Compagne di banco  di  Lucia Carpenetti

Compagne di banco di Lucia Carpenetti

 

Compagne di banco

di Lucia Carpenetti

 

«Sapevo di trovarti qui, anche se continuo a non spiegarmi il motivo della tua ossessione per questo posto. Tirati su, andiamo a casa.»

«No!»

«Adesso, non fare la bambina. Senti, facciamo così: tu alzi il culo da quel gradino lurido e io eviterò di farti la paternale, come meriteresti.»

«E perché dovrei subire una ramanzina? Dimmi un po’, signora matura.»

«Il solo fatto che tu, nel cuore della notte, te ne sia andata di casa, piantando marito e figlio, per venirti a parcheggiare davanti al tuo vecchio liceo, vent’anni dopo averlo finito. Mi sembra già una ragione sufficiente, cara Valeria.»

«Elsa, lasciati guidare anche tu dai ricordi. Cinque anni al secondo banco, accanto alla parete, proprio sopra alla trave sconnessa che faceva salire quello sgradevole olezzo di tubature.Questo posto è magico!»

«Era un incubo! Ma non è questo il problema, ora. Fabrizio è fuori di sé, ha detto che te ne sei andata, correndo come una pazza.»

«Sono incinta.»

«Sembra una bella cosa…»

«Vedi? Non sei convinta nemmeno tu!»

«Non sono io quella a doverlo essere.»

«Ho quarant’anni.»

«È questo il tuo problema? Davide ha compiuto undici anno, forse l’arrivo di un nuovo nato, ti porterà la sferzata di vitalità, che ti ostini a ricercare nei tuoi vecchi ricordi scolastici.»

«Sai cosa ha detto lui, quando gli ho mostrato lo stick del test di gravidanza? Ti aspetti che io sia contento?»

«Non certo incoraggiante, lo ammetto. Ma lo sai come è fatto. La maggior parte dei quarantenni maschi della nostra generazione soffre della sindrome di Peter Pan. Tu ti sei sposata il re della categoria, il capo dei bambini sperduti in persona.»

«Mi tradisce.»

«Questo, come lo sai? È la prima paranoia da donna incinta?»

«Sai quella tizia che mette sempre i Mi Piace ai suoi post su Facebook? Quella Baby. Non è altro che la sua collega Barbara e sabato scorso erano fuori assieme.»

«Bel casino!»

«Adesso, che fai, sei matta?!»

«Sposta il culo, le amiche servono nel momento del bisogno. Dopo cinque anni in banco assieme, posso passare una notte con te sullo stesso gradino. Dai, posa la testa e piangi, se ti va.»

«No, non sono in vena di lacrime. Ma possiamo ripercorrere assieme il viale dei ricordi scolastici. Divagare e rispolverare aneddoti.»

«Dimentica! Non sei abbastanza disperata, per quello, e neppure abbastanza incinta!»

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