IL TEMPERAMATITE   incontro n.7

IL TEMPERAMATITE incontro n.7

28 febbraio 2012

costruzione di un monologo interiore

 

 

 Monologo interiore

 

“Uff! Queste borse della spesa mi sembrano più pesanti del solito. Non ricordo nemmeno di preciso cos’ho comprato. Ah sì, ecco: pane, una bottiglia di vino, due etti di prosciutto…e questa passata di pomodoro, si userà così come sta o dovrò prima cucinarla? Da quando Laura se n’è andata non ho mai chiamato nessuno qui a casa. Chissà perché gli inviti sono una prerogativa delle donne! Lei sì, lei organizzava, chiamava gli amici per una serata di canasta, per vedere le foto delle vacanze di Anna e Marco o anche così, senza motivo. Mi diceva tutto a cose già fatte. E poi, quando gli ospiti si erano accomodati, portava in tavola vassoi di stuzzichini e torte salate. Non mi è mai passato per la testa di chiederle come si preparano, cosa ci mettesse dentro, quasi come se fossi un ospite io stesso; non ho mai pensato che, un giorno, quei dettagli avrebbero potuto essermi utili. E se lo avessi fatto, a quest’ora non mi troverei così in crisi.
Le poche volte che quell’idea mi aveva sfiorato, non so perché, mi ero convinto che sarebbe stata lei a trovarsi da sola e che, in fondo, se la sarebbe cavata anche bene senza di me. Sì, il senso di solitudine sì, quello però è di tutti. Ma per tutto il resto…lei c’era abituata. Io, invece, oltre a quello, ho toccato il vuoto con le dita, lo smarrimento nella quotidianità. Mi ci son voluti dei mesi prima di capire cosa dovevo fare, cosa stavo facendo in questa casa da solo; mi ci sono aggirato come se non fosse mia, aprendo gli armadi e i cassetti senza aver coraggio di toccare niente, tanto per guardare o cercando chissà cosa. Ma poi, che stupido: quei movimenti li avevo ripetuti mille volte: gli asciugamani nell’armadietto del bagno, i maglioni nella cassettiera della stanza, mica non lo sapevo! Per fortuna Laura aveva lasciato sempre ogni cosa nello stesso posto, non era una maniaca dei cambiamenti. Eppure mi sembrava tutto nuovo, avevo paura di non saper trovare le cose, di non saper cosa indossare il mattino. Penso se ne siano accorti tutti; Elisa mi ha chiesto persino se desideravo che venisse a stare con me per un po’. Che idea! Come potevo chiedere a mia figlia di lasciare la sua famiglia e poi, per cosa? Come avrei potuto spiegarle che io so dove sono le cose, che so come si fanno, ma non riesco a farle? Quella cosa che dicono sul tempo, però è una grande verità, ma…questa passata di pomodoro, si userà così o devo prima cucinarla?

 

G.D.

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 Dormio ergo non sum

 

Se fingo di dormire non devo occuparmene. Perché se non sono cosciente è come se non ci fossi. E se non ci sono, come faccio ad occuparmene?
Non fa una piega. E’ logico. E’ razionale. E’ vero.
Quindi sto immobile, controllo il respiro e dormo.
O faccio finta, tanto è uguale. Qualcosa succederà. Qualcosa succede sempre.
IO non ci sono. Facciamo che IO non ci sono.
Se dormo io, poi, dorme anche la mia coscienza. Quindi non devo nemmeno sentirmi in obbligo di sentirmi in colpa.
Va così.
Lei non si è sentita in obbligo di sentirsi in colpa per non aver partecipato al mio stress per la nascita di lui.
Aveva fame, lei, dopo la nascita di lui. Mangiava, lei, dopo la nascita di lui. Si è concentrata su quello che aveva nel piatto, lei, dopo la nascita di lui.
Era come se io non ci fossi, io, dopo la nascita di lui. 

Ed io dormo e non ci sono. Ora.

  • Hey……………. Hey……..

 

  • Mmmmmm
  • E’ la quarta volta…………
  • Mmmmmm (se mugulo ancora una volta è come se ci fossi. Devo smetterla)
  • Piange………. e se qualcuno non fa qualcosa piango anch’io…….
  • …………………………………………………………………………..

Si è alzata. Ora si che posso dormire per davvero.

 

 Carabanto

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Il dilemma del monologo interiore

 

“Bene! E adesso scriverete un monologo interiore, i maschi lo faranno al femminile, e viceversa. Su avanti, cominciate.”
Silenzio e bisbigli in fondo al tavolo.
“Zeta, tu cosa scrivi?”
“Che posso dirti, Ypsilon,  è parzialmente nelle mie corde fare monologhi, specie interiori.”
“Tutto ciò che comincia per interior-, mi rimescola dentro, quindi farò un monologo un po’ esteriore. Pensi che Lui si arrabbi se faccio così?”
“Diciamo che un monologo interiore a un certo punto si vede fuori, per il fatto stesso che qualcuno lo legga, è come un bulbo pilifero da cui spunta una piumetta di pelo. Adesso lasciami fare il compito, però.”
“Acca, tu cosa scrivi?”
“Sssss, non farmi perdere la concentrazione. Faccio il padre.”
“Eterno o carnale?”
“Eterno, ovvio, non abbiamo il permesso di fare roba osè. E tu?”
“Sono in panne. Ho un groppo. Non mi viene.”
“Basta che cominci, scrivi una parola, qualsiasi. E’ un metodo sicuro, l’hanno fatto i surrealisti, lo puoi fare anche tu.”
“Ho la colla alle parole oggi. Mi viene “menzogna”. Ma ti pare possibile cominciare con  “l’uomo è avvezzo alla menzogna”? impossibile.”
“Ma tu fai l’uomo o la donna?”
“Anche qui sono in difficoltà. No,  perchè, la mia percentuale femminile va a giorni alterni.”
“E oggi come va?”
“Lascia perdere. Non riesco nemmeno a cominciare. Guarda gli altri, tutti fanno bz bz col pennino.”
“Appunto,  lasciami scrivere.”
“Ma insomma siete delle macchine! Ehi, pss pss… Kappa…pss”
“Eh che c’è? Ma che fai, non scrivi?”
“Sono senza pile. Mi aiuti ? Non so come andare avanti.”
“Fammi vedere…. uhm “l’uomo è avvezzo alla menzogna”, è un inizio promettente.”
“Sì lo so, ma è la parola “menzogna” che non suona bene, non credi ci siano troppe zeta nell’incipit?”
“No, ma piuttosto, se posso, guarda che non è interiore,  è in terza persona, hai sbagliato. E Lui non perdona questi errori, sai cosa ti fa fare se ti becca in flagrante.”
“Sì lo so, ma ho pensato che il protagonista dice a se stesso questa frase, davanti allo specchio del bagno, una mattina, dopo essersi rasato, pettinato, guardando le rughe d’espressione sulla fronte e attorno agli occhi, e aver notato che sono di più della sera prima, perchè nelle 24 ore precedenti ha mentito come un gorilla alla sua compagna, e deve ammettere con se stesso almeno di essere un mentitore, mentre neanche col mitra puntato alla testa confesserebbe a colei. Che ne pensi?”
“E’ interessante, credo tu abbia colto bene la dinamica del pensiero maschile.”
“Insomma ti piace? Continuo?”
“Sicuro, ma sta attento, è un pantano parlare delle bugie maschili.”
“Grazie, adesso ho più fiducia, provo.”
“Ehi la piantate di disturbare! Qua si lavora!”
“Scusa, Wudoppia, è che sono in difficoltà. Vuoi che ti leggo l’inizio?”
“No.”
“Allora ti leggo l’idea che sottintende il mio inizio?”
“No.”
“Ma che ti ho fatto, scusa, perchè sei così tranciante?”
“Mi disturbi. Ho da fare.”
“Va be’, scusa. Non volevo interferire col tuo esercizio di monologo. Cosa hai scelto?
“Il padre.”
“Pure tu.”
“In che senso, scusa? “
“Niente, anche Acca fa lo stesso. Io faccio la menzogna.”
“Ma non è femminile?”
“Sì e no, anzi, dal mio punto di vista…
“Ma tu non devi fare il monologo maschile?”
“E’ quello che vorrei fare, ma sono in stallo. Tu cosa mi suggerisci di fare?”
“Se parli della menzogna, lo devi fare femminile,  è evidente.”
“In che senso? Io vorrei parlare del mentire maschile. Ma  la tua osservazione lessicale mi aiuta.”
“Ecco, continua.”
“Mi si appallottola la biro non appena tocco il quaderno, ti è mai capitato?.”
“…..”
“Non ho capito bene.”
“……..”
“Ho capito. Psss…psss Ics a che punto sei?”
“Ho quasi finito.”
“Vedo,  vai sempre come una saetta. Posso chiederti un consiglio?”
“Fa pure, intanto io continuo, ti ascolto.”
“Sono a corto, sono asciutto come un kalahari, e così ho pensato di seguire uno dei suggerimenti che Lui ci ha dato.”
“Lui dà sempre ottimi spunti.”
“Lui dice che si può cominciare da una cosa banale, anzi banalissima ha detto.”
“Ricordo. Lui ci esorta in modo costante a flusso continuo. Dimmi.”
“Come ti sembra la frase:“Mento sapendo di mentire”?
“Non abbiamo ancora affrontato questo tema.”
“Lo so, ma a orecchio?”
“Lui non ci ha parlato mai di questo.”
“Ma al di là, a te come suona?”
“Vuoi la verità?”
“Sì, ti prego.”
“Farebbe schifo a un maiale.”
“Grazie.”
“Scusa, ma devo concentrarmi sulla frase finale, che vorrei fare in levare, anzichè in discendere.”
“Accipicchia Ics, lavori di fino! Beato te, io ho fatto tre righe, di cui una fa schifo.”
“E’ normale. Scrivendo la morchia viene fuori sempre, soprattutto all’inizio.”
“Me lo ha già detto Ypsilon, è come il bulbo pilifero.”
“Esattamente. Non scoraggiarti. Vai avanti, lo stesso, metti tutto, anche  “mento sapendo di mentire”.
“Grazie dell’incoraggiamento. Sai cos’è? E’ la menzogna, la fiducia originaria, Giuda, l’Eden, il tradimento, capisci, le bugie maschili sono troppo dense. Non mi ci raccapeccio.”
“Raccapezzo vuoi dire.”
“Sì, appunto. E’ un argomento che mi sovrasta. Era meglio che facevo il padre.”
“Ma no! Non fare così, ognuno ha le sue specialità.”
“Non so. Ecco, il tempo è scaduto e io ho scritto tre righe. Lui mi punirà, lo sento.”
“Lui è giusto, accetta la sua volontà.”
“Ma tu sai bene  quale è la punizione.”
“E allora? Credimi,  non è nulla in confronto all’estrazione di un molare.”
“Consolante. Meglio il letto di Procuste, che lo stivaletto lessicale!”
“Ma dura un attimo! E poi via, andiamo a berci qualcosa al baretto all’angolo, ti va?”
“Ho paura. Sono molto sensibile al lessico. Non resisterò.”
“Sciocchezze. La prossima volta scriverai più svelto, sciolto e disinvolto.”
“Adesso tocca a me. Addio.”
“Uhm…adesso sentiamo cosa ha scritto Yota …… su leggi…….leggi su ….. avanti…… leggi ….”

 otilia

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Matematica-Mon Amour

 

Ore 08.17
Semaforo rosso in via Mecenate. Potrebbe essere il titolo di una canzone di Battisti-Mogol, invece è una triste realtà. Unicamente tredici minuti mi separano dall’ennesimo ritardo in ufficio con annessa tiratina d’orecchie del Sig. Guidi, oggi proprio non mi va di sentirlo, con quella sua erre  moscia che mi da sui nervi  – Signovina Gvevovetti anche questa mattina in vitavdo, non ci siamo mica. –  Lo odio e lui odia me  per le troppe erre nel mio cognome.
Ripercorro i gesti fatti queste mattina per individuare dove ho mancato, quale operazione mi ha preso troppo tempo. Come la moviola del box Ferrari ricapitolo tempi d’esecuzione. Colazione, scelta d’abito, doccia, sms a Marco,  eh si ieri è stato proprio bello assieme, sarebbe stato più carino chiamarlo e sentire la sua voce vestita di un sonno profondo; beato lui va al lavoro dopo le 11.00. Poi ho scelto di mandare il messaggino.  Dramma esistenziale se dare la bustina di bocconcini d’anatra o misto tonno e pesce oceanico a Plutone, il mio gattone rosso.  Sono stata ad osservalo a lungo – ecco qui ho perso minuti preziosi – e i suoi occhi felini supplicavano pesce oceanico – pesce oceanico, così ho ceduto.
A parte l’osservazione di Plutone non riesco a trovare altre  falle. Ma come al solito, inesorabilmente e matematicamente, per essere in ufficio alle 08.30 esco di casa alle 08.11 minuto più o minuto meno. Sorrido al pensiero della professoressa Gelsomini che ha speso ore nel darmi ripetizioni della scienza esatta, vorrei chiamarla e darle la gioia di dirle : Signora Gelsomini lo sa che finalmente ho capito la regola : anche invertendo l’ordine fattori il risultato non cambia.
Chissà se è ancora viva ? Uhm dubbio, era già vecchia all’epoca ricordo  bene gli occhiali tartaruga giganti alla Sandra Mondaini che portava e la sua voce da vera professoressa di matematica, un po’ antipatica e un pò sconsolata di chi per scelta o per destino  ha votato la sua esistenza  all’emarginazione causata dall’osticità della materia che insegna.
E dai accelera, che fai!? Hai una BMW da centomila euro e vai a 50 all’ora –
Secondo semaforo rosso in via Mecenate.

Ore 08.23
Causa il bellone in BMW mi sono beccata un altro rosso, però al prossimo passo, e gas !! Se in via Kafka non c’è molto traffico riesco a recuperare il tempo perso. Poi in zona Imbonati il parcheggio lo si trova facile. Corsa per le giù per le scale prendo la rossa e prima delle 09.00 sono a Duomo. Magari a quell’ora il Guidi è su dal direttore e nemmeno si accorge del mio ritardo.
Tutto perfetto !! Anche per oggi me la caverò.
Suono metallico ripetuto tre volte. Toh guarda , Marco ha risposto al mio sms. Che belle parole…… ma scusa come mai mi ha risposto alle 08.24. A quest’ora dovrebbe dormire, c’è qualcosa di sospetto qui ……. Sta sera quando ci vedremo devo indagare. Con quella smorfiosa di Marina che gli ronza in giro c’è poco da stare tranquille. Non che sia gelosa e nemmeno temo il confronto con quella sciacquetta lì, ma si sa che i maschietti sono tonterelloni e quando un’oca gli agita davanti le piume del sedere un po’ più del dovuto si sentono dei gran conquistatori.
Eh sì, questa sera gli faccio un discorsetto riguardo a Marina, e già che ci sono gli faccio notare che i maglioncini antidiluviani che indossa sono davvero demodè. Lui tenta di conservare il suo fascino da intellettuale,  ma è ora che gli dia io una sistematina. Come ha detto l’altro giorno il tecnico che è venuto a sistemarmi il pc ?  – Signorina è una questione di updating del software, non è un problema hardware. Beh con Marco è la stessa cosa : come hardware è ok ma il software è davvero fermo al Windows 3.1 (il primo sistema operativo Windows rilasciato nel 1992). Deciso questo fine settimana giri per negozi a fare aggiornamento del mio tesoruccio. Per fortuna  Marco ha trovato me !
Non si muove nulla ! Il serpentone di macchine fermo immobile e così : terzo semaforo rosso in via Mecenate.
Ore 08.31
Che nervi , che nervi. Devo reimpostare il percorso sul GPS .
Partenza : base. Arrivo : Via Imbonati 177. Tragitto : il più breve.
Dopo una breve attesa il risultato : tempo di percorrenza 52 min.
No ci deve essere uno sbaglio !
Riprovo, aggiungo strade non asfaltate : Tempo di percorrenza : 48 min
Capperi !!
Facciamo un paio di conti, allora 08.11 più 52 minuti viene fuori le 09.03, altrimenti con 48 sono diciamo le nove. Comunque anche se prendessi il treno in alternativa impiego un’oretta buona per Duomo…… eppure secondo me le 08.10 rimangono l’orario ideale per uscire ed arrivare puntale alle 08.30 in ufficio. Mi sa che devo  chiamare la Gelsomini per qualche dritta . Chissà se è ancora viva, con quei suoi occhialoni alla Mondaini. Povera donna quante ore passate con me e la matematica.

Denisio T.

 

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