IL TEMPERAMATITE 3  incontro n.9

IL TEMPERAMATITE 3 incontro n.9

 

 SOGNO

 di Claudia Solazzi

Nella notte stellata, ma senza luna, la carrozza corre tagliando l’aria fredda dell’inverno. Ogni tanto i cristalli di ghiaccio ai bordi della strada sfavillano come per strizzare l’occhio alla donna sul sedile di velluto blu, notte, come quella notte.

L’acconciatura di capelli candidi come la neve, che a quest’ora non si vede ma che si assapora attraverso la pelle, si innalza sul suo capo come una fontana di ricci che sembrano essere ribelli ma che invece sono stati sapientemente sistemati da mani esperte per mettere in risalto i diamanti che si nascondono tra le ciocche.

Il volto dalla carnagione pallida, accentuata dalla cipria bianchissima, sulla quale risaltano un puntino nero e due labbra rosse come il cuore che disegnano.

La collana di perle bianche si allunga mollemente nella piega del seno che è messo in risalto dal pizzo che spunta dal corpetto di broccato rosso.

Sfreccia la carrozza, nell’aria calda di note romantiche che gli occhi sognanti della donna ascoltano con una preghiera nell’anima e nella mente.

Laggiù si intravedono le luci del castello.

Laggiù il sogno si potrà avverare.

Il desiderio troverà pace nella luce calda delle candele, nelle melodie che accompagnano i passi delle danze, che come quelle tribali, saranno propiziatrici di una vita migliore.

Davanti al maestoso cancello in ferro battuto, i cui ghirigori sembrano ballare al ritmo delle fiamme delle fiaccole che li contornano, la donna guarda indietro cercando di credere che alla vita di prima non tornerà mai più.

Un piedino, poi l’altro, le calze bianche di cotone si vedono spuntare dalle scarpette rosse dello stesso tessuto del vestito.

Un servitore in livrea l’aiuta a scendere posizionando un piccolo sgabello sotto i suoi piedi.

Il pizzo del vestito comincia ad uscire dalla porticina stretta dell’abitacolo. Poi sempre più stoffa e finalmente il suo viso si rialza da quella posizione scomoda che ha dovuto assumere per far uscire tutti quei capelli dallo stretto pertugio.

Un lungo corridoio dove i passi si smaterializzano ed in un baleno eccola al centro del salone dove migliaia di fiammelle traballanti si specchiano nei cristalli dei lampadari.

Lui è lì, in fondo al salone, ma la distanza si annulla nei suoi occhi, sta aspettando lei!

L’emozione di quel momento se la ricorderà per tutta la vita!

L’emozione che in questo momento le sta giocando un brutto scherzo!

L’emozione che le fa cercare con gli occhi la toilette!

Si avvia velocemente attraverso la folla di persone che la ostacolano, che la salutano, che la fermano.

Quei piedi che prima volavano, adesso sono diventati di piombo, non arriveranno mai.

Finalmente, una gonna, la sottogonna, ma è solo la prima, ce ne sono altre 4, i mutandoni orlati di pizzi e fiocchetti.

Finalmente può liberare tutta quell’emozione che tiene dentro da ore e …

Eh no! Stavolta me lo ricordo!

Questo è solo un sogno!

Sarà meglio che mi alzi, altrimenti sono guai!

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 UN SOGNO

  di Barbara Milazzi

 

 

 

 

Quella mattina, l’ufficio mi sembrava più buio del solito. Le stanze ed i corridoi erano molto larghi e lunghi (che fossi diventata uno gnomo?).

Percorro il lungo corridoio che porta alla mia stanza guardando a destra e a sinistra dentro le varie stanze affollate di colleghi. Sempre le solite facce…

C’è tanto movimento quest’oggi. Ci sarà una riunione da qualche parte” penso. Entro nella stanza dove un collega mi chiama con grandi cenni.

Ma cosa tambasca questo?” Mi chiedo ascoltandolo senza molto entusiasmo. Gli rispondo e finalmente posso uscire. Prendo una sedia con le rotelle e la lascio scivolare davanti a me. La sedia è rossa, senza braccioli e senza schienale (come fai a spostarla?, mi chiederete. Eppure ci riesco).

Saluto alcuni utenti che entrano nella sala riunioni… so che dovrei andarci anch’io ma non lo faccio. Posteggio la sedia in una stanza vuota ed esco.

Sono finalmente in Viale (XX Settembre). È una giornata bigia. Ho raggiunto Sandro che mi aspetta. Passeggiamo tranquillamente e ci fermiamo davanti al teatro, seminascosti da un grosso albero.

Speriamo non tardi” penso tra me “è presto, deve essere ancora a casa”.

Un bel gruppetto di ciclisti si ferma dall’altra parte dell’albero e Sandro si sposta per andare a vedere che biciclette hanno (al solito!).

Che invidia… vorrei mollare il lavoro e andare con loro! Sandro inizia a parlare con un ragazzo. Il gruppetto sta andando a fare un giro in Carso.

Plana al mio fianco Mirella, richiudendo le bianche ali.

Ma non ha freddo?” mi chiedo costatando che è nuda. Sopraggiunge Marco che stende una larga ala sulla spalla di Mirella. “Come fanno non so” penso.

All’improvviso Mirella esclama: “Eccoli! Sono arrivati”. Mi volto verso il portone e vedo una coppia distesa a terra nell’atrio del teatro. I volti esangui.

Sono i miei suoceri” dice Mirella entrando e passando avanti come se niente fosse.

Dormono o sono morti?” mi chiedo guardandoli. Procedo verso la scala. Sandro mi chiama. C’è tanta gente che scende le scale e mi spintona mentre cerco di raggiungerlo. Finalmente arrivo e mi trovo davanti al palcoscenico. Devo cantare. “Non se ne parla minimamente” penso tra me e me.

Dai, canta” mi incita Sandro. La sala è colma di gente seduta che mi guarda. Sono intimidita. Mirella plana al mio fianco e mi porge il microfono. Apro la bocca ma non esce nessun suono… non ce la farò mai! Panico!

Driiiiiiiin driiiiiin driiiiiiin

Apro gli occhi e allungo la mano. Le 6.30. Era solo un sogno… È ora di andare al lavoro! 

 

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