IL TEMPERAMATITE   incontro n.8

IL TEMPERAMATITE incontro n.8

6 marzo 2012

1. elenco di oggetti in relazione narrativa

2. il feticcio sessuale

 

 

 

 

 

 

Sognando “Enrico Bricco”

 

  • Una pentola di ghisa nera, che resista al fuoco diretto della legna
  • Due i sassi di fiume, colore grigio piombo, che si mettono sul fondo della stessa
  • Tre i rami d’abete rosso delle alpi austriache, che donano vivacità ed aroma al fuoco
  • Quattro i minuti che devono passare per cucinare il composto
  • Cinque i giri di mestolo fatto di corniolo colto durante una notte di luna piena
  • Sei le scottature sulla mano causa la pozione schizzata dappertutto
  • Sette le volte che il telefono ha squillato prima che lo raggiungessi
  • Otto le falcate che sono state necessarie per ritornare in cucina in tutta fretta
  • Nove le imprecazioni che sono sgorgate dal profondo del cuore nel vedere la pentola fusa sul pavimento
  • Dieci le scope che si sono consumate per ripulire tutto
  • ZERO ! Il voto che ho ricevuto dalla scuola di magia per corrispondenza

Denisio T.

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Chi non lavora non fa l’amore !!!

 

La carriera, lo straordinario, il potere sugli altri.
Il posto di lavoro è il letto dove si consumano quotidianamente le orgie più depravate, si indossano maschere e si gettano via delle maschere. L’ebbrezza di essere vincente, con idee vincenti e sentirsi dire che sei un numero uno, cioè tutto quello che ognuno desidera che gli si dicesse dopo una folle notte di fuoco con il proprio partner. Una sensazione da sultano nel proprio harem. Una sensazione che dura molto più a lungo della sveltina di rito dopo la giornata da vincente.  Chi, purtroppo, è meno vincente si comporta come i ragazzotti che da lontano, in modo quasi furtivo, osservano smaniosi le riviste pornografiche messe in bella mostra nelle edicole. Sognano. Sognano rapporti mitici, come Battiato, con prostitute libiche.
Costa un soldo!
Si!! Domani mi sveglio prima, faccio lo straordinario !! Spendo il soldo e compro un sogno, compro la felicità effimera di un sordido gioco di specchi.
Come una tenutaria esperta e maliziosa il direttore generale esibisce e presenta tutte le sue belle : Quality Manager, Export Manager, Area Manager, Blabla Manager oppure semplicemente vice capo magazziniere e perché no?  Anche assistente agli imballi. Qui in questo casino ne abbiamo per tutti i gusti e possibilità.
Guardando questo stereoscopico gioco di specchi convessi e concavi si perde l’orizzonte. Si perde il senso delle cose, poi ci si stufa delle orgie, ci si sente stanchi si ha bisogno di riposo per riodinare le idee ed i valori.
Si scende!
Eh no! La prostituta libica serra le gambe e ti trattiene. Un altro giro dolcezza e un altro poi ancora, fino all’esaurimento, fino a prosciugarti, renderti vuoto. E così, senza accorgerti ti dissolvi come polvere al vento. Non ti rimane il tempo o la forza o addirittura la voglia di accorgerti come si è sprecato il proprio tempo, che come dice Battiato, non ritornerà più.

Denisio T.

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Desktop story

  –> file RAGNO, che contiene il monologo interiore di un predatore, seccato perchè la vittima non ha una vera anima sacrificale e pretende una condivisione alla pari, “naturale” della morte, e di questo il predatore si indigna    perchè non si è mai vista una cosa simile
–>files BIANCANEVE, PINI, LUGLIO, che consentono  di avere una panoramica da tre diversi punti di vista dell’evento sincrono di mare, luglio, costume intero nero, bikini marrone, brandina blu, uomo, donna, donna, un triangolo scottante
–>file BUONA, la storia di un assistente sociale che esplora i limiti del lecito, ma incappa nella sua anima primitiva che vuole la sua parte
–>file DIALOGO che contiene un confronto aperto tra due personaggi, LaCreme, tubetto, e  AutreOeil, metafora, che alla vigilia della partenza del Bel Marinaio, esprimono due punti di vista opposti, sentimentale e razionale, sulla separazione, e ribaltano i luoghi comuni sui due oggetti , rivelando la loro anima segreta e paradossale,
–>file RAME che contiene il monologo interiore di una visitatrice che, nell’atto di osservare a distanza ravvicinata soffici riccioli ramati pelvici, riconosce un’ affettuosa consonanza con essi, ma non con il resto del corpo a cui quei riccioli appartengono, e si esprime sulla necessità di restare nella prospettiva delle piccole cose, anzi dell’infinitamente piccolo.

otilia

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La cosa

 

Bianco. Candido. Fresco. Contro il palato si scioglie, perde corpo, si disgrega in una morbidezza pastosa. Fermarla sulla lingua, prima di buttarla giù, un momento. E soave appena, il primo contatto sulle labbra un po’ dischiuse, perchè passa piano, e cambia stato nella bocca, al calore, apre al gusto. Una cosa semplice e bianca, tornita nella consistenza, unica, che scompare giù, accarezzando la gola, nell’insinuarsi ancora un poco, prima di andare. La cosa bianca e semplice, con il suo bianco e il suo semplice, trae all’inganno perchè averla tutta fino in fondo, il peso si sente proprio al fondo.

otilia

 

 

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Elenco

 

L’uomo, di spalle, possente, muscoloso, intruso pagante, minaccioso, egoista, di passaggio. I capelli corvini dalle pennellate nervose, infastidite, condannanti che si trasformano in un grosso corvo maligno e inquietante.

La donna, magra, esasperata, dal rossetto sbavato, trascurata, dalla vita venuta male e la minigonna troppo corta, le calze a rete bucate che evidenziano maggiormente le gambe storte e le scarpe antiche, povere, incurvate dalle gambe storte e impolverate, che hanno visto troppo e che non hanno dimenticato niente.

Il tappetino sonoro sotto ai loro piedi – Ben-venuto – 10 mila lire.
Il quadro, appeso nella stanza dalle pareti bianche, interpretativo, crudo, essenziale, di parte, che evidenzia l’aspetto più insondabile e che tace uno strano, diverso, incomprensibile grande amore.

 G.D.

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Tentativo n.1 (oggetto astratto: un’idea)

 

L’avevo rincorsa per anni, non c’era stato posto per niente altro dentro di me; mi appariva all’improvviso seducendomi, poi si dileguava e svaniva con la stessa velocità, lasciandomi stanco e svuotato.
Al suo nuovo apparire mi sentivo eccitato, fremente, smanioso all’idea di poterla, finalmente, sfiorare. Ora ce l’avevo fatta: era mia! Al solo pensiero mi sembrava di aver vissuto solo per quello, per lei, e adesso mi sentivo un superuomo; oramai potevo anche morire.
Era là. L’avevo chiusa in casa per paura che se ne andasse ancora una volta. L’avevo bloccata, imprigionata: era mia!
Quella mattina non riuscivo a concentrarmi, sentivo una piacevole sensazione di calore salirmi lungo le gambe ed arrivarmi fin dentro lo stomaco. Avevo la fronte imperlata, la testa mi pulsava; avevo persino balbettato a lezione. Ma ero felice, emozionato, impaziente, effervescente. Era mia!
Arrivato a casa mi son lasciato andare, godendomi ed assaporando la mia eccitazione e quel momento atteso da sempre. Alla smania del possesso ora avevo aggiunto la pace del compimento. Era mia!

 

Tentativo n.2 (oggetto concreto)

 

Masturbarmi? Non mi era mai piaciuto poi così tanto. Sì, l’avevo fatto, a volte, soprattutto nei periodi in cui ero senza compagni o nelle fasi ormonali del ciclo più intense, quelle durante le quali sentivo quel desiderio nascere così, anche senza alcun stimolo esterno, desiderio che sembrava non voler quietarsi, che pretendeva di essere ascoltato, soddisfatto. Allora sì, facevo scivolare la mia mano dentro le mutandine ma nessuna delle mie attenzioni sembrava essere in sintonia con quella voce che chiedeva qualcosa che io non riuscivo a capire. Anche la mia mente cercava in tutti i modi di venirmi in aiuto con pensieri ed immagini di ogni tipo che mi si presentavano davanti: scene di seduzione, attimi intensi vissuti, sensazioni provate o immaginate; dolci carezze amate e crude pressioni di film estremi. Non c’era niente che io potessi fare per raggiungere l’orgasmo. Ero eccitata sì ma non riuscivo a trovare pace. Così avevo quasi abbandonato anche quei pochi momenti di solitaria intimità finché…Casualmente una sera, riordinando dei vecchi cassetti, ritrovai una maglia che non indossavo più da anni. Non appena la sfiorai, riprovai quella sensazione di piacere che mi aveva sempre dato: era morbida ma di una morbidezza particolare che mi faceva venir voglia di stringerla, pizzicarla, raggomitolarla per poi riallungarla. D’impulso mi spogliai ed indossai solo lei. Non l’avevo mai indossata da sola, senza reggiseno, senza mutandine: era un’esperienza nuova, quella. All’improvviso quella voce si fece sentire, forte: ero eccitata come se quella morbida stoffa si fosse trasformata in mani esperte, in un sussurro che mi percorreva la schiena, in un odore inebriante che mi stava pervadendo. Tutto era un chiaro segnale riconoscibile seppure assolutamente nuovo. Mi distesi sul letto ed appoggiai con più forza, con più decisione la stoffa là, dove la voce era ormai quasi un grido. Sentii che stava arrivando come un’onda calda che mi stava trascinando via, lontano e rimasi ad attenderla, proseguendo ad accarezzare quella morbidezza ora più velocemente. Lei, la maglia, sembrava capire la voce e indirizzare, dirigere la mia mano, i movimenti, l’intensità, il ritmo. Sentii che stava arrivando, le gambe tremanti e negli occhi nessuna immagine. Ed arrivò: la voce si trasformò in canto.

Dopo il primo momento di pace assoluta, di estasi, provai vergogna e mi sentii ridicola; pensai fosse stato un caso, un momento di particolare desiderio, e staccai lei, da ciò che era accaduto non attribuendole un valore assoluto: lei non poteva esser stata la causa di quel effetto. Semplicemente io avevo fatto qualcosa di diverso dal solito e io avevo raggiunto, finalmente, l’orgasmo da sola. Ma non era vero; seppure con la voglia di toccarmi, non arrivai a provare quella stessa intensità la volta successiva. Con un senso di rabbia e frustrazione, mi alzai dal letto e mi avvolsi di nuovo di lei e lei mi ripagò dandomi ciò che stavo cercando.

Adesso è diventata la mia compagna o forse amica intima è più corretto, nel nostro caso: dolce, sensuale,accogliente, calda, morbida, avvolgente, profumata, paziente; dorme accanto a me, sotto al cuscino a fianco al mio. Non la cerco, facendo scivolare una mano sotto a quel guanciale, solo quando quella voce si fa sentire, ma, a volte, anche solo per sfiorarla, per apprezzare quel senso di calore che mi procura. Mi rassicura sapere che è là. Non servono parole, lei conosce i miei segreti e li custodisce. Lei è là, mi aspetta e accetta i periodi di abbandono, di solitudine. Io ormai ho accettato l’idea che è il mio insostituibile oggetto sessuale, il mio prolungamento, niente di più. Ma niente di meno.

Tentativo n.3 (oggetto concreto)

 

 Mmmh…dio, com’è bella! Rossa, sinuosa, seducente, alta, un po’ scollata ma non volgare, alla moda…proprio come piace a me. E’ il tipo che adoro, che mi prende subito, che mi fa uscire di testa. Solo a guardarla così, di sottecchi, mi sento eccitato. Figuriamoci se…Penso che potrei raggiungere un orgasmo in pochi minuti. Però, mica posso presentarmi con questo sguardo voluttuoso negli occhi, lo capirebbe subito a cosa sto pensando e non si può, non sta bene! Però, che palle quei convenevoli del corteggiamento! Ma che corteggiamento e corteggiamento; io la voglio toccare, annusare, leccare e tutte quelle effusioni dal sapore affettuoso non c’entrano niente anzi, mi distraggono, mi tolgono il sapore piccante, offuscano e sbiadiscono le mie immagini, rovinano le mie fantasie dando loro un’altra connotazione. Però, non posso proprio andare al tavolino dove sta seduta in compagnia delle amiche e chiederle “Scusa, mi potresti prestare il tuo piede per una sera?”. No, non c’è soluzione: dovrò sorbirmi un’altra serata stressante e fingere un interesse che non provo pur di arrivare a lei. E’ una maledizione!Io non sono affatto attratto da certe donne – non dalle donne in assoluto, sia chiaro! – non ho nessuna voglia di intrattenere conversazioni né desidero sapere come trascorrono il loro tempo; alcune mi annoiano ma soprattutto…mi distraggono. Ma perché devo prendermi e sopportare anche la legittima proprietaria, tutto il pacchetto completo? E’ una maledizione. Io voglio solo lei, la scarpa! E’ da anni che vivo questo dramma; quando ho scoperto di avere questa irrefrenabile attrazione, questa passione che scatena in me un’eccitazione, una pulsione selvaggia, me ne son comperate 2 paia: le decoltè nere con il tacco striato e i sandali con la stringa di brillantini che avvolge la caviglia come un serpente che striscia ed avvolge la sua preda. Mi ero fatto coraggio e, recitando la parte del fidanzato premuroso che voleva sorprendere la sua bella con un regalo d’effetto, avevo chiesto alla commessa di indossarle solo per poter farmi un’idea del risultato. E, ovviamente, per solidarietà femminile lei mi aveva accontentato. Le avevo scelte accuratamente,dando ascolto ai fremiti che mi provenivano dallo stomaco. Una volta a casa, però… niente: erano solamente dei bei oggetti inanimati che non suscitavano in me nemmeno l’ombra di una qualche eccitazione. Ma come? Dov’erano spariti quei brividi che avevo provato nel negozio? Tolte dalle scatole non mi veniva nemmeno voglia di sfiorarle, di passare le dita sul tacco, di accarezzarle, di infilarci il naso godendomi quella sensazione e gli effetti che producevano sul mio corpo. Nemmeno provando ad imbottire un paio di calze e ad infilarle dentro ottenni di più: nessuna smania, nessuna attrazione, nessun eccitamento! Avevo proprio bisogno di un piede, di una gamba…di una donna! Che maledizione! Le prime volte, dopo la scoperta, pensavo non sarebbe stato difficile trovarne qualcuna che si lasciasse coinvolgere, in fondo, cosa le sarebbe costato stare là seduta, sul mio divano anche guardando un film, mentre io mi lasciavo andare; magari le mie parole eccitate, le mie carezze, la mia lingua avrebbero potuto eccitare pure lei o, se non altro, non le avrei dato un gran fastidio visto che non era costretta a partecipare né, tanto meno, ad aiutarmi: bastava solamente che mi prestasse il suo piede, per il resto…ero autonomo. Non fu così. Una volta a casa ed esplicitata la mia richiesta, il mio bisogno, tutte là a sentenziare: maniaco, perverso, insensibile, donna oggetto, machiticredidiessere, egoista…e bla bla bla continuando la serie di improperi fino ad arrivare alla porta che, puntualmente, mi sbattevano violentemente in faccia portandosi via tacchi stratosferici, sandali argentei e zeppe dorate. Eppure non riuscivo a resistere: il mio sguardo si posava spesso e volentieri su qualche tipo particolare che attirava la mia attenzione e da là, non c’era verso, non riuscivo a trattenere il mio desiderio. E così ho imparato che il finto interesse, una cena, qualche complimento aprivano porte che la sincerità non apriva e che, una volta a casa, bastava fingermi un abile ed esperto preliminarista che si dedicava prima di tutto all’altra, a carezze e massaggi periferici per arrivare, con calma, al nocciolo della questione. Ah! Finalmente potevo assaporarmele appieno: quel profumo di pelle selvaggia, quella morbidezza sensuale che finiva nel tacco sodo e deciso; e potevo godermi appieno le mie reazioni fisiche: chiudevo gli occhi e mi lasciavo trasportare in un’altra dimensione fatta di odori e di sapori che solo a quel modo riuscivo a vivermi. “Ma come, sei già…? Hai già….?” Di scuse per il dopo ne ho una scorta considerevole e poi è improbabile che si verifichi, per me, la possibilità di uscire due volte con la stessa scarpa!

 

 G.D.

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Il cuscino

 

Il cuscino bianco è lì, adagiato sul divano azzurro, illuminato dal sole. Sembra una nuvola nel cielo.
Mi viene subito voglia di distendermi sul divano per poter appoggiare la guancia sul cuscino. Lo penso e lo faccio. Com’è morbido! Che profumo! Ma cos’è questo profumo delicatissimo? E’ un odore che mi ricorda qualcosa relativa all’infanzia. E’ un odore che viene da lontanissimo ma non riesco a definirlo… E’ profumo di tenerezza, di accoglienza…E’ l’odore del prato in cui giocavo da bambina assaporando pietruzze, terra e foglioline d’erba, è il profumo che avevano le lenzuola in cui mi addormentavo da neonata!
Il cuscino mi accoglie, ci affondo la faccia e sembra abbracciarmi.
Mi sembra di stare sul seno della Grande Madre. Chiudo gli occhi e mi abbandono. Da questo abbraccio trovo la forza per conquistare il mondo raccolto dentro il resto della mia giornata.

Angela Siciliano

 

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Scorie di un amore ottuso

L’anello di Damiani che le aveva regalato come primo regalo una mattina di autunno; gli orecchini di diamanti che le aveva regalato poco dopo; l’orologio d’oro con il conturino di pelle che le aveva regalato sapendo che lei da tempo si era liberata da quella che chiamava la schiavitù del minuto; l’anello di Bulgari, tripla fascia in oro rosa, prezioso collare ortopedico per le dita, che le aveva regalato per il suo 40° compleanno; il braccciale di Cartier della collezione “Charity love – limited edition” un anellino d’oro  imbrigliato con due nodi scorsoi in un sottile cordino di seta bianca, che le aveva regalato il giorno del solstizio d’estate (la prima morbida manetta); la collana di corallo sardo che le aveva regalato quando era tornata dalla vacanza in Sardegna; il bracciale di Hermes in cuoio con fibbia in acciaio che le aveva regalato un qualsiasi lunedì di maggio (seconda manetta, un po’ meno morbida della prima); gli orecchini pendenti con le murrine antiche che le avevo regalato per quello che lui definiva il loro primo anniversario; l’anello di Bulgari a fascione unico, in acciaio ed oro giallo, rivisitazione di un modello anni ’60, che le aveva regalato in occasione di San Valentino, pur sapendo che lei non lo amava più; il bracciale di Cartier della collezione Love classica, con tanto di vite e cacciavite d’oro, (la manetta rigida, quella preziosa ed unica, numerata ed assicurata, dedicata a lei con dedica registrata presso la casa madre); tutte cose che aveva regalato a lei, che odiava da sempre i gioielli e non li indossava mai.

Carabanto

 

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