IL TEMPERAMATITE   incontro n. 2

IL TEMPERAMATITE incontro n. 2

24 gennaio 2012

testo  sul modello del “telefono senza fili”

 

Testo scritto a più mani, sul modello del “telefono senza fili” , da un incipit di Corrado Premuda

Vorrei quel paio rosso fuoco!” esclamò Anna sporgendosi col braccio quasi fin dentro la vetrina.

La commessa la guardò per un momento con aria stupefatta, pensando che quella donna non ci vedesse bene. Senza farsi notare, le diede ancora una rapida occhiata, e decise che quella donna era “pateticamente ironica”.

Le ho detto quelle rosse!” Anna non capiva perchè al mondo d’oggi fosse così difficile farsi servire decentemente da un commesso! Questo fatto le rovinò la giornata.

D’accordo, la commessa ascoltò l’appello patetico al suo cuore, prese le scarpe rosso fuoco e le portò sul bancone di cristallo davanti alla donna.

Anna pensò che forse la giornata poteva riprendere quota: era riuscita a mettere le mani su quelle magnifiche scarpe rosse e ora poteva pensare alla serata.

300 euro” disse la commessa.

Quanto?” 300 euro per delle orribili scarpe rosse, vendute d auna commessa incapace, scarpe che peraltro ho intenzione di indossare una sola volta per fare un dispiacere a quell’idiota di mio marito!!!

Lui detesta quel colore, se fosse per lui il mondo sarebbe tutto grigio: una noia mortale. Per anni mi ha criticata e mi ha costretta a vestirmi come se fossi la nebbia in persona: già il beige era uno strappo alla regola. Ma stasera si cambia e la rivoluzione parte dal basso.

Pensò Anna. E nonostante quei 300 euro fossero un prezzo davvero esorbitante per quel paio di scarpe rosse, si decise ad acquistarle.

Tirò fuori il portafoglio e la vide: American Express Gold (che sotto la luce al neon del negozio sembrava beige) di lui. Dell’idiota.

Mai indugiare: la lotta va continuata fino alla vittoria e con tutti i mezzi necessari.” Pensò e consegnò la scintillante carta alla commessa con un gesto carico di civile consapevolezza “engagèe”.

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Testo scritto a più mani sul modello del “telefono senza fili”, da un incipit di Corrado Premuda

La rucola fa avverare i sogni e fa sognare a colori. Questo era quello che mi diceva sempre mia madre quando, da bambino, cercavo di schivare la tanto odiata verdura e affrontavo direttamente “la succulenta fettina” o l’”imperiale” hamburger

Ciancicavo la rucola nel piatto per ore, spostandola di qua e di lì, sperando che il movimento sul piatto la consumasse, fino a farla scomparire

Ci provavo in tutti i modi a farmela piacere: la infilavo nel pane, la condivo esageratamente per nascondere quel sapore acido e assurdo. Ma d ogni boccone si ripresentava quel sapore inconfondibile e antipatico.

Crescendo mi imposi e riuscii ad evitarla diventando un esempio per mio fratello Tommaso, carnivoro in erba. Insomma filò tutto liscio fino a quando conobbi lei, la vegana più convinta e ostinata

e finalmente mi accorsi quanto delizioso fosse quell’amaro di rucola: una amaro apparente. E scoprii che cuocendola, addirittura, diventava delicatissima.

Oggi credo che al rucola sia stata la metafora del mio matrimonio: un inizio difficile e diffidente, un finale dolce ma insapore.

La vegana, mia moglie, insiste come tutti i vegani e vegetariani. Ma oltre la rucola, cerca di convertirmi ad altre sostanze che , come diceva mia madre per la rucola, hanno il potere di curare il cosmo, me compreso.

Nonostante tutti gli sforzi degli altri, il mio rapporto con il mondo verde continuava ad essere difficile. Rimanevo della forte e decisa convinzione che per me l’unico verde che mi curava fosse la vista di un bel bosco di montagna.

Ne ero convinto e non appena ne avevo la possibilità, zaino in spalla, moto su di giro e via, me ne andavo per un paio di giorni in qualche baita da solo. Già, era l’unico modo in effetti per evitarmi zucchine, fagiolini,m peperoni e.. rucola. Però era solo uno stacco temporaneo all’insegna di carboidrati e proteine a volontà perchè poi, ha ragione la vegana – e da quando ho incontrato lei ne sono convinto: la rucola fa fare sogni a colori ed è un ottimo digestivo!

 

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testo scritto a imitazione dello stile di un autore preferito

 

 

 

Sullo stile di “L’amore molesto” di Elena Ferrante

 

“…Mia madre…negli ultimi tempi veniva a stare da me almeno una volta al mese per qualche giorno…Con lei sapevo essere solo contenuta e insincera. Se ne tornava a Napoli alla mia prima sfumatura di insofferenza. Raccoglieva le sue cose, dava un’ultima rassettata alla casa e prometteva che sarebbe ritornata presto. Io mi aggiravo per le stanze risistemando secondo il mio gusto tutto quello che lei aveva disposto secondo il suo… Anche l’odore della sua presenza – un profumo che lasciava in casa un senso d’inquietudine – dopo un po’ passava come d’estate l’odore di una pioggia di breve durata…”

Eppure, qualche giorno dopo la sua partenza, cominciavo a chiedermi quale fosse il vero motivo di quel mio comportamento che, sicuramente, aveva radici ben più profonde di quello che poteva apparire un tardivo capriccio adolescenziale, un bisogno di sicurezza o di affermazione ma che per me stessa era altrettanto oscuro, incomprensibile ed inquietante.

G.D.

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Imitazione di  George Simenon

Entrò nel suo ufficio e si tolse il cappotto pesante che la signora Maigret gli aveva preparato per la prima giornata d’inverno. Quella mattina faceva freddo anche nella sua stanza. Si avvicinò alla finestra, la nebbia era lattiginosa e chiara sulla Senna, e si sentivano a tratti i segnali dei rimorchiatori che risalivano verso Ivry. Rimpiangeva la vecchia stufa in ghisa, che faceva un bel caldo secco in meno di mezz’ora. Ma l’amministrazione l’aveva tolta da alcuni anni, ed era stata l’ultima. Adesso  il riscaldamento centralizzato gli lasciava l’umido addosso.
Si immerse nelle scartoffie che aspettavano da tempo sulla sua scrivania. Alle nove uscì per il rapporto dal direttore, ma passando nel corridoio, diede un’occhiata distratta alla sala d’attesa, tutta a vetrate verdi, che chiamavano l’”Acquario”. C’erano i soliti due o tre personaggi noti che stazionavano alla centrale, ma Cecile quel giorno non c’era. Si sentì sollevato di non vedere la figura magra della donna, giovane ma sfiorita, appollaiata sulla sedia, col suo ridicolo cappellino verde e i capelli tirati in uno chignon stretto sulla nuca. Alle undici e mezza ritornò nel suo ufficio e vi trovò Lucas che scriveva un rapporto.
“Se n’è andata?” chiese.
“Chi? Cecile? Mah, si sarà stancata di aspettare.”
Erano giorni o forse una settimana che Cecile si presentava alla centrale, e chiedeva di parlare con il commissario Maigret. Le avevano detto che alcuni ispettori erano disponibili ad ascoltarla. Ma aveva preferito aspettare ore intere per parlare solo con lui. Due volte Maigret l’aveva fatta entrare nel suo ufficio, e più che il racconto delirante di oggetti che cambiavano posto nel suo appartamento nottetempo, erano stati gli occhi strabici della donna, le mani arrossate, e il vestito sbiadito a parlargli di una vita amara.

otilia

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Copiando George Orwell

 

L’idea mi venne il giorno che ebbi la mia nuova protesi.
Ricordo bene quel mattino. Verso le otto meno un quarto sgusciai dal letto e mi infilai in bagno giusto in tempo per chiudere fuori i bambini. Era una spaventosa mattina di gennaio, col cielo sporco, d’un grigio giallastro. Giu’ in basso, dal quadratino di finestra del bagno potevo vedere le dieci iardeper cinque d’erba, con una siepe di ligustro intorno e una striscia di terra nuda al centro, che noi chiamiamo giardino.Dietro ogni casa di Ellesmere Road c’e’ lo stesso giardino interno, ci sono gli stessi ligustri, e la stessa erba. Unica differenza, dove non ci sono bambini non c’e’ striscia di terra nuda al centro.
All’improvvisio bussarono sulla porta. Quel rumore sordo del pugno sbattuto sulla porta di legno riciclato prodotta in serie come tutto il resto del nostro quartiere mi riporto’ alla cruda realta’. Avevo sciupato il mio tempo prezioso in bagno osservando il mondo esterno.
– John e’ tardissimo, esci da li’ altrimenti perderai il treno delle 8.17.
Era Denize, lei alla mattina piu’ che una moglie sembrava un vigile che dirige il traffico all’ora di punta. Sapete di quelli che si vedono all’incrocio di Marfield Lane, nelle giornate di pioggia, assomigliano a marionette comandate da fili invisibili e con il loro comico muovere delle braccia fanno transitare veicoli stracolmi di gente affannata e nessuno sa bene dove debbano tutti andare cosi’ di fretta.

Denisio Tortuosetti

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One Responseto “IL TEMPERAMATITE incontro n. 2”

  1. corrado premuda ha detto:

    Ognuno c’ha messo un pezzetto e il risultato è divertente.
    Firmato: il Temperamatite

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