Il Cavaliere elettrico – ottobre 2009

10 >15 ottobre

Nel centenario dalla nascita dirompente del Futurismo, l’associazione L’Officina e Trieste Contemporanea in collaborazione con Daydreaming Project proporranno un programma di eventi e riflessioni su questo movimento in compagnia dell’artista e performer genovese PierPaolo Koss.

PIERPAOLO KOSS

Il Cavaliere elettrico
nel centenario del Futurismo

a cura di Nanni Spano

inaugurazione e performance,
sabato 10 ottobre, 18.30 Studio Tommaseo (Trieste, via del Monte 2/1)

Allievo diretto dell’aerodanzatrice del futurismo Giannina Censi – che danzava “antigraziosa, asimmetrica e sintetica” gli aeropoemi di Marinetti – Koss eseguirà per il centenario  Il Cavaliere elettrico, una performance in cui riproporrà il corpo-macchina meccanico e primitivo, che questa avanguardia storica voleva fosse un oggetto vivo con infinita potenzialità di movimento.

L’intensa danza meccanica sarà accompagnata dalle installazioni multimediali e dal soundtrack di Andrea Mazzone. Lo spettacolo si svolgerà mentre  musiche originali futuriste saranno eseguite dal vivo dal sound designer Mazzone e un’installazione di tre video proiettori e una telecamera rielaboreranno in tempo reale attraverso computer l’azione meccanica del performer in un caleidoscopio futurista alternato a materiali video tratti da film futuristi d’epoca e da altre performance futuriste realizzate in passato dallo stesso Koss.

Il costume-scultura che Koss indosserà è tratto dal bozzetto che Giacomo Balla disegnò nel 1926 per il russo Theodore Kosloff, danzatore dei Ballets Russes di Serge Diaghilev. Kosloff conobbe a Parigi i futuristi italiani ed in particolare Marinetti, amico di Diaghilev, e utilizzò questo costume-scultura in due sole occasioni, in Italia nel cortometraggio “Elettricità” presentato come danza meccanica nel 1926 e a Hollywood nel film “Madame Satan” di Cecil B. De Mille del 1930.

Questo costume futurista è stato ricostruito da Koss in occasione della II Biennale Internazionale di Charleroi-Danses “Corps et Machines” del 1994,  per la produzione W la macchina e lo stile d’acciaio, rappresentata al Palais des Beaux-Arts de Charleroi con la consulenza artistica di Giannina Censi e la partecipazione al pianoforte del compositore Daniele Lombardi.

L’evento inaugurale, a cura di Nanni Spano, prevede inoltre una mostra di guaches dei costumi futuristi di Koss – ricostruiti da altri bozzetti originali di Balla, Depero, Exter, Prampolini, Panneggi e Fidora – e il video Futurismo. Una rivoluzione radicale Italia Russia, realizzato da  Koss l’anno scorso al Museo Pushkin di Mosca.

L’omaggio al Futurismo continuerà nelle giornate di lunedì 12, mercoledì 14 e giovedì 15 con altri importanti incontri con il cinema futurista, la fotografia futurista, il teatro futurista e la cucina futurista, che sarà la protagonista del succulento evento di chiusura di giovedì 15 ottobre.

programma:

Sabato 10 ottobre

Studio Tommaseo (via del Monte 2/1)

ore 18.30, inaugurazione: Guaches di PierPaolo Koss di costumi futuristi ricostruiti dai bozzetti originali di Giacomo Balla, Fortunato Depero, Aleksandra Exter, Enrico Prampolini, Ivo Pannaggi, Alma Fidora;

Futurismo. Una rivoluzione radicale Italia Russia (video, 2008, produzione PierPaolo Koss Performance Project, Museo Pushkin di Mosca).

ore 19.00, IL CAVALIERE ELETTRICO, performance e video installazione di PierPaolo Koss (danza meccanica: PierPaolo Koss; installazioni multimediali e soundtrack: Andrea Mazzone).

Lunedì, 12 ottobre

Studio Tommaseo

ore 18.30, Performance e teatro futurista conversazione con PierPaolo Koss.

ore 19.00, proiezione di Vita futurista, (video, 2007, produzione PierPaolo Koss Performance Project, Moscow International Performing Arts Center).

Mercoledì, 14 ottobre

MetroKubo (via dei Capitelli 6563b)

ore 19.00, inaugurazione: Vita futurista, mostra fotografica di PierPaolo Koss.

ore 20.00, Cinema e teatro futurista e cubofuturista, incontro con PierPaolo Koss (prima parte) – proiezioni: Thais (Italia,1916, regia Anton Giulio Bragaglia); L’uomo meccanico (Italia, 1922, regia André Deed).

Giovedì, 15 ottobre
Studio Tommaseo

ore 18.30, proiezione di Giannina Censi, musa futurista, video ricostruzione di aerodanza di PierPaolo Koss.

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ore 19.00, Officina Russolo (2009), Harry Partch Vol. 1-Variazioni per una moka (2007) e Nimbus (nuvole) (2008-09), animazioni futuriste di Guglielmo Manenti.

ore 19.30, Evento Performativo Multisensoriale  a cura di Sergio Pancaldi e Christiana Viola con Degustazione di piatti preparati secondo i dettami del Manifesto della Cucina Futurista tra i quali spiccano le Mammelle Italiane al Sole della pittrice Marisa Mori

MetroKubo

ore 21.00, Cinema e teatro futurista e cubofuturista, incontro con PierPaolo Koss (seconda parte)  –  proiezioni: Ballet mécanique (Francia, 1926, regia Fernand Léger); Entr’acte (Francia, 1924, regia René Clair); Avvinta nel film (Russia, 1919 regia Vladimir Majakovskij)

www.pierpaolokoss.com

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Officina Russolo

Disegni e regia: Guglielmo Manenti
Animazione: Dario Guastella
Musica riadattamento sonoro Vincent Migliorisi

Produzione: Extempora 2009

Nel 2009 il Futurismo festeggia cento anni dalla pubblicazione del manifesto della sua fondazione. Questa animazione è perciò dedicata a Luigi Russolo, uno dei fondatori del futurismo, l’inventore di stralunate macchine sonore (i cosiddetti “intonarumori”) che cercano di riprodurre i suoni-rumori della realtà. Russolo, infatti, è anche autore di un suo Manifesto,  che esce nel 1913, che si intitola “L’arte dei Rumori“. In esso, Russolo anticipa tante esperienze musicali che si svilupperanno per tutto il Novecento, a partire da Schaffer, Fluxus ecc. fino ad arrivare ai giorni nostri con musicisti che continuano a citare le sue ricerche come fonte di ispirazione.

Il suo concetto è di fare musica ricreando i suoni stessi della città, senza doverli tradurre con strumenti classici, come era stato fatto prima, grazie a delle macchine. Questi “Intonarumori” hanno  nuovamente oggi,  in un’era di strumenti e musiche digitali, hanno un valore non solo storico –musicale, ma anche estetico come sculture sonore.

L’animazione “Officina Russolo” è un viaggio all’interno di ambienti sonori, dove ogni spazio rievoca alcuni aspetti legati a delle estetiche contemporanee, ovvero del rumorismo, di suoni prodotti da macchine industriali e ingranaggi pesanti e ripetitivi, fino ad arrivare a suoni minimi di ingranaggi-gioco in stanze cinesi.

Molti dei suoni che si sentono nel cortometraggio nascono dall’idea di provocare suoni tramite la distruzione stessa di strumenti musicali più o meno classici.  Il rock e l’avanguardia musicale invece hanno utilizzato la distruzione di strumenti in maniera romantica, per indicare un superamento, o un annullamento, come la chitarra bruciata o spaccata sul palco, o John Cage che distrugge un pianoforte come performance-concerto.

Un’altra idea è quella di evocare alcuni suoni collegati al lavoro, come un saldatore o dei martelli pneumatici, o anche l’ipotesi immaginifica di come potrebbero suonare alcuni ambienti fatti di accostamenti di macchine e scenografie bizzarre.

In “Officina Russolo” l’estetica della macchina è portata alle estreme conseguenze. Non c’è traccia dell’esaltazione futurista, ma al suo posto abbiamo la sensazione di trovarsi davanti a una serie di macchine e ingranaggi inutili che ripetono costantemente il loro compito di distruzione musicale.

Le estetiche prese in prestito.

Ogni stanza, oltre a rappresentare una macchina, è collegata inoltre a una estetica differente collegata al rumorismo.

Primo ambiente: Una pressa meccanica schiaccia delle percussioni portate da un rullo. Il riferimento è al gruppo berlinese “Einstürzende Neubauten” e a tante altre esperienze di Gruppi Industriali.

Secondo Ambiente: Degli operai Robot con un martello pneumatico sfondano delle chitarre elettriche amplificate, riferito a Sonic Youth.

Terzo ambiente: Un ragno in un ambiente oscuro sta a saldare la sua preda, una macchina. Qui il collegamento è con il rumore provocato dalla luce del saldatore.

Quarto Ambiente: Una pala meccanica suona un clavicembalo, con riferimenti a Cage e Nancarrov.

Quinto ambiente: In una sala giochi Pop dall’alto vengono calate delle sagome di miti rock che vengono incenerite da un lanciafiamme. Riferimento a The Residents e Negativland.

Sesto ambiente: Stanza delle cineserie, ingranaggi fatti da oggetti di uso comune che cadendo provocano altre cadute. Riferimento a Ruby Goldberg, Munari, e Harry Partch.

Settimo ambiente: In un teatro una musicista asiatica invoca nel suo canto il risveglio della natura, una ruspa sposta dei manichini di ballerine fuori dalla scena.

Ottavo ambiente: Questo ambiente è riferito al quadro “Las Meninas” di Velasquez del 1656, un quadro alquanto misterioso a causa della sua concezione concettuale e spaziale. Le figure che popolano il quadro sono state trasformate in macchine e sagome in movimento, che si muovono componendo il quadro conosciuto, ma anche permettendoci di vedere alcuni angoli della stanza dove avviene la scena, che nel quadro originale è reso in un gioco di specchi.

Nono Ambiente: Il riferimento è a “Il grande Vetro” (1915-23). Questa opera di Marcel Duchamp è resa come fosse una lavanderia sistemata alla fine di tutte le stanze. L’ambiente ricostruisce ogni singola parte dell’opera trasformandola in una grande lavanderia. Si tratta di un’opera silenziosa, fatta di ingranaggi simbolici che si muovono provocando dei rumori.

Decimo ambiente: Un ambiente esterno al di fuori del precedente ambiente architettonico. Si vede un ponte su un fiume, dove gira una barca con degli amplificatori dove onde sonore e acquatiche si fondono. Il riferimento è alle musiche di Ligeti.

L’animazione “Officina Russolo” è concepito come un unico grande marchingegno. Durante la sua proiezione possono esserci altri musicisti che improvvisano dal vivo tenendo in considerazione i suoni e le suggestioni provenienti dallo schermo

Harry Partch Vol. 1

Variazioni per una moka

Genere: animazione – stop motion
Paese di produzione: Italia
Anno di produzione: 2007
Durata in minuti: 2’31’’

Regista: Guglielmo Manenti
Produzione: Extempora Srl
Distribuzione: Extempora Srl
Sceneggiatura: Guglielmo Manenti
Fotografia : Carlo Natoli
Musica: Harry Partch
Montaggio: Carlo Natoli
Effetti speciali: Guglielmo Manenti, Carlo Natoli
Cameraman: Carlo Natoli
Scenografia: Guglielmo Manenti

Sinossi
Un balletto meccanico prende vita intorno a una caffettiera, che di volta in volta si trasforma, diventando scatola magica, finestra su altri universi. Il video trae spunto dalle bizzarre elaborazioni musicali del compositore americano Harry Partch, dai suoi ritmi sincopati che si rivelano perfetti per musicare una coreografia realizzata con sagome disegnate in stop motion.

Finalista (secondo classificato) a “Corti Moak”, Modica (RG),  settembre 2008

Selezionato al Festival del cinema indipendente, Sezione cortissimi, Foggia, novembre 2008

Selezionato a “Cortoons”, Festival di corti d’animazione, Roma, marzo 2009

Selezionato a “Nontzeberri”, Festival di cinema fantastico, Bilbao, maggio 2009

Selezionato a “Corti and Cigarettes”, Festival di cortometraggi, Roma, giugno 2009

Selezionato a “Corti tra le Nuvole”, Vercelli, settembre 2009

Nimbus (nuvole)

Inutile cercare un senso a Nimbus, non è chiaro se corrisponde al nome del personaggio o a uno stato mentale.

Qualcuno potrebbe anche avanzare delle spiegazioni  sul fatto che il personaggio avanza a quattro zampe, forse un rimando alla condizione precaria  dell’uomo, un ritorno all’infanzia o  a uno stato animale. Lo si vede avanzare indifferente a tutto quello che sta intorno.

Un mondo fatto di mutamenti sismici ma anche di immobilità di periferie immerse nel sonno.

Corpi in lenti movimenti ipnotici.

Solo apparentemente sembra non accadere niente.

Un rifiuto all’idea del film come accadimento di storie e di fatti eclatanti.

Ogni episodio di Nimbus chiude con la scomparsa del personaggio verso l’alto,

Nimbus  (genesi)

Disegni e regia: Guglielmo Manenti

Animazione: Dario Guastella

Musica: Ellioth Sharp

Produzione: Extempora 2008

Nimbus Periferie

Disegni e regia: G. Manenti

Animazione: Dario Guastella , John Cascone (inserto Mw99)

Musiche:Pascal Comelad, Voi

Produzione Extempora 2008

Nimbus La giostra

Disegni e regia: G. Manenti

Animazioni: Dario Guastella

Musiche: tratte da Exces d’identitè di Misato Hayashi e Dario De Filippo

Produzione Extempora 2009

www.guglielmomanenti.it

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Patrizia Miliani scrive per la rubrica “Schizzi d’ inchiostro

Un cavaliere elettrico sfugge al carillon di figurine futuriste che piroettano sulla scalinata del museo Puskin di Mosca, in un tuonare di sirene, e giunge fino a noi, nella breve e intensa performance di PierPaolo Koss , evento inaugurale dell’omaggio al  futurismo  allo Studio Tommaseo. E’ un’apparizione il cavaliere elettrico, irto di saette d’energia, il corpo fasciato nella tuta verde fluo, tentenna e rotea i raggi ieratico. Una musica di suoni affilati accompagna questa divinità elettrica dai gesti  lentissimi, che esprime una forza ancora trattenuta , e guarda noi, spettatori increduli davanti a un pezzo autentico di futurismo centenario.

E’ il meraviglioso futurista che ci seduce ancora, senza mostrare le rughe di un secolo, e ci cattura proprio per il paradosso del tempo che dovrebbe aver trasformato in un pezzo da museo questo movimento che i musei li voleva radere. Ma non è così. Perché il futurismo ha i suoi mille semi disseminati, e rintracciarne l’eredità è stato un bell’esercizio a cui  si sono dedicati tutti gli interventi nelle varie giornate, da PierPaolo Koss a Guglielmo Manenti al curatore Nanni Spano. E noi pubblico non possiamo che assentire e stupire per la culla così prospera di Marinetti e amici.

Il programma che Trieste Contemporanea, L’Officina, in collaborazione con DayDreamingProject, nella figura del curatore Nanni Spano, hanno proposto dal 10 al 15 ottobre, ha offerto una ricca opportunità per conoscere il futurismo. Una serie di spunti, di sollecitazioni, di sorprese,  che dalle arti visive alla danza, dal teatro al suono, sono stati accolti da un pubblico attento e affezionato ai vari appuntamenti,  e che ha partecipato numeroso alla serata conclusiva, in cui Sergio Pancaldi e Christiana Viola hanno curato l’evento performativo multisensoriale. I due attori hanno dato vita  ai personaggi di  Marinetti e Valentine de Saint Point, in un intarsio dai loro manifesti, componendo un duetto di sottile umorismo e fine interpretazione sulla donna  nel futurismo.

E’ stata una vera partitura futurista,  evento policromo, polifonico e polimorfo, come avrebbe detto Filippo Tommaso Marinetti. Di grande impatto l’installazione multimediale curata da Andrea Mazzone, con la proiezione  di immagini accompagnate da una colonna sonora sintetizzata da moduli di composizioni futuriste. E ancora, le conversazioni di Pierpaolo Koss sulla propria esperienza artistica in relazione al  futurismo, illuminanti e ricche di annotazioni.  Oltre  all’interessante mostra fotografica al Metrokubo, con opere in bianco e nero ispirate al fotodinamismo di Bragaglia, tratte o riprodotte in studio dagli spettacoli del performer genovese. Un repertorio di  personaggi futuristi, come bizzarri cubotti meccanici umanizzati, o figure rotanti, con guardinfante e cerchi,  o una ballerina di aerodanza, in costume e calottina metallizzata, sdoppiata dal ritmo del movimento.

Ci sembrano strane queste figure  di creature geometriche o  meccaniche che negano il corpo umano e lo bloccano in movimenti seriali,  disintegrando  con uno sberleffo la classicità. Quasi giocattoli che si animano, creature  perturbanti come gli automi, così inumane e familiari al tempo stesso.

Il futurismo non ama l’umano. Vuole sopprimere l’”io”, che considera una polpetta di psicologia tormentosa. Ma proprio là dove nega l’umano e sceglie la materia come campo d’elezione, si mostra l’impianto retorico del discorso futurista. Si esalta la nuova sensibilità moderna, frutto delle scoperte scientifiche, aereo,  automobile, telefono. Ma nessun futurista  abbraccia la scienza, al contrario. La materia è considerata “un’ossessione lirica”, di cui si può intuire l’essenza “cosa che non potrebbero mai fare i fisici e i chimici” (dal Manifesto tecnico della letteratura futurista, 1912).  Invece sono proprio gli anni in cui  nasce la fisica quantistica, che scopre il comportamento della materia nella dimensione subatomica, animata da principi eretici per la fisica galileiana.  Il futurismo quindi non è soltanto sinonimo di  rottura radicale col passato, ma presenta accanto anche  persistenze  di quella tradizione passatista, letteraria e retorica,  proprio quella che il movimento intendeva affossare.

Eppure, come si devono essere divertiti Marinetti e amici. Tanto. Perché questo gas esilarante del gioco al  meccano, dei cubotti animati, delle creature rotanti, dei suoni sparati, si sente ancora, e ci sorprende. Proviamo anche noi ad interrogare gli oggetti che ci accompagnano, una caffettiera ad esempio, protagonista di una drastica epopea tra gorilla e pellicani in una delle animazioni di Guglielmo Manenti. Forse non la troveremo né triste né lieta, come ci suggerisce Marinetti. Al nostro sguardo disincantato “il coraggio, la volontà, la forza assoluta” di un oggetto, di una caffettiera, non appare. Per noi la materia è un paesaggio consumato di senso, e soltanto un evento di meraviglioso futurista ci può restituire la visione, con un punto di vista diverso, sognando di guardar giù, seduti sul cilindro della benzina, in aeroplano, ad ascoltare l’elica turbinante che ci parla.

Gran finale allo Studio Tommaseo con le ricette originali della cucina futurista, il Carneplastico, il Bombardamento di Adrianopoli, le Mammelle delle italiane al sole, l’Antipasto intuitivo, che i “futuristi” collaboratori dell’associazione DayDreamingProject hanno interpretato per l’occasione. E il dinamismo del pubblico intervenuto ha esaurito in breve le scorte.

Patrizia Miliani


organizzatori: L’Officina, Trieste Contemporanea

in collaborazione con l’Associazione culturale Daydreaming Project e Studio Tommaseo

con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia

con l’adesione della Casa dell’Arte di Trieste

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