IL TEMPERAMATITE 3   incontro n.8

IL TEMPERAMATITE 3 incontro n.8

LA FINESTRA SUL PORTICCIOLO

di Barbara Milazzi

Vieni a giocare con noi… vieni a giocare con noi” cantilenavano con voce suadente i bimbi saltando alla corda. “E’ così bello qui! Vieni a giocare con noi…”

Martina stava affacciata alla finestra. Era da tanto tempo che non usciva di casa e quello era il suo unico passatempo. Posillipo d’estate si riempiva di turisti. Per fortuna le finestre della sua casa davano sul piccolo porticciolo colorato in cui i bagnanti si confondevano con le barche dei pescatori.

Martina guardava fuori dalla finestra senza malinconia, col distacco di chi osserva la vita dal di fuori, senza viverla. Ogni qualvolta Vittorio usciva, lei si affacciava a quella finestra e osservava il mondo scorrere davanti ai suoi occhi, la Pia che leggeva il libro seduta sempre a quel tavolino del Bar Verdi, il Mario che controllava le reti per uscire a pescare la note, Carmela e Giovannino che si rincorrevano lungo la battigia calpestando gli asciugamani dei bagnanti che gridavano loro a gran voce di smetterla. Questa era la vita di Posillipo. Sempre uguale.

Ti ho detto che non devi alzarti!” tuonò Vittorio rientrando nella stanza “torna a letto”.

Martina staccò a fatica gli occhi dallo spettacolo della vita e si voltò.

Vieni a giocare con noi… vieni a giocare con noi” la bimba smise di saltare la corda per un attimo e sfiorò il braccio di Martina. “Vieni dai!” le disse.

Martina rabbrividì dal freddo e si lasciò trasportare da Vittorio a letto: “Ecco brava, resta qui. Vuoi che ti legga un libro?”

No grazie, non ne ho voglia.”

“… Invece vorresti venire a giocare con noi” la bimba sussurrò all’orecchio di Martina.

Appena chiuse gli occhi, Vittorio uscì dalla stanza.

Finalmente!” pensò Martina “non ha ancora capito che odio stare a letto?” La finestra per fortuna era rimasta aperta e il profumo del mare, portato dalla brezza, si mescolava agli odori della stanza. Nonostante fosse al quarto piano, arrivavano le urla dei bambini e il vociare dei bagnanti. La giornata volgeva ormai al termine. Il sole si stava abbassando all’orizzonte e tra poco sarebbe scesa la calma sul porticciolo di Posillipo. La notte era il momento che Martina prediligeva. Poteva sognare. Le immagini del mondo le tornavano in mente e le tenevano compagnia fino al mattino, animandosi di personaggi, suoni e parole che le rimbombavano nelle orecchie assordandola.

Era stanca. Tanto stanca.

Tra poco Vittorio le avrebbe portato la cena e poi sarebbe stata finalmente libera.

Vieni a giocare con noi dai!” la bimba saltellava felice intorno al letto mentre il bimbo continuava a saltare la corda.

Vittorio entrò con la cena e un delizioso profumo invase la stanza.

Mangia Martina, altrimenti deperisci.” Martina aprì la bocca e si lasciò docilmente imboccare. Mangiò tutto. Si scoprì affamata! Guardare il mondo la consumava! Sorrise pensando all’ironia di questo pensiero.

Finalmente scese il buio e la stanza fu illuminata dalla fioca luce del lume da notte.

Adesso dormi” disse Vittorio uscendo dalla stanza e chiudendosi la porta alle spalle. Martina si lasciò scivolare nel torpore della stanchezza e chiuse gli occhi.

Vieni a giocare con noi” Ecco, ancora quei pensieri. Sì, voleva giocare di nuovo, come tutti i bambini del mondo.

Si alzò dal letto e si affacciò alla finestra. Il silenzio della notte avvolgeva tutto e il buio era rotto solo dalla tenue luce dei lampioni del lungomare.

Vieni a giocare con noi, sì sì sì!” i bimbi saltellavano felici intorno a Martina. Come in trance, prese le loro mani tese e salì sul davanzale della finestra. Volava! Poteva volare! Nei suoi sogni l’aveva immaginato tante volte!

Guardò i volti dei due bambini che erano con lei e rise felice.

Giochiamo insieme dai!” le disse la bimba volteggiando al suo fianco e, tenendole stretta la mano, la trasportò in alto.

Sì!” gridò felice Martina.

L’altro bimbo strinse la mano della bimba e insieme fecero un bel cerchio nel cielo. Ridevano felici!

Martina non era mai stata così felice! Non ricordava quando era stata l’ultima volta che si era divertita tanto!

Rientrarono nella stanza buia e si sedettero tutti e tre sul pavimento.

Come ti chiami?” chiese Martina alla bimba.

Angela” le rispose.

E’ da tanto tempo che volevamo giocare con te!” le disse il bimbo “Eri sempre così triste.”

Martina li guardò rattristata: “Mi piace giocare con voi ma Vittorio non mi lascerà. Mi sgrida sempre quando mi alzo dal letto!”

Non preoccuparti” l’abbracciò Angela “giocheremo sempre insieme.”

L’alba colorava di rosa l’orizzonte quando la porta si aprì ed entrò Vittorio. Nella stanza ancora buia non vide il letto vuoto e si avvicinò alla finestra per chiuderla. Il suo sguardo fu attratto dal mare e la vide.

Un urlo strozzato gli uscì dalla gola e si precipitò di sotto. La bambina era distesa sulla battigia col volto sereno rivolto verso il cielo e un dolce sorriso aleggiava sulle fredde labbra che la vita aveva abbandonato.

Quando Vittorio uscì di corsa dalla stanza Martina si affacciò alla finestra e si vide stesa al suolo. Guardò i suoi due nuovi amici con lo sguardo sgomento.

Bentornata in paradiso” le disse Angela e, sorridendo, la prese per mano.

Tornarono a giocare insieme sorridendo, finalmente sereni.

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 POSILLIPO

di Elena Valassi

La odiavo Posillipo. Ci andavamo ogni anno per tutte le vacanze estive. Tutti i parenti abitavano là. Papà ci portava a casa dei nonni con un viaggio interminabile in macchina a fine giugno e ci veniva a riprendere a settembre. Avevamo valigie da riempire tutto il bagagliaio e altre borse ancora sopra il tetto dell’auto, sembravamo profughi in un viaggio alla rovescia. Da Nord a Sud. I miei libri di scuola buttati nello zainetto e tirati fuori solo la prima settimana di settembre.

Quando si ha sedici anni sembra di buttare via la vita dietro alle imposizioni dei genitori. Solo molti anni dopo capisci che la vita l’hai buttata via stando vicino ad un uomo sbagliato.

Quella volta per me Posillipo era il luogo delle occasioni perse, del tempo sprecato. Io volevo rimanere a casa mia e vedere le mie amiche, e neanche quel mare blu e quel cielo senza nuvole in quelle estati che duravano davvero tre mesi mi rendevano felice.

Posillipo era un’imposizione, una costrizione, una scelta non mia.

I nonni portavano me, mia sorella e mio fratello allo stabilimento Sirena. Un molo di legno con tante brandine piene di gente. L’unico divertimento era tuffarsi da un piccolo trampolino alla fine del molo ma la nonna aveva paura ci facessimo male. Mia sorella era piccola ed accettava tutto quello le veniva detto, mio fratello era più grande ed aveva più libertà. Io ero l’unica che soffriva, almeno così pensavo in quel lontano 1991.

Ricordo ancora quelle case che arrivavano quasi al mare. Se ci penso adesso assomigliava ad una di quelle foto che pubblicano su quei giornali che trovi a bordo degli aerei, nel piccolo portaoggetti del sedile davanti al tuo, assieme alle istruzioni per evacuare l’aereo se sei rimasto vivo ad un attacco terroristico. E vicino al sacchetto per vomitare.

La gente in acqua, tutti felici come lo si è d’estate. Perché d’inverno si è un po’ più tristi. Almeno io lo sono. Ricordo i balconi con i fiori, i profumi, il chiosco dei gelati. Solo adesso ripensandoci ho nostalgia.

Non ho mai apprezzato quel posto, come non si apprezzano le cose che ti capitano e non ti sei scelto. Come non si apprezzano le cose che non hai ancora perso. Solo adesso ho nostalgia.

Da molti anni non ci torno più. L’ultima immagine di quei luoghi è il funerale di mia nonna. Da quel giorno su Posillopo è calata una nebbia fitta. È finita l’estate per sempre. Nessuno di noi c’è mai più tornato.

Solo ora ho capito che devo rivedere quel luogo. Ci tornerò in novembre, quando anche quel pezzo di costa diventa malinconico, così i miei ricordo sembreranno più colorati, più caldi, più vivi e più vicini. E avrò di nuovo sedici anni.

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