DDMagazine dicembre 2010

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works:

ANDREA KOWCH
ALEX GROSS
TOMOHIDE IKEYA
ALESSANDRO BAVARI
DINO VALLS

ANDREA KOWCH
“Anima” si espande in una solitudine assaporata in compagnia dei corvi, del vento e del fuoco. I capelli indomabili parlano di una follia accarezzata senza paura. Risonanze d’effetto al femminile.

ALEX GROSS
Felici, protetti, ottimisti nel migliore dei mondi possibili, un cellulare o una borsa griffata garantiscono dal naufragio. Qualche lieve mutazione genetica, come gli occhi-serpenti o la pelle grigia, è il prezzo della nuova era.

TOMOHIDE IKEYA
Sott’acqua appare la tenera fragilità dell’essere, che nell’elemento liquido acquista contorni di una morbidezza irreale. L’attimo di un respiro trattenuto si dilata all’infinito, e ci regala una visione da sogno.

ALESSANDRO BAVARI
Un viaggio carico di richiami percorre i territori dell’oltre umano, e diventa un reportage dell’eccesso, dell’accumulazione, dell’ibridazione. In un sontuoso apparato visivo, mostra il piacere del deragliamento, ma con un perfetto controllo dell’immagine.

DINO VALLS
Il delirio classificatorio della conoscenza cerca di liberare il corpo dall’immagine e somiglianza con il divino. Ma ferri, cinghie e strumenti non bastano a spegnere quella bizzarra luminescenza che brucia nell’umano.

Patrizia Miliani

link dicembre 2010

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DDMagazine novembre 2010

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works:

LAUREN BERGMAN
ARON WIESENFELD
SIMONE STEFANINI
DANIEL BARKLEY
MADELINE von FOERSTER
BRAD KUNKLE

LAUREN BERGMAN
Esercizi di grammatica femminista tra playtex e razionalismo, dove trapeziste, pistolere e domatrici meditano accanto a teneri animali messaggeri. Una smagliante mitologia di genere, tra ironia e indignazione.
Patrizia Miliani

ARON WIESENFELD
E’ l’attimo in cui il tempo si ferma a guardare incantato la solitudine degli esseri. Creature esili e delicate assumono la grandiosità di un racconto eroico, senza lottare contro gli dei, ma cercando soltanto una strada per sè.
P.M.

SIMONE STEFANINI
Le immagini sono un teatro dell’impermanenza, in cui l’umano è un lontano simulacro, o il riflesso di uno specchio, maschera e dolore sotto le stelle di un lunapark. Una visione di struggente leggerezza.
P.M.

DANIEL BARKLEY
I dipinti di Barkley ci fanno sentire tutta la potenza espressiva ed emotiva che il mito possiede ancora oggi come strumento per descrivere la realtà di un’era e dei suoi desideri caratteristici.
Christiana Viola

MADELINE von FOERSTER
Belli e misteriosi i reliquiari spesso diventano oggetti di culto. L’impulso di conservare e rendere prezioso sembra essere un impulso umano comune. Le opere della von Foerster sono un ingresso alla contemplazione piuttosto che il suo capolinea, provocano domande piuttosto che dare risposte.
Strychnin Gallery

BRAD KUNKLE
Risvegliarsi da un sogno solo per rendersi conto che era solo un sogno è un sentimento potente. I dipinti di DORMIRE COME FANTASMI riguardano il dirigersi verso qualcosa di meraviglioso e sconosciuto lasciandosi trasportare dal mondo naturale piuttosto che dai dogmi e dai comportamenti appresi.
Strychnin Gallery

RELIQUARIES – New Works by Madeline von Foerster. In The Vault: TO SLEEP LIKE GHOSTS by Brad Kunkle
Fino al 5 Dicembre.
Orari: Giovedì – Domenica dalle 12 alle 18.Strychnin Gallery Boxhagenerstr. 36 10245 Berlin   link Strichnin Gallery


link novembre 2010

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DDMagazine ottobre 2010

works:

STASYS EIDRIGEVICIUS
LAURIE LIPTON
DINA BOVA
GEORGES MAZILU
GLOOM

STASYS EIDRIGEVICIUS
La maschera è il vero volto, elimina la fisionomia, e svela il vero senso dell’umano. Ritorna come protagonista nei pastelli e nei dipinti, come un attore che nell’impossibilità di interpretare la tragedia, rimane inerte su uno sfondo grigio, ripiegato in un dolore inesprimibile.

LAURIE LIPTON
E’ travestito da fine ottocento il mondo contemporaneo, ma profondamente minato da una forza di annichilazione. L’ umano è spolpato a scheletro, mentre i grovigli di cavi e tubi delle macchine rivelano la vitalità di un organismo. Tutto nella luminosità di una perla.

DINA BOVA
Una visionarietà ricca e nitida racconta i giochi della mente attorno alla dimensione del sogno e del femminile. Sono avventure di libertà oltre i vestiti stretti del quotidiano, dove l’anima respira in una bombetta, un paio di pinne, o una figurina esile sul palmo di una mano.

GEORGES MAZILU
Le creature giocano assorte, dentro vestiti e cappelli di cuoio, si muovono a piccoli passi, ma sensibili ascoltano da un grande orecchio. Il gioco tonale del colore crea una miniatura di spazio tempo. Piccole antenne a ruota captano il cosmo

GLOOM
Hanno una fine pelle bianca e denti aguzzi, gli abitanti di questo mondo gelido e cupo, sempre accompagnati da piccole creature che li guidano attraverso l’esistenza di monstrum, un prodigio che parla degli dei. Una potenza visionaria senza limiti.
Patrizia Miliani

link ottobre 2010

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DDMagazine agosto settembre 2010

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works:

DIANA DEBORD
FRANCESCO SAMBO
VLADIMIR STANKOVIC
SERGIO PANCALDI
MONO BAR

DIANA DEBORD

“Season of the Witch”

Curiosando nel ricettario della strega…
Un diario fotografico in forma di autoritratti tra Alice e Amelìe.
Sergio Pancaldi

FRANCESCO SAMBO

“Bestiary and other Works”
L’autoritratto a servizio di un progetto digitale.
L’artista presta il suo corpo per la creazione di un nuovo bestiario mutante, e la masquerade non finisce qui…

Sergio Pancaldi

VLADIMIR STANKOVIC (The Russian)

“Vampires and Fairy Tales”
Maria Teresa d’Austria insediò una commisione scientifica per  concludere che  vampiri  nel suo impero non esistevano. Eppure i vampiri dell’illustratore serbo Vladimir Stankovic ci raccontano una mitologia estremamente umana e reale fatta di fame, di cerimonie, pennichelle in bare insonorizzate, dove gli anatemi illuministici di sua maestà non hanno impedito al nostro novello Chagall di Serbia di risvegliarsi ancora una volta di notte tra cimiteri, tavole da obitorio e pipistrelli a frotte.
Paola Castellan

SERGIO PANCALDI
“selfpoRtAiTS”
Pancaldi esplora l’autoritratto attraversando i luoghi di una topografia underground, in una serie di scatti che presenta le sfumature del sè deliberatamente sospese tra “What are you?” e “Who are you?”
Patrizia Miliani

MONO BAR presents:
“We Were Werewolves”

Un’antologia analogica ci ricorda quanto amavamo la luna. La Milano gothwave degli anni che furono rievocata da un locale, il “Mono”, che è un vero progetto di stile.
Sergio Pancaldi

link agosto settembre 2010

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DDMagazine luglio 2010

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works:

GABRIELE BONATO
ZACK SDRALE
MARINA MARCOLINI
VINS BARATTA
ANDREA ROGRIGUEZ

GABRIELE BONATO
WORKS
Uno sguardo lucido e corrosivo sui mostri contemporanei, la nostra allegra memoria collettiva, morta tra un blackberry o e una partita a squash.
P.Miliani

ZACK SDRALE
PAINTING
C’è una tentazione nascosta nell’anima, che Zack Zdrale lascia dire al corpo, che si fa per lui materia esistenziale, che si contorce lievemente, spinge, s’inganna, lasciandosi tentare da attimi di luce. Quasi uno yoga metafisico e necessario per mutare le quotidiane forme dell’essere e sfiorarne la materia oscura.
P. Castellan

MARINA MARCOLINI
L’ ARTE OLTRE LO STILE
Una variazione sul tema giocata sulle immagini della tradizione pittorica, con un piacevole brivido dell’inatteso, e uno scarto inquieto.
P. Miliani

VINS BARATTA
PORTRAITS FROM A PRIVATE DIARY
Sfogliare le pagine evanescenti di questo diario privato equivale ad accenderle. E’ questo il ruolo fondamentale giocato dalla luce e dal suo utilizzo alchemico nella tessitura. Echi di Wolfgang Tillmans come da un rave, ma in lontananza…
S.Pancaldi

ANDREA RODRIGUEZ
LUPI, CONIGLI & ALTRE STORIE…
C’era una volta, prima dell’era dopo il digitale, una città abitata da conigli e da lupi che erano soliti incontrarsi la sera in una locanda dai mattoni tutti incastrati, come in un rompicapo. L’oste, un tipo barbuto, disegnava le loro avventure come se fossero state le sue…
In connessione con la grafica punk urban underground 70-80 attraverso il filo diretto della produzione per band e club (DIY)
S.Pancaldi

link luglio 2010

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DDMagazine giugno 2010

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works:

UGO PIERRI
GUGLIELMO MANENTI
AKA B
LUIGI TOLOTTI

DDProject ha realizzato per il secondo anno consecutivo BLOOMSDAY, la celebrazione della figura di James Joyce nella ricorrenza del 16 giugno, giorno in cui si svolge il suo romanzo Ulisse. L’edizione 2010 ha proposto “Quattro artisti in viaggio con Ulisse” esposizione delle opere di Ugo Pierri, Guglielmo Manenti, Aka B e Luigi Tolotti, che hanno interpretato in modo originale l’opera e la figura dello scrittore irlandese.

Ugo Pierri
“Il professore elastico”

Una visionarietà dissacrante spinge giù dal piedistallo il mito-Joyce e lo trasforma con nitida ironia in un bestiario delle passioni.

Guglielmo Manenti
“Epifanie”

Un sospeso vagabondare sulle strade dell’esilio conduce Bloom-Joyce attraverso visioni enigmatiche in un cromatismo brillante dai toni crepuscolari.

AKA B
“Le 12 fatiche di Joyce”

Un tratto forte disegna dodici dense varianti dello scrittore irlandese, rivelando un personaggio corroso dal tormento creativo, in bilico tra il vedere e la cecità.

Luigi Tolotti
“J.J. Tredici variazioni sul tema”

Un intarsio di sovrapposizioni letterarie e biografiche ricrea in chiave pop e surreale la densità dell’universo joyciano, con gusto grafico e cromatico.
Patrizia Miliani

link giugno 2010

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DDMagazine maggio 2010

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SERGIO BERTOLINI – ROBERTO MIGNANENGO
ALEX ROULETTE
LUCA BIDOLI
JEONGMEE YOON
ALE DI GANGI

SERGIO BERTOLINI – ROBERTO MIGNANEGO

WORLD BEACH ULTIMATE CUP – WORLD FREESTYLE CHALLENGE
“E c’erano colori ovunque, frammenti di colore ovunque.
E frisbee. Ovunque. Il prossimo anno il tema del Paganello sarà ‘Amarcord’.”
[Lui Tasini]Sergio Bertolini e Roberto Mignanego ritraggono il “Paganello” 2010, torneo mondiale di frisbee giunto quest’anno alla ventesima edizione nella città di Rimini.

ALEX ROULETTE

PAINTING
Originario dell’Ohio, residente a Brooklyn, NY, Roulette fotografa e fedelmente riproduce in materia pittorica con estrema precisione istanti e istanze di vita “on the road” di un’America giovane e sola, alla ricerca di qualcosa.

LUCA BIDOLI

WORKS
“Alla ricerca di una meraviglia possibile. Di una resistenza alla transitorietà. Si sta come in tralice, di traverso: è la prospettiva obliqua, da animale domestico, di chi sta in basso, oltre, a fondo, quella di Luca Bidoli. Questa surrealtà di indizi percepita a quattro zampe, acida, dai contorni netti come tagli, è congegnata per vuoti. […] Si fa materia pittorica, cromia fauve, sagoma di un tempo minimo. Di passaggio.”

Simonetta Angelini

JEONGMEE YOON

THE PINK AND BLUE PROJECT

L’ultimo progetto-reportage di JeongMee Yoon, fotografa sudcoreana, ritrae l’infanzia circondata dai propri oggetti…
“The Pink and Blue Projects, explores the trends in cultural preferences and the differences in the tastes of children (and their parents) from diverse cultures, ethnic groups as well as gender socialization and identity. Today, with the effects of advertising on consumer preferences, pink and  blue customs are a worldwide standard.”
(JeongMee Yoon)

ALE DI GANGI

IPHONEOGRAFIA
Fotografo e videomaker fiorentino in costante oscillazione tra digitale e analogico dovuta alla duplice fascinazione per il vintage (è ora in mostra a Firenze con “the possibile exhibition” per sole Polaroid) e per le tecnoavanguardie: come le immagini trattate con le varie applicazioni permesse da iPhone, il trend del momento, al quale questo servizio è dedicato.

link maggio 2010

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DDMagazine aprile 2010

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works:

CASAJORDI
BO BARTLETT
FRANCESCA FINI
JUAN JESUS FERNANDEZ JIMENEZ aka JJFEZ
SOLAIXX

CASAJORDI
GRAPHISME & AUTRES FANTASIES
: “L’Encyclopedìe” dell’inconscio rivive attraverso le manipolazioni grafiche estremamente precise ed accurate. L’apoteosi del sogno lucido.

BO BARTLETT
PAINTINGS:
Nella galassia del Realismo Americano i soggetti di Bartlett colpiscono ed affascinano per l’alone drammatico e per l’epica sfuggente di cui si circondano. Una narrazione silenziosa quanto potente.

FRANCESCA FINI (Italy)
WORKS:
E’ uno sconfinare tra tempo e media, continuo e mai gratuito, la ricerca artistica di Francesca Fini: performer, videomaker, digital artist, un cammino intenso e febbrile che contrappone la riscoperta del mito arcaico e la documentazione dell’umanità dei giorni nostri, con la tecnologia come nume tutelare.

JUAN JESÚS FERNÁNDEZ JIMÉNEZ aka JJFEZ (SPAIN)
CLAUSTROFOBIA
: Le cupe atmosfere narrative, i tagli di luce spietata ed i silenzi forzati sono segni del dichiarato amore per l’espressionismo tedesco di questo giovane illustratore spagnolo.

SOLARIXX  (Neverland)
PERVERSIONS OF PAIN:
Chiede di essere perdonata se non ha la pretesa di piacere. La perdoniamo perché ci restituisce fortemente l’esigenza di essere, subendo ed assumendo i suoi stessi trattamenti digitali attraverso il corpo e le sue reazioni

link aprile 2010

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DDMagazine marzo 2010

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works:

MASSIMO PREMUDA
RON ENGLISH
LUIGI TOLOTTI
ANGELO NAIROD
GP ORBASSANO

Massimo Premuda (Italia)   Little big icons grow up

“La Pop Art è un modo di amare le cose”  (Andy Warhol)

Ron English (NY- USA)  POPaganda

“Non penso che l’arte sia propaganda; dovrebbe invece essere qualcosa che libera l’anima,favorisce l’immaginazione ed incoraggia la gente ad andare avanti. (Keith Haring

Luigi Tolotti (Italia)  Vincent Price

“Darkness falls across the land\ The midnite hour is close at hand \Creatures crawl in search of blood \To terrorize y’awl’s neighbourhood”  (V, Price in “Thriller” di M.Jackson)

Angelo Nairod (Italia)   POPtales of ordinary madness

“Amo Napoli perché mi ricorda New York” (Andy Warhol)

GP Orbassano (Italia-Tonga)   POPlynesia “

Si può essere fedeli a un posto o a una cosa quanto lo si è a una persona. Un posto può farti venire il batticuore, specialmente se per arrivarci devi prendere l’aereo. (Andy Warhol)

link marzo 2010

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DDMagazine gennaio febbraio 2010

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works:

LUI TASINI
MARCO SANGES
MICHELE LECCESE
ELENA GRANDAL
GONZALO BENARD

Lui Tasini (Italia) IL PAESE DEL SE: L’essenziale è invisibile, lo si avverte nell’atmosfera che permea le immagini di Lui. La brezza sottile che arriva dal mare riminese porta con se’ la voce di mille voci di un coro di paese. Narrano dell’occasione di un incontro.

Marco Sanges (U.K.) BIG SCENES: Fotografo e regista emergente della scena londinese (ed in procinto di inaugurare un’esposizione nella capitale britannica) ci coinvolge con deliziose atmosfere noir e ”grotesque”. Un po’ come se gli Addams venissero diretti in un musical da Peter Greenaway. Ma la definizione è di certo troppo stretta.

Michele Leccese (Italia) CONCEPTUAL: Dopo essere stato sovvertito a dovere, lo spazio cede il passo all’inconcretezza del sogno. La nuova serie di immagini evocata da Leccese mescola abilmente fotografia, grafica, collage digitale, texture e chissà cos’altro amalgamando il tutto con la consueta, sottile ironia.

Elena Grandal (Spagna) RETRATOS: Il parco giochi del Pop in una fresca serie eroticomica in cui più di un amante del cinema iberico riconoscerà gli echi di una “movida” non ancora in odore di nostalgia.

Gonzalo Bènard (Spagna) LATE NIGHTS, MORNING MOOD: Un connubio felice tra la superficie drammatica del Bianco e Nero ed un’attenta e disinibita sperimentazione.

link gennaio febbraio 2010

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DDexpo 2008 – ottobre

DDexpo 2008

 

 

 

 

DAYDREAMING EXPO’ 2008

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Il Cavaliere elettrico – ottobre 2009

10 >15 ottobre

Nel centenario dalla nascita dirompente del Futurismo, l’associazione L’Officina e Trieste Contemporanea in collaborazione con Daydreaming Project proporranno un programma di eventi e riflessioni su questo movimento in compagnia dell’artista e performer genovese PierPaolo Koss.

PIERPAOLO KOSS

Il Cavaliere elettrico
nel centenario del Futurismo

a cura di Nanni Spano

inaugurazione e performance,
sabato 10 ottobre, 18.30 Studio Tommaseo (Trieste, via del Monte 2/1)

Allievo diretto dell’aerodanzatrice del futurismo Giannina Censi – che danzava “antigraziosa, asimmetrica e sintetica” gli aeropoemi di Marinetti – Koss eseguirà per il centenario  Il Cavaliere elettrico, una performance in cui riproporrà il corpo-macchina meccanico e primitivo, che questa avanguardia storica voleva fosse un oggetto vivo con infinita potenzialità di movimento.

L’intensa danza meccanica sarà accompagnata dalle installazioni multimediali e dal soundtrack di Andrea Mazzone. Lo spettacolo si svolgerà mentre  musiche originali futuriste saranno eseguite dal vivo dal sound designer Mazzone e un’installazione di tre video proiettori e una telecamera rielaboreranno in tempo reale attraverso computer l’azione meccanica del performer in un caleidoscopio futurista alternato a materiali video tratti da film futuristi d’epoca e da altre performance futuriste realizzate in passato dallo stesso Koss.

Il costume-scultura che Koss indosserà è tratto dal bozzetto che Giacomo Balla disegnò nel 1926 per il russo Theodore Kosloff, danzatore dei Ballets Russes di Serge Diaghilev. Kosloff conobbe a Parigi i futuristi italiani ed in particolare Marinetti, amico di Diaghilev, e utilizzò questo costume-scultura in due sole occasioni, in Italia nel cortometraggio “Elettricità” presentato come danza meccanica nel 1926 e a Hollywood nel film “Madame Satan” di Cecil B. De Mille del 1930.

Questo costume futurista è stato ricostruito da Koss in occasione della II Biennale Internazionale di Charleroi-Danses “Corps et Machines” del 1994,  per la produzione W la macchina e lo stile d’acciaio, rappresentata al Palais des Beaux-Arts de Charleroi con la consulenza artistica di Giannina Censi e la partecipazione al pianoforte del compositore Daniele Lombardi.

L’evento inaugurale, a cura di Nanni Spano, prevede inoltre una mostra di guaches dei costumi futuristi di Koss – ricostruiti da altri bozzetti originali di Balla, Depero, Exter, Prampolini, Panneggi e Fidora – e il video Futurismo. Una rivoluzione radicale Italia Russia, realizzato da  Koss l’anno scorso al Museo Pushkin di Mosca.

L’omaggio al Futurismo continuerà nelle giornate di lunedì 12, mercoledì 14 e giovedì 15 con altri importanti incontri con il cinema futurista, la fotografia futurista, il teatro futurista e la cucina futurista, che sarà la protagonista del succulento evento di chiusura di giovedì 15 ottobre.

programma:

Sabato 10 ottobre

Studio Tommaseo (via del Monte 2/1)

ore 18.30, inaugurazione: Guaches di PierPaolo Koss di costumi futuristi ricostruiti dai bozzetti originali di Giacomo Balla, Fortunato Depero, Aleksandra Exter, Enrico Prampolini, Ivo Pannaggi, Alma Fidora;

Futurismo. Una rivoluzione radicale Italia Russia (video, 2008, produzione PierPaolo Koss Performance Project, Museo Pushkin di Mosca).

ore 19.00, IL CAVALIERE ELETTRICO, performance e video installazione di PierPaolo Koss (danza meccanica: PierPaolo Koss; installazioni multimediali e soundtrack: Andrea Mazzone).

Lunedì, 12 ottobre

Studio Tommaseo

ore 18.30, Performance e teatro futurista conversazione con PierPaolo Koss.

ore 19.00, proiezione di Vita futurista, (video, 2007, produzione PierPaolo Koss Performance Project, Moscow International Performing Arts Center).

Mercoledì, 14 ottobre

MetroKubo (via dei Capitelli 6563b)

ore 19.00, inaugurazione: Vita futurista, mostra fotografica di PierPaolo Koss.

ore 20.00, Cinema e teatro futurista e cubofuturista, incontro con PierPaolo Koss (prima parte) – proiezioni: Thais (Italia,1916, regia Anton Giulio Bragaglia); L’uomo meccanico (Italia, 1922, regia André Deed).

Giovedì, 15 ottobre
Studio Tommaseo

ore 18.30, proiezione di Giannina Censi, musa futurista, video ricostruzione di aerodanza di PierPaolo Koss.

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ore 19.00, Officina Russolo (2009), Harry Partch Vol. 1-Variazioni per una moka (2007) e Nimbus (nuvole) (2008-09), animazioni futuriste di Guglielmo Manenti.

ore 19.30, Evento Performativo Multisensoriale  a cura di Sergio Pancaldi e Christiana Viola con Degustazione di piatti preparati secondo i dettami del Manifesto della Cucina Futurista tra i quali spiccano le Mammelle Italiane al Sole della pittrice Marisa Mori

MetroKubo

ore 21.00, Cinema e teatro futurista e cubofuturista, incontro con PierPaolo Koss (seconda parte)  –  proiezioni: Ballet mécanique (Francia, 1926, regia Fernand Léger); Entr’acte (Francia, 1924, regia René Clair); Avvinta nel film (Russia, 1919 regia Vladimir Majakovskij)

www.pierpaolokoss.com

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Officina Russolo

Disegni e regia: Guglielmo Manenti
Animazione: Dario Guastella
Musica riadattamento sonoro Vincent Migliorisi

Produzione: Extempora 2009

Nel 2009 il Futurismo festeggia cento anni dalla pubblicazione del manifesto della sua fondazione. Questa animazione è perciò dedicata a Luigi Russolo, uno dei fondatori del futurismo, l’inventore di stralunate macchine sonore (i cosiddetti “intonarumori”) che cercano di riprodurre i suoni-rumori della realtà. Russolo, infatti, è anche autore di un suo Manifesto,  che esce nel 1913, che si intitola “L’arte dei Rumori“. In esso, Russolo anticipa tante esperienze musicali che si svilupperanno per tutto il Novecento, a partire da Schaffer, Fluxus ecc. fino ad arrivare ai giorni nostri con musicisti che continuano a citare le sue ricerche come fonte di ispirazione.

Il suo concetto è di fare musica ricreando i suoni stessi della città, senza doverli tradurre con strumenti classici, come era stato fatto prima, grazie a delle macchine. Questi “Intonarumori” hanno  nuovamente oggi,  in un’era di strumenti e musiche digitali, hanno un valore non solo storico –musicale, ma anche estetico come sculture sonore.

L’animazione “Officina Russolo” è un viaggio all’interno di ambienti sonori, dove ogni spazio rievoca alcuni aspetti legati a delle estetiche contemporanee, ovvero del rumorismo, di suoni prodotti da macchine industriali e ingranaggi pesanti e ripetitivi, fino ad arrivare a suoni minimi di ingranaggi-gioco in stanze cinesi.

Molti dei suoni che si sentono nel cortometraggio nascono dall’idea di provocare suoni tramite la distruzione stessa di strumenti musicali più o meno classici.  Il rock e l’avanguardia musicale invece hanno utilizzato la distruzione di strumenti in maniera romantica, per indicare un superamento, o un annullamento, come la chitarra bruciata o spaccata sul palco, o John Cage che distrugge un pianoforte come performance-concerto.

Un’altra idea è quella di evocare alcuni suoni collegati al lavoro, come un saldatore o dei martelli pneumatici, o anche l’ipotesi immaginifica di come potrebbero suonare alcuni ambienti fatti di accostamenti di macchine e scenografie bizzarre.

In “Officina Russolo” l’estetica della macchina è portata alle estreme conseguenze. Non c’è traccia dell’esaltazione futurista, ma al suo posto abbiamo la sensazione di trovarsi davanti a una serie di macchine e ingranaggi inutili che ripetono costantemente il loro compito di distruzione musicale.

Le estetiche prese in prestito.

Ogni stanza, oltre a rappresentare una macchina, è collegata inoltre a una estetica differente collegata al rumorismo.

Primo ambiente: Una pressa meccanica schiaccia delle percussioni portate da un rullo. Il riferimento è al gruppo berlinese “Einstürzende Neubauten” e a tante altre esperienze di Gruppi Industriali.

Secondo Ambiente: Degli operai Robot con un martello pneumatico sfondano delle chitarre elettriche amplificate, riferito a Sonic Youth.

Terzo ambiente: Un ragno in un ambiente oscuro sta a saldare la sua preda, una macchina. Qui il collegamento è con il rumore provocato dalla luce del saldatore.

Quarto Ambiente: Una pala meccanica suona un clavicembalo, con riferimenti a Cage e Nancarrov.

Quinto ambiente: In una sala giochi Pop dall’alto vengono calate delle sagome di miti rock che vengono incenerite da un lanciafiamme. Riferimento a The Residents e Negativland.

Sesto ambiente: Stanza delle cineserie, ingranaggi fatti da oggetti di uso comune che cadendo provocano altre cadute. Riferimento a Ruby Goldberg, Munari, e Harry Partch.

Settimo ambiente: In un teatro una musicista asiatica invoca nel suo canto il risveglio della natura, una ruspa sposta dei manichini di ballerine fuori dalla scena.

Ottavo ambiente: Questo ambiente è riferito al quadro “Las Meninas” di Velasquez del 1656, un quadro alquanto misterioso a causa della sua concezione concettuale e spaziale. Le figure che popolano il quadro sono state trasformate in macchine e sagome in movimento, che si muovono componendo il quadro conosciuto, ma anche permettendoci di vedere alcuni angoli della stanza dove avviene la scena, che nel quadro originale è reso in un gioco di specchi.

Nono Ambiente: Il riferimento è a “Il grande Vetro” (1915-23). Questa opera di Marcel Duchamp è resa come fosse una lavanderia sistemata alla fine di tutte le stanze. L’ambiente ricostruisce ogni singola parte dell’opera trasformandola in una grande lavanderia. Si tratta di un’opera silenziosa, fatta di ingranaggi simbolici che si muovono provocando dei rumori.

Decimo ambiente: Un ambiente esterno al di fuori del precedente ambiente architettonico. Si vede un ponte su un fiume, dove gira una barca con degli amplificatori dove onde sonore e acquatiche si fondono. Il riferimento è alle musiche di Ligeti.

L’animazione “Officina Russolo” è concepito come un unico grande marchingegno. Durante la sua proiezione possono esserci altri musicisti che improvvisano dal vivo tenendo in considerazione i suoni e le suggestioni provenienti dallo schermo

Harry Partch Vol. 1

Variazioni per una moka

Genere: animazione – stop motion
Paese di produzione: Italia
Anno di produzione: 2007
Durata in minuti: 2’31’’

Regista: Guglielmo Manenti
Produzione: Extempora Srl
Distribuzione: Extempora Srl
Sceneggiatura: Guglielmo Manenti
Fotografia : Carlo Natoli
Musica: Harry Partch
Montaggio: Carlo Natoli
Effetti speciali: Guglielmo Manenti, Carlo Natoli
Cameraman: Carlo Natoli
Scenografia: Guglielmo Manenti

Sinossi
Un balletto meccanico prende vita intorno a una caffettiera, che di volta in volta si trasforma, diventando scatola magica, finestra su altri universi. Il video trae spunto dalle bizzarre elaborazioni musicali del compositore americano Harry Partch, dai suoi ritmi sincopati che si rivelano perfetti per musicare una coreografia realizzata con sagome disegnate in stop motion.

Finalista (secondo classificato) a “Corti Moak”, Modica (RG),  settembre 2008

Selezionato al Festival del cinema indipendente, Sezione cortissimi, Foggia, novembre 2008

Selezionato a “Cortoons”, Festival di corti d’animazione, Roma, marzo 2009

Selezionato a “Nontzeberri”, Festival di cinema fantastico, Bilbao, maggio 2009

Selezionato a “Corti and Cigarettes”, Festival di cortometraggi, Roma, giugno 2009

Selezionato a “Corti tra le Nuvole”, Vercelli, settembre 2009

Nimbus (nuvole)

Inutile cercare un senso a Nimbus, non è chiaro se corrisponde al nome del personaggio o a uno stato mentale.

Qualcuno potrebbe anche avanzare delle spiegazioni  sul fatto che il personaggio avanza a quattro zampe, forse un rimando alla condizione precaria  dell’uomo, un ritorno all’infanzia o  a uno stato animale. Lo si vede avanzare indifferente a tutto quello che sta intorno.

Un mondo fatto di mutamenti sismici ma anche di immobilità di periferie immerse nel sonno.

Corpi in lenti movimenti ipnotici.

Solo apparentemente sembra non accadere niente.

Un rifiuto all’idea del film come accadimento di storie e di fatti eclatanti.

Ogni episodio di Nimbus chiude con la scomparsa del personaggio verso l’alto,

Nimbus  (genesi)

Disegni e regia: Guglielmo Manenti

Animazione: Dario Guastella

Musica: Ellioth Sharp

Produzione: Extempora 2008

Nimbus Periferie

Disegni e regia: G. Manenti

Animazione: Dario Guastella , John Cascone (inserto Mw99)

Musiche:Pascal Comelad, Voi

Produzione Extempora 2008

Nimbus La giostra

Disegni e regia: G. Manenti

Animazioni: Dario Guastella

Musiche: tratte da Exces d’identitè di Misato Hayashi e Dario De Filippo

Produzione Extempora 2009

www.guglielmomanenti.it

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Patrizia Miliani scrive per la rubrica “Schizzi d’ inchiostro

Un cavaliere elettrico sfugge al carillon di figurine futuriste che piroettano sulla scalinata del museo Puskin di Mosca, in un tuonare di sirene, e giunge fino a noi, nella breve e intensa performance di PierPaolo Koss , evento inaugurale dell’omaggio al  futurismo  allo Studio Tommaseo. E’ un’apparizione il cavaliere elettrico, irto di saette d’energia, il corpo fasciato nella tuta verde fluo, tentenna e rotea i raggi ieratico. Una musica di suoni affilati accompagna questa divinità elettrica dai gesti  lentissimi, che esprime una forza ancora trattenuta , e guarda noi, spettatori increduli davanti a un pezzo autentico di futurismo centenario.

E’ il meraviglioso futurista che ci seduce ancora, senza mostrare le rughe di un secolo, e ci cattura proprio per il paradosso del tempo che dovrebbe aver trasformato in un pezzo da museo questo movimento che i musei li voleva radere. Ma non è così. Perché il futurismo ha i suoi mille semi disseminati, e rintracciarne l’eredità è stato un bell’esercizio a cui  si sono dedicati tutti gli interventi nelle varie giornate, da PierPaolo Koss a Guglielmo Manenti al curatore Nanni Spano. E noi pubblico non possiamo che assentire e stupire per la culla così prospera di Marinetti e amici.

Il programma che Trieste Contemporanea, L’Officina, in collaborazione con DayDreamingProject, nella figura del curatore Nanni Spano, hanno proposto dal 10 al 15 ottobre, ha offerto una ricca opportunità per conoscere il futurismo. Una serie di spunti, di sollecitazioni, di sorprese,  che dalle arti visive alla danza, dal teatro al suono, sono stati accolti da un pubblico attento e affezionato ai vari appuntamenti,  e che ha partecipato numeroso alla serata conclusiva, in cui Sergio Pancaldi e Christiana Viola hanno curato l’evento performativo multisensoriale. I due attori hanno dato vita  ai personaggi di  Marinetti e Valentine de Saint Point, in un intarsio dai loro manifesti, componendo un duetto di sottile umorismo e fine interpretazione sulla donna  nel futurismo.

E’ stata una vera partitura futurista,  evento policromo, polifonico e polimorfo, come avrebbe detto Filippo Tommaso Marinetti. Di grande impatto l’installazione multimediale curata da Andrea Mazzone, con la proiezione  di immagini accompagnate da una colonna sonora sintetizzata da moduli di composizioni futuriste. E ancora, le conversazioni di Pierpaolo Koss sulla propria esperienza artistica in relazione al  futurismo, illuminanti e ricche di annotazioni.  Oltre  all’interessante mostra fotografica al Metrokubo, con opere in bianco e nero ispirate al fotodinamismo di Bragaglia, tratte o riprodotte in studio dagli spettacoli del performer genovese. Un repertorio di  personaggi futuristi, come bizzarri cubotti meccanici umanizzati, o figure rotanti, con guardinfante e cerchi,  o una ballerina di aerodanza, in costume e calottina metallizzata, sdoppiata dal ritmo del movimento.

Ci sembrano strane queste figure  di creature geometriche o  meccaniche che negano il corpo umano e lo bloccano in movimenti seriali,  disintegrando  con uno sberleffo la classicità. Quasi giocattoli che si animano, creature  perturbanti come gli automi, così inumane e familiari al tempo stesso.

Il futurismo non ama l’umano. Vuole sopprimere l’”io”, che considera una polpetta di psicologia tormentosa. Ma proprio là dove nega l’umano e sceglie la materia come campo d’elezione, si mostra l’impianto retorico del discorso futurista. Si esalta la nuova sensibilità moderna, frutto delle scoperte scientifiche, aereo,  automobile, telefono. Ma nessun futurista  abbraccia la scienza, al contrario. La materia è considerata “un’ossessione lirica”, di cui si può intuire l’essenza “cosa che non potrebbero mai fare i fisici e i chimici” (dal Manifesto tecnico della letteratura futurista, 1912).  Invece sono proprio gli anni in cui  nasce la fisica quantistica, che scopre il comportamento della materia nella dimensione subatomica, animata da principi eretici per la fisica galileiana.  Il futurismo quindi non è soltanto sinonimo di  rottura radicale col passato, ma presenta accanto anche  persistenze  di quella tradizione passatista, letteraria e retorica,  proprio quella che il movimento intendeva affossare.

Eppure, come si devono essere divertiti Marinetti e amici. Tanto. Perché questo gas esilarante del gioco al  meccano, dei cubotti animati, delle creature rotanti, dei suoni sparati, si sente ancora, e ci sorprende. Proviamo anche noi ad interrogare gli oggetti che ci accompagnano, una caffettiera ad esempio, protagonista di una drastica epopea tra gorilla e pellicani in una delle animazioni di Guglielmo Manenti. Forse non la troveremo né triste né lieta, come ci suggerisce Marinetti. Al nostro sguardo disincantato “il coraggio, la volontà, la forza assoluta” di un oggetto, di una caffettiera, non appare. Per noi la materia è un paesaggio consumato di senso, e soltanto un evento di meraviglioso futurista ci può restituire la visione, con un punto di vista diverso, sognando di guardar giù, seduti sul cilindro della benzina, in aeroplano, ad ascoltare l’elica turbinante che ci parla.

Gran finale allo Studio Tommaseo con le ricette originali della cucina futurista, il Carneplastico, il Bombardamento di Adrianopoli, le Mammelle delle italiane al sole, l’Antipasto intuitivo, che i “futuristi” collaboratori dell’associazione DayDreamingProject hanno interpretato per l’occasione. E il dinamismo del pubblico intervenuto ha esaurito in breve le scorte.

Patrizia Miliani


organizzatori: L’Officina, Trieste Contemporanea

in collaborazione con l’Associazione culturale Daydreaming Project e Studio Tommaseo

con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia

con l’adesione della Casa dell’Arte di Trieste

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Is anybody home? – settembre 2009

L’Associazione culturale DayDreaming Project, in collaborazione con KNULP presenta:

Is anybody home?

Mostra fotografica di HOTB

Sabato 12 settembre 2009

evento inaugurale:
ore 19.30
presso:

GALLERIA METROKUBO

Via dei Capitelli, 6563b Trieste

(sarà presente l’ autore)

L’ evento rientra nella 5a edizione di Triestèfotografia organizzata dall’ Associazione Culturale Juliet


Andy Violet per HOTB

HOTB è un fotografo e artista visuale, conosciuto per la ricerca di soluzioni visive estreme e l’uso di uno schema di colorazioni sature, suo inconfondibile tratto caratterizzante, che conducono ad una radicale trasfigurazione della figura umana. Costante è l’utilizzo di oggetti-feticcio, come un vecchio telefono di metà secolo e una chiave, correlativo oggettivo dei temi principali delle sue opere: la comunicazione interpersonale, la memoria e il segreto. Sebbene il sesso sia spesso presente nei suoi lavoro, esso è più simile a un moto di misticismo che a pura pornografia, mettendo la sessualità esibita al servizio di una impressionante, olistica esperienza di conoscenza del Sé, che può risultare in sentimenti di ripugnanza per lo spettatore. Il paradosso di un “corpo spiritualizzato” riempie lo spazio della fotografia, che più che mai diventa nelle sue mani il campo di battaglia tra la quotidianità e l’eternità, in cui egli opera un’incessante drenaggio dalla banalità all’assoluto. La sua non è fotografia, ma mitografia, creazione o rivisitazione di archetipi in una decadenza sovraccarica e barocca in cui, come piccata risposta ad Antoine de Saint-Exupéry, “l’essenziale diventa visibile agli occhi”, una spietata anatomia cerebrale in cui la follia, ricercata con metodicità e criterio, è l’allucinazione di una mente eccessivamente lucida. Tuttavia, tra passione e ossessione c’è in comune ben più che lo spazio di una rima, ed entrare nell’ufficio di questo raffinato detective dell’anima potrebbe significare ritrovarvi, come nei migliori gialli, nella stanza del serial texturizer.

Andy Violet BIO

Andy Violet lavora come poeta, scrittore, artista visivo e musicista. Laureato in Lettere Moderne, insegna Italiano e Latino in un Liceo Classico. Membro fondatore del gruppo di dub, trip hop e musica sperimentale Oem Quartet.


RIGHT RED

Intervista di Sergio Pancaldi (Staff DDProject) a HOTB.

Percorrendo la tua sterminata produzione ho avuto spesso la sensazione di ritrovarmi spettatore di un racconto infinito, una narrazione non consequenziale né lineare, composta di frammenti di vita materiale, ed osservata attraverso un groviglio di maglie dai colori acidi e saturi di tensione poetica ed emotiva.

–  E’ in realtà una narrazione molto articolata nella quale tutti i miei lavori occupano uno spazio ben preciso. Come hai sottolineato, questa narrazione non vuole e non può essere lineare perché la “storia” descrive vicende umane, tentativi, vittorie e sconfitte e quello che ci arricchisce come individui è la capacità di ripensare continuamente la nostra vita, di osservarla da diverse prospettive.

Nel tuo lavoro il corpo umano è protagonista assoluto ma a volte brilla per la sua assenza…

– Il corpo, la carne… è il materiale biodegradabile che preferisco. Hai assolutamente ragione quando dici “brilla per la sua assenza” nel senso che ha una valenza doppia quando manca rispetto a quando c’è. E’ un corpo trasfigurato e, il più delle volte, frammentato… che si dà nel dettaglio molto più che nella totalità perché la totalità ha smesso da tempo di essere la somma delle parti

Un simbolo ricorrente nella tua produzione è il telefono, spesso un vecchio apparecchio che permette come solo strumento comunicativo la voce. Chi o che cosa c’è all’altro capo della “cornetta”?

– Quando avevo 4 anni, in Venezuela dove sono nato, io e mia sorella con mia madre andavamo a far visita a un’amica di famiglia, almeno una volta la settimana. In un armadio della casa c’era questo telefono nero, obsoleto già allora, con cui noi bambini giocavamo. Credo sia stato il mio primissimo feticcio, oggetto di un desiderio non corrisposto. Infatti, mentre mia sorella aveva sempre queste lunghissime conversazioni (che solo dopo ho capito essere immaginarie), quando era il mio turno il telefono era sempre muto. Il telefono che compare così spesso nei miei lavori è senza dubbio l’immagine di quel telefono: da qui il suo essere scollegato, fuori posto, in ogni caso inadatto allo scopo di comunicare. All’altro capo della cornetta non c’è nessuno ma, d’altra parte, neanche a questo capo.

Parlando di musica, quali sono i tuoi riferimenti? Se non erro, la sigla H.O.T.B ha a che vedere con questo campo creativo…

– HOTB è l’acronimo di Home Of The Brave, il film diretto da Laurie Anderson, un omaggio al suo genio.

Tu mi chiedi informazioni più concrete ma, in realtà, posso solo dire che HOTB è una entità relativamente giovane, essendo nato nel e per il web nel novembre del 1997. La musica è stata in qualche modo il suo humus e infatti il suo sogno nel cassetto resta quello di disegnare copertine per album musicali, sogno realizzato solo sporadicamente. Da Peter Gabriel ai Nurse with Wound passando per tutta la scena indie ’80 e ’90 la musica è il rumore di sottofondo di quasi tutti i miei lavori. Il primo progetto di HOTB per il web fu una serie intitolata TIME/RECORD OF THE TIME (ancora la Anderson) e spessissimo i miei titoli sono ripresi da songs che in un modo o nell’altro rappresentano momenti e/o dettagli particolari nella mia vita

Mentre per quanto riguarda poesia e letteratura? I titoli che accompagnano le tue immagini sono sempre evocativi e mai banali…

– Sono un lettore compulsivo… non nel senso che leggo di tutto, è solo che se scopro un autore che mi piace “devo” leggere tutto quello che ha scritto. De Sade, Ballard, Pessoa, Burroughs, Ben Jelloun così, in ordine sparso… ognuno di loro mi ha insegnato qualcosa… la serialità sadiana e il suo spiccato senso matematico, la fredda eppure sensuale crudezza di Ballard, la poesia inarrivabile di Pessoa e, soprattutto, il suo invito ad essere multipli, come in un gioco di specchi, come si usa fare così spesso oggi in rete…

E’ piuttosto nota nelle web community la tua passione di reinterpretare immagini di altri, impregnandole del tuo tocco, qual è la tua opinione sulla proprietà e sull’identità di un lavoro artistico?

– La prassi di “rubare” le immagini di altri e di rielaborarle nasce sulla scia di quello che Andy Warhol definiva “fare piccoli regali alle persone così si ricorderanno di me”… e infatti ancora oggi quando rispedisco l’immagine rielaborata all’autore lo avverto che c’è un regalo per lui nella mail. Detto questo, ho il massimo rispetto per il lavoro artistico di quelli a cui “rubo” le immagini e, se lo faccio, non è perché l’originale sia incompleto o necessiti del mio trattamento, è semplicemente perché io ci vedo altro… magari questo altro non ha nulla a che vedere con le intenzioni dell’autore stesso… diciamo che il mio lavoro in questo caso si situa in una zona di mezzo tra il non detto e il non visibile. Devo dire, con un certo rammarico, che non sempre viene colto questo aspetto della rielaborazione… i più la vedono come una semplice operazione estetica e mi propongono le loro immagini da rielaborare… ma non funziona così.

Per quanto riguarda la proprietà del lavoro artistico, beh, l’altro giorno Andy Violet mi ha chiesto quasi sconcertato “ma tu uploadi le immagini in dimensioni stampabili?”  Certo che si… a me non interessa avere alcun copyright sulle immagini, il mio stream è un invito al saccheggio e la sola idea che qualcuno possa prendere una immagine creata da me e spacciarla per sua facendone quello che gli pare mi procura un piacere vicino all’orgasmo.

Il medium elettivo di H.O.T.B è il digitale: dall’immagine fotografica al filtraggio attraverso il software. Esistono tuttavia anche tue produzioni concrete, nate magari per diretta commissione… ci sono formati e supporti che prediligi?

– HOTB è assolutamente una creatura digitale tout court. Le sue creazioni nascono muoiono e rinascono con l’accensione e lo spegnimento di un monitor e, personalmente, non credo esista un supporto diverso capace di renderle con uguale intensità. Eventuali produzioni concrete, le copertine del gruppo death metal NATRON per esempio, sono sempre firmate col mio vero nome, mai HOTB. Unica eccezione le stampe su tela sulle pareti di Villa Ormaneto, in provincia di Verona.

Ti chiedo un commento a questa frase, pronunciata davanti a un pubblico sicuramente sconcertato da Filippo Tommaso Marinetti durante la sua prima serata teatrale futurista, a Trieste: “Gli artisti morti sono ben pagati. I vivi non raccolgono che scherni, insulti, calunnie, e patiscono la fame. Sotto il regno di questi sfruttatori del passato si uccide ogni giorno un poeta di genio… Noi dobbiamo difenderci contro gli abili assalti degli opportunisti, degli spiriti grettamente mercantili che abbondano nel mondo dell’ arte”

– Credo che, tranne che per rarissime eccezioni, le parole di Marinetti siano attuali oggi più di ieri. E ti parlo come uno che rifiuta di essere etichettato artista, lo sai, ti parlo come semplice fruitore. Oggi è l’Arte in sé che patisce la fame, è la cultura che stanno cercando di svuotare di significati e contenuti. Basta vedere lo scempio che si fa allegramente dell’istruzione di questo paese, i colpi di machete alla ricerca, all’università, allo spettacolo. E qual è il contraltare? Noi dobbiamo difenderci dagli spiriti grettamente mercantili che ormai occupano il potere e ogni forma di comunicazione.

Qual è il “simposio ideale” di H.O.T.B? Citami almeno tre personaggi di qualsiasi epoca storica del passato con i quali ameresti parlare d’amore.

– Questa è facile… Medea, Frida Kahlo e Virginia Woolf. Tutte donne, inevitabilmente… gli uomini sono inabili ad amare.

Spesso tra le tue immagini si cela un senso incombente di apocalisse, o più in generale di imminenza del tragico. Ritorniamo nel 2009 in Italia oppure, se preferisci, su questo pianeta senza badare ai confini delle nazionalità. Qual è un futuro possibile? E l’arte che ruolo potrebbe giocare in questo scenario ipotetico?

– Ho due bambini, mi piacerebbe arrendermi al facile pessimismo ma non posso. Non posso accettare passivamente che il loro futuro sia peggiore del nostro presente. E’ ingenuo pensare che l’arte possa portare a compimento la rivoluzione delle masse però il ruolo che l’arte e la cultura possono e devono giocare è enorme. Instillare il dubbio contro l’omologazione, scuotere dal torpore, anche solo accendere una riflessione. Provocare. Ecco, quando qualcuno commentando i miei lavori dice che provocano una riflessione, io sono appagato.

Infine, parlando di futuro in termini più concreti, ci sono dei progetti in cantiere? Oltre ovviamente all’esposizione prossima ventura qui a Trieste, presso il MetroKubo.

– Progetti espositivi in cantiere non ce ne sono, in realtà. La mostra a Trieste rappresenta un’anomalia, di cui sono felicissimo e a cui tengo molto ma non credo potrà ripetersi in altri luoghi e tempi. Nel futuro di HOTB ci sono soprattutto collaborazioni con musicisti e artisti di varia estrazione come  “p.Oz.”, “dok.topùs” e “the dim locator” le cui musiche faranno da colonna sonora all’esposizione di Trieste.


Patrizia Miliani in “schizzi d’ inchiostro”

Hot Chi?

E’ finito il tempo in cui un’immagine scatenava baruffe e si pigliavano botte a cotè di un dipinto dove una puttana nuda guardava lo spettatore senza fare la maddalena? E’ finito.

Non c’è più modo che un’immagine possa èpater le bourgeois, facendo un botto nel suo salotto disneyano? No, non c’è più.

HOTB compone figure, là dove altri nei secoli hanno costruito sistemi filosofici, o si sono tormentati sulla persistenza del male, e hanno scritto volumi sulla crudeltà. HOTB non è il nipote di De Sade, e non finirà alla Bastiglia per le sue immagini. Anzi. Il fruitore della sua personale potrà sentirsi piacevolmente compiaciuto o sottilmente sconcertato, ma tornerà a casa comunque con un frizzico blu nella schiena. HOTB con la sua provocazione ci aiuta a sentire quanto è viva la nostra coscienza televisiva, adorna di immagini pubblicitarie, dove c’è sempre casa, ovunque nel mondo e in qualsiasi malaugurata situazione, basta avere il fusillo in tasca. HOTB lo sa, e alleste per noi il suo teatrino poco rassicurante nello scantinato umido e fetente delle sue pulsioni di morte. Manca l’ultimo sfregio, quando la creatura soccombe, senza ritorno, all’esplorazione di quello scantinato,dove le donne di Barbablù sono custodite in stile macelleria.

E’ femminile, l’oggetto che si ritrova nello scantinato di HOTB, serrata nelle corde, nastro adesivo sulla bocca, spesso senza occhi, un essere senza sguardo, negato, come nei lager, dove i prigionieri non dovevano mai guardare negli occhi i carcerieri.

Perchè lo sguardo è lo specchio, e il torturatore non vuole specchiarsi.

Gli occhi ricompaiono nei primissimi piani maschili, dove HOTB assume il ruolo di colui che ama, e il colore è sparato nelle iridi degli amati.. Lo sguardo cancellato della donna, vittima per definizione, traspare nascosto nelle iridi fluorescenti degli amati, che accompagnano, come faceva l’Iride del mito, le donne”morte” nell’aldilà.

C’è del manierismo nelle immagini di HOTB, nel sovraccarico di grafismi che addensano oscurità, accanto a qualche colore primario steso a contrappunto di una luce che non illumina. L’immagine è come sottoposta alle interferenze del tempo, litografica e bloccata nelle righe, nelle vetrate a quadrati, quasi sbarre.

Il pathos è’ confinato nei titoli, nell’abbandono lirico di un capannone industriale, nella rovina accorata di una vasca da bagno, nelle macerie di un luogo senza luce, dove le sole finestre possibili si spostano, e sono occhi di visi infantili, in altre immagini, sparse qua e là, come una grammatica di luce in mezzo all’opaco.

Una discesa agli inferi con redenzione promessa dai visi infantili. E se il nazareno capitasse nella galleria dove espone HOTB, tornerebbe alla carica, con i suoi amici pescatori ed esattori delle tasse, lenti e permalosi, per trovare altri amici, lenti e permalosi.

Per sua sfortuna e nostra fortuna, HOTB non ha letto Melanie Klein, che racconta con dovizia del “terribile comportamento sadico” dei bambini piccoli. E così, per HOTB l’innocenza resta, e rischiara o disturba la nostra visione delle sue immagini.

In HOTB un’umanità genitale e a tratti pornografica interpreta una sgangherata pulsione di vita, mentre neri telefoni disseminati, come ruderi in un paesaggio romantico, sono in attesa di una chiamata.

Forse, la chiamata di colui che un tempo era l’Interlocutore, ora muto.

Il fotografo pugliese non ci racconta nulla della signorina stesa a terra con i polsi legati dalle corde ben serrate. Lo sconcerto per noi, il vero teatro della crudeltà, sarebbe scoprire che è nostra sorella o la vostra fidanzata. Ma HOTB ce lo risparmia. Anche Isacco era incaprettato sulla pira, pronto al sacrificio, ma fu risparmiato. Ecco, le immagini di HOTB parlano dell’impossibilità del sacrificio.

E dell’essere risparmiati.

L’impossibile sacrificio costringe a ripetere rituali dove la vittima è sempre risparmiata, e alla fine, si toglie le corde, si riveste e torna a casa, a farsi una piatto di fusilli e a guardare la tivù.

Patrizia Miliani

Collaboratrice del DDproject

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BloomsDay – giugno 2009

Per un pubblico di appassionati il 16 giugno diventa  un ” Bloomsday” che collega Dublino, Parigi, Zurigo e Trieste:

L’Associazione DayDreaming presenta

BloomsDay

 

 

 

 

dedicate James Joyce

mostra di Guglielmo Manenti


 

 

L’Associazione Culturale Daydreaming Project, presenza attiva nello scenario artistico contemporaneo di Trieste, quest’anno ha deciso di celebrare nella  propria maniera il Bloomsday, giornata simbolo dell’opera Joyciana, proponendo la mostra di Guglielmo Manenti “BloomsDay”, illustrazioni liberamente tratte dall’ ”Ulisse” di James Joyce.

Per un pubblico di appassionati il 16 giugno diventa così un ” Bloomsday” che collega Dublino, Parigi, Zurigo e Trieste.

Prendendo spunto dagli spostamenti effettuati dai personaggi  dell’”Ulisse”, i curatori dell’iniziativa, nelle figure di Nanni Spano, Sergio Pancaldi, Christiana Viola e Cristina Talarico, hanno deciso di creare una mostra che ha più punti espositivi per il centro vecchio di Trieste.

Sede principale ed inaugurale della  mostra è la Galleria MetroKubo.

Lo spettatore seguendo una mappa troverà i diversi capitoli della mostra in più luoghi. Come a seguire i percorsi di Joyce che tra l’altro abitava realmente in questa zona.

L’obiettivo è di creare una collaborazione tra più spazi espositivi e non, nella volontà di portare nuova attenzione alla figura dello scrittore, creando un momento annuale in cui l’arte contemporanea  cerca di indagare uno scrittore che suggerisce molteplici spunti. Si tratta di una proposta culturale che si augura di potere sempre più collaborare con quelle che sono le istituzioni tradizionali cittadine.


Bloomsday

Illustrazioni di Guglielmo Manenti tratte dall’”Ulisse” di James Joyce.

 

E’ noto che l’”Ulisse” di Joyce sia considerato da tanti lettori come “difficile” da seguire. Alcuni riescono ad immergersi fino a perdersi dentro questo testo canonico della letteratura inglese, altri si fermano di fronte a questo testo “labirintico”, credendosi davanti a qualcosa di “oscuro”.

Chi decide di avventurarsi nell’impresa di lettura dell’”Ulisse”, infatti, deve essere cosciente di essere parte attiva di un processo creativo, in quanto è necessario continuamente operare delle scelte e dei salti all’interno del testo. Si tratta di un percorso sempre mobile, in alcune parti addirittura informe: il lettore stenta a costruirsi una visione di insieme. I continui cambi di registro nella scrittura joyciana creano una forma di sfalsamento costante. Lo scrittore modifica la sua voce narrativa a tal punto da prendere in prestito lo stile e le caratteristiche di quello che sta scrivendo. Un esempio per tale procedimento è dato dal capitolo ambientato all’interno della redazione di un giornale. Questo capitolo procede con le caratteristiche dei tagli giornalistici, dei titoli brevi in grassetto, ma anche degli spazi che sono quelli dell’impaginazione di un giornale.

L’”Ulisse” è stato concepito nel 1922. Si tratta del capolavoro di James Joyce e il punto di arrivo della sua sperimentazione linguistica. La trama è ambientata a Dublino e descrive gli eventi di un singolo giorno, il 16 giugno 1904, seguendo il percorso fisico e psicologico dei tre personaggi principali: Leopold Bloom, un uomo comune, sua moglie Molly e l’artista Stephen Dedalus.

L’obiettivo dell’illustratore nella sua indagine artistica sul testo è stato quello di disegnare una mappa degli spostamenti dei personaggi e di rappresentare alcuni dei fatti principali, soffermandosi soprattutto su quelle parti del testo visionarie che “si aprono” al lettore, su quei piccoli mondi fatti da visioni epifaniche proprie della poetica joyciana, cioè quelle manifestazioni del reale che sotto una nuova luce diventano testimonianze di una realtà divina e atemporale. Queste visioni molto spesso sono alternate a momenti di fatti e pensieri bassi, molto terreni e/o carnali.

Emerge inoltre dai disegni della mostra l’alternanza di illustrazione e fumetto che rappresenta un tentativo di rendere stilisticamente i molteplici cambi di registro. La visualizzazione delle atmosfere delle singole scene è un aspetto che Joyce descrive in maniera molto visiva, suggerendo a volte dei colori precisi (aspetto mutuato dagli scrittori simbolisti, che facevano della scrittura una macchina sinestetica)

  

 

Spazi espositivi:

Sede principale ed inaugurale della  mostra è la Galleria MetroKubo.

Lo spettatore seguendo una mappa troverà i diversi capitoli della mostra in più luoghi per il centro vecchio di Trieste. Come a seguire i percorsi di Joyce che tra l’altro abitava realmente in questa zona.

 

 

 

INAUGURAZIONE
MARTEDI’ 16 GIUGNO h 19

no images were found


GALLERIA METROKUBO
Via dei Capitelli, 6563b Trieste

sarà presente l’ autore

interventi multimediali a cura del DDproject

interverrà Erik Schneider sul tema “Joyce e i bordelli triestini

 

  

 

 

 

BLOOMSDAY 2009  – 20 settembre 1904

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BLOOMSDAY 2009  – Molly

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BLOOMSDAY 2009  – Intervento di John McCourt all’ Urban Hotel design 

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BLOOMSDAY 2009  – Intervento di Eric Shneider  al MetroKubo

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I due fiumi – maggio 2009

L’ass. cult. Daydreaming Project, in collaborazione con il Circolo del Cinema “Metropolis”

venerdì 29 Maggio
presso MetroKubo in Via dei Capitelli ,  6563b a Trieste

presenta il video documentario di Mauro Tonini, storico dell’arte, dedicato al pittore friulano Giuseppe Zigaina e alla sua intensa amicizia con PierPaolo Pasolini, ricca di collaborazioni e intrecci artistici.

L’autore, Mauro Tonini, così ci descrive il suo lavoro:

“Tutto è partito dai quadri di Giuseppe Zigaina che mi hanno parlato con

forza sorprendente della sua e mia terra, fin dalla prima volta che li

ho visti.

Io volevo guardare in faccia quest’uomo che racconta il Friuli e

dentro questa terra la sua storia e i suoi sogni. E nella mia

ignoranza del mondo volevo anche la sua benevolenza, perché non mi

manca da mangiare, ma mi manca l’àncora che legava gli uomini di un

tempo alla loro vita.

L’idea di questo film è nata dall’amore per l’arte, dal legame con

questa terra, e dalla confusione del mondo.

Con questi sentimenti ho suonato alla porta di un uomo vecchio, e di

un altro mondo.

Giuseppe Zigaina mi ha spiazzato perché non ha voluto parlare di

pittura ma di quel mondo che la sua pittura rappresenta, il mondo del

mito, raccontandomi una storia.

Questo documentario è il ritratto di un uomo di un altro tempo che parlando del

suo mondo parla del mio.

Io ho restituito con tutta la sincerità che mi è concessa il mio

stupore, di fronte a una storia eccezionale. Questo è il mio

contributo al film, che è fatto di una lunga intervista: il suo

racconto, intimo ed epico insieme.”

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Nodo Doc3 – maggio 2009

In occasione del Nodo Doc3

presso il DDCube – via Capitelli 656 3b

dal 6 al 21 maggio
mostra fotografica

L’ Impero dell’immagine
Cecilia Mangini Fotografa, 1952-1965


Inaugurazione 6 maggio ore 18

Concepita in stretto legame con la produzione cinematografica, di cui spesso condivide i soggetti, la mostra fotografica comprende, oltre a vari materiali informativi e documentali, una selezione di  immagini realizzate fra il 1952 e il 1965 all’insegna di un realismo congiunto all’impegno sociale. Si comincia con una serie ambientata fra le desolate saline di Lipari, si prosegue con le periferie di Milano, con la Firenze dei romanzi di Pratolini e i lavoratori della Val d’Arno, si conclude con il reportage in Vietnam nel quale la Mangini raggiunge la punta più matura delle sue esperienze fotografiche.

Al cuore di un Paese. Cecilia Mangini documentarista
a cura di Federico Rossin

Cecilia Mangini è un unicum nel panorama del nostro cinema.
Donna fiera, valente fotografa e versatile documentarista sin dai bigotti e maschilisti anni ’50, si afferma da subito per la sua visione appassionata sull’uomo e sulla storia: dirige oltre 40 cortometraggi e alcuni lungometraggi, questi ultimi in collaborazione con il compagno di vita e anch’egli grande cineasta Lino Del Fra.
Il suo cinema ha sempre sfidato il presente portando più in là di qualsiasi ideologia un discorso coerente e umanista sulla società e sulla cultura italiane: non è un caso che grandi poeti abbiano per lei scritto i testi di alcuni film: Pier Paolo Pasolini, Franco Fortini, Vasco Pratolini.

L’opportunità di mostrare una parte sostanziosa del suo corpus filmico permetterà di scoprire uno sguardo sempre attento e intelligente sul mondo, un’opera che ha documentato i cambiamenti radicali del nostro paese, il passaggio traumatico da una società provinciale e rurale ad una modernità spietata e omologante, ma anche la lenta presa d’atto del valore di lotte e conquiste sociali, le contraddizioni dei cambiamenti di costume e mentalità.
www.nododocfest.org

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LINEE D’ OMBRA – DICEMBRE 2010

L’ Associazione culturale DayDreaming Project in collaborazione con  Knulp presenta:

LINEE D’ OMBRA

Mostra di Jadro

Giovedì 16 dicembre 2010
ore 19.00 inaugurazione

Letture di Marijana Sutic
Improvvisazione musicale  di Michele Cernic e  Santo Amato, violino e contrabbasso.
Performance pittorica di Jadro
presso il bar libreria KNULP
in via Madonna del Mare 7/a, Trieste

la mostra proseguirà fino al 21 gennaio 2011

Biografia artistica:

Adriano Pavlicevich, in arte Jadro

Nato il  20  marzo  1975 – Udine.

Dice di se:

“La famiglia ha garantito un ambiente ricco di stimoli culturali, tecnici ed esistenziali.

La carriera artistica nasce simbolicamente nel 2000 a Poitiers in Francia dove ho trascorso dieci mesi per studiare un fenomeno sociologico attraverso il progetto Erasmus.

In compagnia di una Ricoh TLS 401 ed inserito fatalmete in un clima internazionale ho colto l’occasione di uscire da un approccio periferico  e, supportato da valide amicizie, ho iniziato un cammino consapevole di volontà e necessità espressiva.

Solo al ritorno in Italia e dopo una serie di crisi personali, già iniziate in Francia, ho sperimentato con gli amici alcune mostre che diventano trait d’union per esperienze più specifiche.

Devo segnalare due importanti riferimenti nel mio percorso: nel 2004 incontro ed inizio a collaborare con Agenzia Luce di Trieste (l’agenzia che mi ha insegnato e mi insegna a fotografare) e nello stesso anno trovo l’incoraggiamento di Ambra Mocchiutti che mi ha fornito la prima e fondamentale impostazione  sul disegno e la pittura.”

Queste le mostre personali:

Lastovo, Casa Ociun, estate 2005  – mostra fotografica  “Vedute di Lastovo”;

Perugia, Chiesa di Santa Maria Misericordia, estate 2006 – mostra fotografica  “Anziane stagioni”;

Lastovo, Casa Ociun, estate 2006 – mostra fotografica  “Mercato di Spalato”;

Reana, Banca del Credito Agricolo, autunno 2007- mostra fotografica  “Anziane stagioni”;

Trieste, Bar Capriccio, primavera 2008 – mostra fotografica  “Barche e biciclette”;

Trieste , Club Zyp_ Azienda Sanitaria, inverno 2008 – mostra di disegni  “Matassa”;

Lastovo, Sala Comunale, estate 2009  – mostra di disegni  “Matassa”;

Trieste, Acconciature Winters, autunno 2009 – mostra di disegno  “Matassa “;

Trieste, Club Arci 24 B, autunno 2009 – mostra di disegni “Colore”;

Trieste, Club Arci 24B, inverno 2010 – mostra di disegni “Matassa”;

Trieste, Palazzo Scrinzi-Sordina, primavera 2010 – mostra antologica;

Hrastovlje (Slo), Sala Vaski dom, autunno 2010 – mostra fotografica “Natura morta”;

Trieste, Bar Capriccio, autunno 2010 – mostra di disegni “Certi notturni”.

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the possibile exhibition – novembre 2010

DayDreaming Project presenta:

the possibile exhibition

mostra di foto Polaroid di Ale Di Gangi
20 + 1 scatti selezionati
2007/2010

Trieste, c/o KNULP Libreria Bar

Via Madonna del Mare 7

contatti: Knulp@Knulp.it

http://www.knulp.it/

Dal 18 novembre al 7 dicembre 2010

Inaugurazione 18/11/2010 ore 19.00

Orari dalle 10.00 alle 24.00
Chiuso il Mercoledì

http://aledigangi.com/possible

Polaroid è una forma fotografica straordinaria perché produce solo pezzi unici originali analogici. Tra il 1929 e il 2008 – anno in cui cessa la produzione delle pellicole – il nome Polaroid si è guadagnato lo status di forma d’arte e di vero e proprio ideale fotografico nell’immaginario comune, rivoluzionandone concetto e immagine. Nel 2010 Impossible reinventa e rilancia sul mercato una nuova serie di pellicole, dando a tutti gli effetti nuova vita alla fotografia analogica istantanea.

Ale Di Gangi durante l’intervallo tra queste due vite ha deciso di iniziare ad esporre una selezione delle sue foto Polaroid. Nasce da qui il nome della mostra: “the possible exhibition” vuol indicare con il titolo non solo la rinnovata possibilità di continuare a frequentare e creare una fotografia e forma d’arte che è stata sull’orlo dell’estinzione, ma anche il ritorno alla forma espositiva per lo stesso Ale Di Gangi.

“the possible exhibition” raccoglie 20+1 scatti Polaroid originali e una piccola selezione di riproduzioni di scatti stampati su pannelli di plexiglass, sia in formato 1:1 che 50x61cm.

Il plexiglass dona profondità e luminosità ed esalta il formato degli originali perché ogni foto è riprodotta in modo da rendere ancora più visibile ciò che rende una Polaroid tale: dalla tessitura della cornice alle particolarità dei colori, mantenendo intatto ogni minimo dettaglio dell’originale, difetti inclusi.

Ciascuna immagine è dunque unica come lo è l’originale, riprodotta con il massimo della fedeltà.

Le riproduzioni in plexiglass, realizzate con cura da scansioni ad alta risoluzione, sono in vendita e acquistabili su ordinazione presso l’artista, che può essere contattato all’indirizzo email polaroid@aledigangi.com

Le foto della mostra, insieme a un’ulteriore ampia selezione di altri scatti, sono visibili anche online all’indirizzo Web http://aledigangi.com/polaroid

“the possible exhibition” è una mostra itinerante che ha già fatto tappa in varie location e città; in ciascuna esposizione alcune delle foto cambiano. Questo, oltre a rendere la mostra stessa interessante per chi volesse visitarla più di una volta, sottolinea l’attività di Ale Di Gangi, che continua a scattare nuove foto e a curarne la selezione per le esposizioni.

Ale Di Gangi (1966, nato e residente a Firenze) ha spaziato negli ultimi 25 anni dalla musica al giornalismo alla fotografia alla regia, pubblicando dischi, libri, articoli e recensioni.
Come fotografo ha esposto in collettive anche mondiali tra Firenze, Milano, Trieste, Londra, Berlino, Berkley, New York e pubblica su svariati magazine e periodici in giro per il mondo.

Come regista ha girato vari cortometraggi; il suo “Indagine su cittadini al di sopra di ogni sospetto” (2008) ha partecipato a Festival di cinema italiani e internazionali ed è stato selezionato per la rassegna di cortometraggi del Cannes Film Festival 2009.

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DAYDREAMING EXPò – ottobre 2010

giovedì 21 ottobre 2010

ore 21

interventi musicali di Riccardo Morpurgo e letture di Christiana Viola e Sergio Pancaldi

presso l’Auditorium della Casa della Musica, Via dei Capitelli 3 – Trieste

venerdì 22 ottobre 2010

alle ore 19 presso la sala conferenze del Bar Libreria Knulp, Via Madonna del Mare 7a – Trieste
si terrà l’inaugurazione della mostra


DAYDREAMING EXPò

“dalle gallerie virtuali agli spazi reali”


L’associazione DayDreamingProject realizza la propria attività di  promozione nel campo dell’arte attraverso una rivista on line ad uscita mensile, DayDreamingMagazine, e  l’organizzazione di una serie di eventi culturali, tra i quali DDExpò.

DayDreamingMagazine è una rivista d’arte on line  che giunge al suo quarto anno di pubblicazione,   prodotta dallo staff editoriale dell’Associazione DayDreamingProject.  Dal 2009  si presenta nella veste di giornale regolarmente registrato presso il Tribunale di Trieste.

Il progetto di una  rassegna virtuale di immagini, prodotte sia da artisti affermati che da personalità   emergenti,   nasce da un’idea condivisa dal  gruppo di fondazione dell’Associazione  DDProject.

Nel marzo 2007 esce  il primo numero on line di DayDreamingMagazine,  che pubblica  fotografia, grafica e pittura di qualità, sia in ambito italiano e locale che internazionale. In quattro anni di vita la rivista  ha riscosso  un crescente  interesse nel web,   come testimoniano le statistiche dei  contatti ad ogni  nuovo numero . Un successo costruito negli anni con un lavoro appassionato di ricerca nel  panorama della comunicazione d’arte in rete.

Sin dall’inizio il gruppo redazionale ha avvertito  l’esigenza di affiancare  la dimensione virtuale delle immagini  pubblicate, a una fruizione diretta dell’opera.  Nel 2007 viene così realizzata presso il bar libreria Knulp  la prima edizione di  DayDreaming Expò –  “Dalle gallerie virtuali agli spazi reali”, un’esposizione  collettiva degli artisti che sono apparsi sulla rivista nell’arco di un anno. E’ un modo diffuso di comunicare  l’opera d’arte che abbina un contatto virtuale, tecnologico e freddo, a quello diretto e caldo con la materialità dell’opera e  il respiro di uno spazio fisico.

Le principali sedi espositive che DDProject  utilizza  sono il bar libreria Knulp, lo spazio Metrokubo, la libreria Corte del Libro a Tolmezzo, con cui è stata avviata una pluriennale attività di scambio.  DDProject ha ampliato la proposta culturale con alcuni progetti di collaborazione,  nel 2009  in occasione del centenario del futurismo con Studio Tommaseo,  dove  è stata realizzata una mostra e una performance di PierPaolo Koss.

Nel 2009  DDProject  ha sviluppato  l’idea degli spazi multipli di esposizione,  realizzando  la prima edizione di Bloomsday,  mostra itinerante delle opere di  Guglielmo Manenti ispirate all’Ulisse di Joyce. L’occasione ha  coinvolto una decina di ambienti tra i più vari,  tra cui  hotel Urban, Neapolis, Chocolat, libreria Joyce, La Raganella e altri,  come tappe di un’ipotetica odissea di Joyce-Ulisse a Trieste.

L’idea di una pluralità di allestimenti è stata ripresa nel  Bloomsday 2010, con  la mostra “Quattro artisti in viaggio con Ulisse” collocata in  cinque sedi, Hotel Urban Design, Museo Joyce, Galleria Carpe Artem,  ristorante ArcoRiccardo e spazio Metrokubo.

DayDreaming Expò – “Dalle gallerie virtuali agli spazi reali”  ha presentato,  dal 2007 fino alla prossima edizione del 2010,  una sessantina di artisti provenienti da un ambito nazionale e internazionale,  creando  un evento in cui la mostra è stata  accompagnata da letture di testi, musica e video, uno stile comunicativo caratteristico delle manifestazioni firmate da  DDProject.

DayDreaming Expò 2010 presenta una selezione degli artisti pubblicati  su DDMagazine nell’anno in corso.  Questa edizione ha scelto di dare risalto a una produzione artistica italiana, e propone 22 nomi della scena contemporanea, in una grande varietà di stili e tecniche. Oltre alla rassegna di opere pittoriche, grafiche e fotografiche che sarà collocata al Bar Libreria Knukp e alla Casa della Musica, presso lo spazio Metrokubo sarà aperta la sezione video, con le opere di alcuni degli artisti selezionati.

In occasione di questo evento verrà presentata l’edizione stampata del DDMagazine, che passa dal web al cartaceo per la prima volta.

La presentazione dell’evento si terrà giovedì 21 ottobre 2010 alle ore 11 presso la sala stampa del Comune di Trieste. Nella stessa giornata alle ore 21  apertura della sezione allestita presso   Casa della Musica in via dei Capitelli 3,  con un’esibizione musicale accompagnata da letture di testi,  a cura di DDProject.  Venerdì 22 ottobre alle ore 19 inaugurazione  della mostra  al bar libreria Knulp, in via Madonna del Mare 7a, alle ore 19,  e della sezione video allo spazio Metrokubo di via dei Capitelli 6463.

Le mostre rimarranno aperte dal 23 ottobre al 17 novembre

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KRRKKSSKK – novembre 2010

L’Associazione culturale DayDreaming Project, in collaborazione con La Corte del Libro  presenta:

KRRKKSSKK

un rumore assai bizzarro questi graffi sul cartone

tra le righe ed i colori è la nostra illustrazione.

Mostra
Giada Lonzaric
Dunja Jogan


Inaugurazione
Sabato 27 novembre  2010 ore 18.00
presso La Corte del Libro 11/13 Tolmezzo (Ud)

Giada Lonzaric, nata nel 1977 a Trieste dove vive.

Fin da piccolissima ama giocare tra fogli e colori, e assemblare oggetti inconsueti con la colla e diversi materiali. All?istituto d?arte scopre che la sua immaginazione può trovare espressione nell?illustrazione. Sempre alla ricerca dell?aspetto ludico e della libertà creativa, esplora  e sperimenta l?uso di diversi materiali. Dopo gli studi torna a dedicarsi all?arte in libertà, seguendo la scuola internazionale di Illustrazione di Sarmede per coniugare la dimensione illustrativa con  il mondo dell?infanzia. Ogni storia narra anche cose che non sono scritte ed è proprio lì che si nasconde il bersaglio da illustrare. Dal 2007 collabora con ddproject  proponendo mostre, laboratori e uno spettacolo teatrale per bambini. Crede di non aver ancora trovato la reale spontaneità nel segno, per questo  continua a cercarla disegnando.

Dunja Jogan, nata a Trieste

dopo studi scientifici, intraprende una strada creativa. Studia a Urbino e in Germania arti grafiche, illustrative e fotografiche. Lavora come grafica per lunghi anni a Roma e ora a Trieste, ma coltiva come passione principale l’illustrazione. Professionalmente disegna per riviste, istituzioni, teatri e in ambito pubblicitario.Disegna sempre dove può e quando può, su un muretto, in riva al mare, ogni volta che annusa qualcosa di speciale. Si sente un’esploratrice, alla ricerca di storie da scoprire e illustrare, qualcosa di magico da vedere, annusare, disegnare. E’ ancora in viaggio, per migliorare sempre

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