mamma, tu non sai niente. Passerà un bel po’ di tempo prima che ci ritroviamo. Non ho potuto raccontarti alcunché perché tu, Matteo, sei stato categorico: assolutamente nessuno deve sapere del nostro viaggio e dei nostri progetti. Io però mamma, non ce la faccio a tenerti all’oscuro e ti ho spiegato tutto per filo e per segno in una lettera che ho messo sotto il cuscino. So che sei tormentato al pensiero che qualcuno possa venire a conoscenza o anche solo intuire che noi ci frequentiamo. Nessuno mai ci ha visti insieme ed io non ho mai parlato ma con mia madre è diverso, lei saprà capire.
Non mi dirigo in centro città nel negozio dove lavoro ma mi reco presso l’abitazione di una anziana amica. Apro con le chiavi che lei stessa mi ha dato perché è sempre a letto avendo perso quasi completamente l’uso delle gambe.
– Ciao Rosi, come va oggi?-
– Oh Carlotta, come mai a quest’ora? Non dovresti essere in negozio?-
– sono in ferie per qualche giorno così sono passata a trovarti. Hai bisogno di qualcosa?-
– Berrei volentieri un tè, non ho ancora fatto colazione-
– D’accordo, lo preparo subito-
Nella piccola cucina in attesa che l’acqua bolla, rivedo con gli occhi della mente la prima volta che ti ho visto in negozio: eri, e sei, bellissimo. L’interno dei tuoi occhi è tanto bianco da sembrare luminoso e fa risaltare ancor più l’azzurro dell’iride, regalandoti così un’espressione unica. Dalla bocca ti spuntano denti perfetti e candidi. I capelli castani lasciati crescere, ma non troppo, in modo apparentemente disordinato, ti danno un’aria da ragazzo. Anche l’abbigliamento sportivo ti fa più giovane dei tuoi quarantadue anni. Il tuo essere così affascinante mi ha intimidita al punto che ero quasi pentita di essermi fatta avanti per proporti il mio aiuto. Immagina quanta è stata grande la mia sorpresa quando ti ho trovato la sera fuori ad aspettarmi e mi hai proposto un aperitivo insieme. Mi lusingava che le ragazze del bar che frequentavo mi vedessero con un bel ragazzo come te, ma contemporaneamente sentivo di arrossire con notevole imbarazzo. Proprio quel giorno mi sentivo più insignificante del solito perché non mi ero nemmeno truccata e stavo rifiutando l’invito ma ti ho guardato negli occhi ed ho capito che volevo conoscerti meglio.
L’acqua bolle e mentre metto la bustina del te in infusione la voce di Rosi
– Carlotta per favore mi accompagni in bagno?-
– Certo, eccomi-
Finalmente l’occasione che aspettavo. Finché Rosi è in bagno e non può vedermi, tiro giù la mia valigia nuova nascosta nell’ultimo ripiano dell’armadio all’ingresso: l’ho riempita un po’ per volta di quello che può essere indispensabile i primi giorni nel mio nuovo mondo. Non mancano vestiti colorati e biancheria sexy
– Sai Rosi, per un po’ di giorni non mi vedrai perché vado in ferie- Le dico mentre la riaccompagno a letto
– Beata te. Dove vai di bello?-
– Lontano, in un villaggio turistico. Ti spedirò una cartolina-
– Sono contenta per te. Magari è la volta buona che trovi l’amore. Sai che per me sei come una figlia e mi dispiace saperti ancora sola a trentasei anni-
– Mah, chissà-
Povera vecchietta, non sa quanto la mia vita sarà piena di gioia da domani in avanti
Una volta tornata in auto durante il tragitto che mi porta all’appuntamento, riprendo i ricordi e mi rivedo nella camera del “nostro” hotel la prima volta che siamo stati noi due soli. Rivivo il disagio di spogliarmi davanti a te e ti risento dire: sei bellissima. So di non esserlo e questa consapevolezza mi rendeva impacciata ma la tua disinvoltura mi ha rassicurata .
Eccomi finalmente arrivata nel posto prestabilito. Parcheggio e vado nel ponticello pedonale costruito da poco che collega due punti della città. Non ero mai stata qui. Il luogo è solitario. Mi piace quello vedo, se mi affaccio dal parapetto di un inconsueto color arancione vedo le acque grigie del fiume ma la fantasia le trasforma in blu intenso, il blu dell’oceano. Spero tanto che non ritardi, non potrei neanche chiamarti visto che ti sei sempre rifiutato di darmi il tuo numero di cellulare, non hai mai voluto correre nessun rischio. Per noi, sempre e solo incontri il lunedì nel “nostro” albergo. Sono in trepida attesa.

Giovedì 9 ottobre ore 8 Matteo
Oggi è il giorno più difficile della mia vita. Appena sveglio penso a quello che forse dovrò fare da qui a poco e il pensiero mi sconvolge. Ora non voglio pensarci più e rivoltandomi vedo i capelli di Erika sparsi sul cuscino e ne percepisco il profumo
– Buongiorno amore , dormito bene?- Le chiedo abbracciandola
– Benissimo e tu?-
– Anch’io. Cosa ne dici se andiamo in centro a far colazione? Io ho la mattinata piena di impegni compreso andare in agenzia a ritirare il passaporto con il visto per la Cina che mi hanno confermato essere arrivato da Roma. Domani, il volo per Guangzhou è alle 17.00.
– Odio quando vai così lontano. Quanto starai via questa volta?-
– Minimo quindici giorni, dipende quando trovo il laboratorio che cerchiamo. Ne varrà la pena, credimi.
– Mah, speriamo non sia un errore . Far confezionare i nostri capi dai cinesi invece di acquistarli qui in Italia ci farà sicuramente guadagnare di più ma le nostre clienti non se ne devono accorgere altrimenti…-
– Adesso non fare come al solito la pessimista. Ho deciso così e non cambio idea-
Una volta arrivati in pasticceria a colazione terminata ci dividiamo: Erika in negozio ed io al mio appuntamento.

Giovedì 9 ottobre ore 8.45 Matteo

Carlotta è appoggiata al parapetto che guarda il fiume , mi avvicino silenziosamente e le appoggio le mani sulle spalle facendola trasalire.
– Ah, eccoti finalmente- I nostri sguardi si incontrano ma il tuo velocemente si allontana.
– Ho la valigia in macchina, vieni che la mettiamo nel tuo portabagagli-
– Senti Carlotta…-
– Che c’è?-
– C’è che non me la sento più di andarmene così, sparire per sempre. Devi darmi altro tempo-
– Ma cosa stai dicendo? Abbiamo programmato questo viaggio segreto fin nei minimi particolari e ho la valigia piena di cose e di sogni. Non puoi farmi questo-
– Lo so, hai ragione, dammi del bastardo, del vigliacco ma per il momento non ho più intenzione di scappare e nascondermi . Perdonami-
– Perdonarti? Ma tu stai scherzando! Non ti credo, adesso mi dirai che mi stai prendendo in giro-
– Credimi, sono arrivato a questa decisione dopo averci pensato tantissimo-
– E adesso, cosa ti aspetti che faccia? Che mi ritiri in buon ordine e scompaia nel nulla?-
-No, certo che no. Continueremo a vederci finché non troveremo una soluzione-
– No mio caro, la soluzione ce l’ho io. Adesso vado da tua moglie e le racconterò di tutti i nostri incontri. Le dirò che ami me e con lei non vuoi più vivere-
– Non puoi farmi una cosa del genere. Erika mi butterebbe fuori casa, perderei tutto quello per cui ho lottato-
– Ma avresti me caro amore. Per quanto riguarda la casa i primi tempi andremo a vivere con mia madre poi, appena troverai un altro lavoro, ci prenderemo un appartamento in affitto. Tua moglie è in ufficio adesso?-
I toni crescono a tal punto che la mia capacità di discernimento vacilla. Fulminea mi vedo passare davanti agli occhi la tua sciarpa e per un attimo i suoi disegni a rombi orizzontali color miele e marroni mi ricordano la pelle dei serpenti. Come un boa si avviluppa sul tuo collo e lo comprime, non puoi più respirare, cerchi di allentare la stretta e ti laceri la pelle ma non riesci , stringe forte, troppo forte. Annaspando mi graffi, mi tiri i capelli, cerchi di liberarti da quella stretta mortale ma le forze a poco a poco scompaiono e le gambe non ti sorreggono facendoti lentamente cadere a terra. È solo al pensiero che l’ultima immagine ai tuoi occhi sia stata questo sole nascosto dalle nuvole che mi rendo davvero conto di essere stato io. Di averti uccisa.
Il tuo corpo si accascia scivolando dolcemente. Mi sorprendo a constatare che la mia freddezza abbia la meglio sull’ orrore del gesto: semplicemente, ora, per me non sei più un problema. Presto, devo toglierti da qua prima che qualcuno arrivi. Con mani tremanti ti afferro i polsi e ti trascino faticosamente fino alla fine del ponte. Qui alberelli piantati da poco costeggiano la stradina, mi è facile oltrepassarli e far rotolare il tuo corpo senza vita lungo il declivio dell’argine. La sciarpa si è sfilata dal collo ed è finita in acqua. Non è grave, si perderà nel fiume. Ecco, qui siamo esattamente sotto il ponte e dall’alto non ti si vede. Risalgo velocemente l’argine e correndo salgo in macchina.

Venerdì 10 ottobre ore 8 Madre
Non ho sentito Carlotta rientrare stanotte, che strano. Comunque sia sono già le otto ed è ora che si alzi. Le preparo un buon caffè e vado a svegliarla
– Carlotta. È ora che ti alzi altrimenti fai tardi-
Mi risponde un silenzio insolito. Rimango attonita, il panico mi assale quando vedo il letto di mia figlia vuoto. Certo c’è una spiegazione razionale ma non è mai successo che rimanesse fuori casa di notte senza avvertirmi. Sicuramente avrà fatto tardi con i suoi nuovi amici e non mi ha telefonato per non svegliarmi. Con mani tremanti sollevo il telefono o digito il suo numero di cellulare. Squilla più volte poi si inserisce la segreteria telefonica . Nessuna risposta per tutta la mattina. Anche in negozio non hanno nessuna notizia. In preda alla disperazione al pomeriggio denuncio la scomparsa di Carlotta ad un carabiniere che, con evidente scetticismo trascrive la mia deposizione.

Venerdì 10 ottobre ore 13 Matteo
-Prego signore, si allacci la cintura-
Rispondo alla hostess con un sorriso. Finalmente è arrivato il momento in cui posso rilassarmi e analizzare con calma le mie azioni di ieri. Sono sicuro di non avere lasciato nessuna traccia ma , anche fosse, come potrebbero collegarla a me? Impossibile! So che hai tenuta segreta la nostra relazione. Nessuno ci ha mai visti insieme, non ci siamo mai telefonati né inviato mail o quant’altro. Persino il portiere dell’albergo non ti ha mai vista perché mi aspettavi in ascensore finché io pagavo Eri proprio una stupida. Se ieri mattina avessi accettato di darmi un po’ di tempo ora saresti ancora viva. Mi sarei allontanato da te un po’ per volta fino a scomparire del tutto , come ho fatto con tutte le altre. Invece tu no, mi volevi a tutti i costi. Non ho mai avuto intenzione di abbandonare il mio meraviglioso mondo di benessere e lusso per stare con te. Oltretutto negli ultimi tempi fisicamente mi facevi schifo. In confronto ad Erika non eri nient’altro che una goffa cicciona. Mi lusingava certo averti ai miei piedi ma non avresti dovuto minacciarmi di raccontare tutto a mia moglie. questo non potevo proprio permettetelo. Comunque sia è finita. Quando tornerò dalla Cina di te rimarrà solo il ricordo. Chiudo gli occhi e appoggio il capo sul poggiatesta del sedile .

Sabato 11 ottobre ore 9 operai
– Dimmi te se è giusto che lavoriamo anche il sabato –
– Sai bene i disastri che ha fatto l’ultima alluvione. È urgente rinforzare l’argine , direi anzi che avremmo dovuto farlo già quest’estate-
– Appunto, visto che comunque siamo in ritardo con i lavori tanto valeva che ci facessero cominciare lunedì-
– Non lamentarti, lavorando oggi ti becchi gli straordinari. In più è prevista pioggia nei prossimi giorni. Dai portiamo giù nell’argine l’escavatrice –
– Cos’è quella roba? Qualcuno ha buttato qua dei vestiti vecchi?-
– Scendi e guarda meglio –
– Cristo santo, Riccardo qui c è una donna morta –
– Porca puttana è vero! Non toccare niente che chiamo subito i carabinieri –
I capelli fluttuanti nell’acqua , gli occhi aperti e il pugno della mano destra chiuso, creano per un attimo l’illusione di essere davanti ad una persona vivente, ma lo sguardo fisso e spento e la posa innaturale della gamba sotto il corpo supino non lasciano alcun dubbio.
Le forze dell’ordine fanno presto a risalire all’identità del cadavere confrontandone i dati somatici con le denunce di scomparsa. Gli evidenti segni di strangolamento presenti sul collo lasciano pochi dubbi, infatti l’autopsia stabilisce che Carlotta è morta in seguito a soffocamento.

Domenica 11 ottobre Matteo
Cadavere rinvenuto da due operai ieri mattina sull’argine del fiume Bacchiglione
L’hanno già trovata , cazzo non me l’aspettavo così presto! Il Giornale di Vicenza che leggo on line riporta la notizia con tutti i particolari del ritrovamento. Gli inquirenti riferiscono che, stretto nel pugno chiuso, la morta stringeva un ciuffo di capelli, presumibilmente dell’assassino. Venire a conoscenza di questo importante dettaglio mi mette in allarme e, preso dallo sgomento, rivivo il momento in cui l’ho uccisa. D’accordo, i capelli sono miei, me li ha strappati mentre le stringevo la sciarpa al collo, ma nessuno lo sa e se non possono confrontarli, è come se avessero un pugno di mosche. Riprendo il mio sangue freddo e mi spoglio prima di mettermi sotto la doccia di questa lussuosa suite.

Martedì 14 ottobre ore 10 Madre
Guardo la tua stanza con lo sguardo schermato dalle lacrime. I peluche che stringevi quando eri bambina sono in bella mostra sullo scaffale. Questo a conferma del fatto che dentro di te trattenevi una parte infantile che ti faceva sognare ad occhi aperti. È stato questo tuo fare castelli in aria a tradirti? Ti sei fidata della persona sbagliata? O forse te ne sei innamorata?
Mi stendo sul tuo letto, voglio percepire il tuo odore come quando eri neonata e ti annusavo inspirando tanto voluttuosamente da farmi venire l’acquolina in bocca . Ora mi rimangono solo le lenzuola e il cuscino dove hai posato la testa per sentirti più vicina. Cosa c’è qui sotto il guanciale ? Con mani tremanti apro una busta sulla quale la tua grafia scrive:
Per te mamma
Mercoledì 8 ottobre
Mamma, quando leggerai questa mia lettera io sarò lontana. Ho trovato l’amore della mia vita, una sorta di principe azzurro. So di sembrarti troppo romantica ma se avessi potuto fartelo conoscere sono certa che anche tu la penseresti come me. È bello e ricco, innamorato di me quanto basta per lasciare sua moglie e portarmi a vivere con sé alle isole Mauritius. Si chiama Matteo Rinaldi ed è il marito della titolare di quei negozi in centro dove tante volte abbiamo guardato le vetrine . Ci siamo sempre nascosti agli occhi di tutti ma finalmente è arrivato il momento che aspettavo. Domani mattina mi incontrerò con lui sul piccolo ponte pedonale che hanno costruito recentemente vicino ai campi da tennis. Hai presente? Ieri a pranzo ti ho chiesto come arrivarci visto che tu conosci Vicenza meglio di me. Partiremo da Venezia verso l’una e il viaggio durerà circa otto ore. Appena arriverò ti telefonerò e per non farti stare in ansia ti dirò dove trovare questa lettera : mi è più facile spiegarti tutto con le parole scritte piuttosto che parlarti. Non preoccuparti per me , ho una valigia piena di cose che mi saranno utili nei primi giorni (l’avevo nascosta da Rosi) ma poi ho intenzione di comprarmi tutto nuovo. Matteo mi ha assicurato che i soldi non saranno un problema. Insomma, là sarà un Paradiso! Ovviamente appena saremo sistemati in una bella casa (la voglio con affaccio sul mare) sarai nostra ospite per tutto il tempo che vorrai.
Ti voglio bene,
Carlotta

Martedì 14 ottobre ore 10,30 Madre
Il maresciallo tanto gentile che ho conosciuto l’altro giorno mi sta ascoltando con manifesto interesse e quasi non termina la lettera che ha tra le mani che già dispone una perquisizione in casa di Matteo Rinaldi.

Giovedì 16 ottobre Matteo
Trovato l’assassino della povera Carlotta Cenci.
Trattasi del suo amante Matteo Rinaldi, unico indagato… Attualmente si trova in Cina a Guangzhou ma è già stato iscritto… Interrogatorio al…
La vista mi si offusca, le lettere si confondono, un conato di vomito mi costringe a correre in bagno. Istintivamente, come se scottasse, getto a terra lo smartphone su cui ho letto la terribile notizia . Non riesco a pensare, a decidere. Domande mi si affollano convulsamente. Cosa farò domani? E dopodomani? Tornerò in Italia per passare il resto della vita in prigione? Ed Erika? la mia casa, i miei amici… Il mio denaro? Resterò in Cina? A fare cosa? Il barbone? Mi si prospetta un inferno…

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One Responseto “IL TEMPERAMATITE 3 incontro n.10”

  1. corrado premuda ha detto:

    altri racconti in arrivo…

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