Fotogrammi di Silvia Miccoli

Fotogrammi di Silvia Miccoli

Fotogrammi

Silvia Miccoli

Quando lo vidi la prima volta,era come una castagna avvolta nel suo riccio.

Un istrice con gli aculei irti e lo sguardo di un cerbiatto mille volte ferito,ferito e basta.

Chiedevano aiuto i suoi occhi ,con ritrosia.

 

Nell’annuncio cercavo un aiuto cuoco abile,sveglio,pratico di coltelli ,padelle ecc.

Lui fu uno degli ultimi a presentarsi.

Era rimasto in fondo:aveva un’aria distaccata,non sembrava in competizione con nessuno,era lì e basta,nel suo tempo infinito.

 

Bello come il sole:vent’anni,poco più,alto,forte con i lunghi capelli castani raccolti in uno chignon al vertice del capo .e fermati con uno spillone;un pircing al naso,un’aria dolce quasi materna in un fisico virile.

Non era un predatore ,era piuttosto un cane battuto,quei randagi che certi ragazzi amano prendere a sprangate.

-buongiorno!

-giorno!

-prego ,si sieda

-anche no,posso stare in piedi?sono nervoso!

Passò un braccio attorno alla testa e la grattò.

-ha le pulci?

-no sono timido

-ha paura?

-no .

ed arrossì due volte di seguito.

-ha portato un curriculum?

-no,non ho il computer,sono povero, non ho mai lavorato prima per questo cerco lavoro.

 

Quel misto di timidezza ed arroganza,quell’apparire eroe e vittima allo stesso tempo mi conquistarono fin dal primo momento che entrò nella stanza e da quel primo attimo quel posto fu suo,per il solo fatto che era lui,se stesso,così:un miscuglio di onestà e rabbia,aggressività e rassegnazione,umiltà e orgoglio,mortificazione e ambizione.

 

La madre che restava in me lo accolse d’istinto e quell’istinto non sbagliò almeno in quel caso.

 

Gli feci ancora qualche domanda,quelle di protocollo in caso di assunzione,poi gli chiesi un documento,e gli feci compilare un modulo con tutti i suoi dati e con il suo numero di telefono per poterlo eventualmente ricontattare.

Gli parlai con indifferenza,senza mai guardarlo,perché incrociare il suo sguardo mi feriva e lui avrebbe potuto capirlo e sentirsi forte e questo non doveva accadere.

 

Se ne andò lasciandosi dietro una scia d’imbarazzo,disagio e parole non dette.

 

Portai a termine la lista degli incontri come nulla fosse accaduto,ma la realtà era un’altra.

 

La realtà era che l’incontro,quello vero,quello fra anime,era già avvenuto:l’incontro voluto dal destino, che spesso ha più fantasia di noi ,e nei momenti di chiusura,di morte,dalla lurida palude in cui stagniamo,ci lancia una cima salvifica,ci apre uno squarcio da cui penetra troppa luce,una a luce che ci toglie il fiato,che ci attanaglia lo stomaco,che spacca le resistenze e ci ordina di VIVERE,lanciandoci una sfida,una sfida nuova,.

 

Ebbi uno shock quando lessi il suo nome sul foglio:Andrea.

 

Andra Vascotto,nato il 24 giugno 1993,segno del cancro e del gallo cinese,residente a Trieste,in casa famiglia,si presentò puntuale nel piccolo buffet di mia proprietà,vestito allo stesso modo ..dentro e fuori.

 

Quando gli comunicai di averlo scelto, per un periodo di prova,gli scappò un sorriso che un rossore stizzito spense subito.

Non voleva che nessuno vedesse la sua gioia e nemmeno io volevo che lui vedesse la mia.

Durezza,poche parole,disciplina,buon esempio:questo fu il nostro rapporto all’inizio.

Funzionò.

 

Quando mi capitava di sfiorarlo nell’angusta cucina,una scossa elettrica mi pervadeva tutta ed una serie di fotogrammi si susseguivano.

Quei suoi capelli lunghi  puliti e lucidi,il suo odore di saponetta,le sue incertezze,i suoi occhi arrossati mi portavano indietro ad un passato ancora molto presente in me,un passato che aveva i connotati della palude.

 

Col primo stipendio si comprò un cane.

Non sapeva ancora se l’avrei tenuto e già aggiunse costi alla sua povera vita,ma fu proprio questo fatto ad abbattere l’ultima parete di mia resistenza e a potare tutti i rami secchi del brutto e arido albero che ero diventata.

Fu primavera quando Andrea con Ettore,il quadrupede,entrarono nella mia vita.

 

-hai già mangiato?

-sì.

Dai..assaggia..ho preparato le melanzana alla parmigiana a modo mio,dammi il tuo parere.

-Non ho fame.

 

La grande dignità che ha la povertà a poco a poco si sciolse in un atteggiamento più indulgente e collaborativo,meno difensivo e infine creativo.

 

Ero stata costretta dalla Vita a continuare quell’attività che di mio non avrei mai aperto:me l’ero trovata lanciata addosso dal giorno più spietato che mi fosse capitato.

Si erano alternati vari collaboratori che ,disgraziati,sapevano suscitarmi solo un senso d’intrusione ed un gran fastidio.

Accadeva così che restavo sempre sola più arrabbiata e disperata che mai e punto a capo ricominciava la ricerca.

Con Andrea non fu fastidio.

Chissà,penso ora,che tengo i suoi marmocchi tutti i pomeriggi ,da quando Elena,la sua compagna ha preso il mio posto nell’avviato buffet,chissà se fu proprio lui a mandarmelo Andrea!

 

-sei stato tu?

Alzai gli occhi al cielo:una forte emozione:

Un brivido mi percorse la schiena.

-Sì,sei stato tu,sei ancora ,sempre tu quel brivido..

 

Era passato tempo…quel tempo ,quel tempo che si era inchiodato al passato!

Avevi detto che ti sarebbe piaciuto aprire un piccolo buffet e te lo aprii con la mia liquidazione.

Bello come il sole ,alto castano,con quei tuoi capelli lisci,lucidi che portavi sempre raccolti:qualche tatuaggio discreto,qualche piercing,qualche canna,talvolta la bocca impastata,talvolta gli occhi arrossati.

 

Non sapevi dire NO,non avevi ancora imparato.

Avevi cominciato a bere con i clienti:l’ubriachezza,le nostre liti,la mia rabbia,delusione disperazione.

la tua aggressività e poi la tua mitezza, passata la sbornia,e poi le tue scuse,i tuoi dispiaceri,le tue promesse ,le ricadute , la tua voglia di uscirne infine,poco prima dell’incidente,proprio quando avevi preso il primo appuntamento con uno psichiatra.

 

STOP!BUIOOO!BLACKOUT!tutto finito là!Non c’è stato più niente da fare,da dire,da sperare Andrea !!

STOP!BUIO!BUIO!

 

-nonnnaaaaa !ho fameee

-nonnaaaaa Luigi ha rotto la mia bambola

-nonna gli do un calcio,a quel brutto asino….

 

La Vita..

La Vita che mi aveva tolto tutto togliendomi mio figlio Andrea,mi aveva dato una seconda possibilità.

La Vita che talvolta veste i panni di una megera,mi ha mandato un ragazzo solo,abbandonato,ma VIVO.

Il Caso ha voluto che si chiamasse come te e ti somigliasse tanto ,tanto da darmi un ceffone forte e ripigliarmi e sbattermi al lavoro e non al rifiuto di tutto.

la Vita mi ha dato una seconda possibilità di amare ,e mi fa tanto bene pensare che tu,proprio tu,amore mio,abbia dato una mano alla Vita a riportarmi alla luce.

-grazie!

-Sei nel mio cuore.

 

Silvia Miccoli

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