DDMagazine febbraio 2008

works:

FRANCESCA MARTINELLI
ELISABETH ENDRES

Elisabeth Endres vive e lavora a Leutersberg, Freiburg, in Germania. Ciò che dipinge é un pensare in immagini, è l’inconscio che parla seguendo i ricordi dell’anima nascosta. Le sue composizioni, che risuonano di una nota surrealista, si ispirano all’idea di Saul Bellow che Elisabeth Endres cita volentieri: “Da quando percepisco consciamente il mondo, mi appare molto strano. Questo legame morboso con termini come Ordine, che in fondo non serve a nessuno. Il mio compito é di essere me stesso. Tu vedi qualcosa che prima non hai mai visto. Hai aperto gli occhi ed ecco qua il mondo. L’hai visto in modo tuo, non come gli altri. E resti fedele a quello che vedi e pensi.”

Francesca Martinelli invece, pone al centro della sua ricerca il Corpo: “Il Corpo parla dei suoi dolori senza usare parole – afferma la Martinelli – È questa la sua grandezza, il suo sapere, il suo aspetto tragicomico, farsesco e grottesco: la sua condanna”.– prosegue la Martinelli – non vorremmo vederlo perché lo temiamo, perché sappiamo che la natura e la vita sono imprevedibili e che lui è frutto di questa imprevedibilità”.

Francesca regala un inno inno al corpo in continua metamorfosi, ai Freaks di ieri e di oggi, ai corpi prossimi ad una dimensione animale, bestiale, alla metamorfosi di un corpo molto più vicino ad una dimensione fisiologica, triviale e caotica dell’universo.

Nei suoi lavori, il Corpo è portatore di Protesi: un decoro non fine a se stesso ma piuttosto come elemento parlante vivo, “aperto”, in continua metamorfosi, enfatizzato nel carattere tramite l’iperbole.

“Il Corpo portatore di Protesi ci spaventa

Il Corpo viene preso in considerazione in maniera ossessiva, in tutti i suoi aspetti, da quello fisiologico, a quello metabolico a quello puramente formale. Il Corpo non immerso in uno spazio asettico, ma nella realtà urbana, rurale, industriale e bellica, o dentro il pollaio della sua infanzia: corpi deformati, smembrati, mescolaio ad altre forme, fusione della specie, corpi destrutturati e mutilati.

“E’ da questa ricerca che nascono le mie creature tra l’umano-animale, nascono le Protesi portate con Eleganza, a voler ricordare anche la “mostruosità” del Bello. Un Bello da uccidere per farlo nascere sotto nuova forma e nuovi canoni”.

link numero

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POPlynesia – giugno/luglio 2010

L’Associazione culturale DayDreaming Project, in collaborazione con KNULP presenta:

POPlynesia
Mostra di GP ORBASSANO

a cura di Christiana Viola

dal 22 giugno al 31 Luglio 2010

presso il bar libreria KNULP in via Madonna del Mare 7/a, Trieste

“You can be just as faithful to a place or thing as you can to a person. A place can really make your heart skip a beat, especially if you have to take a plane to get there.”
Andy Warhol

GP Orbassano si laurea all’Accademia d’Arte di Torino, sua città natale, iniziando giovanissimo la carriera di pittore professionista presso la prima galleria italiana ad esporre artisti della Pop Art come Warhol, Lichtenstein, Wesselman.
Prosegue una brillante carriera, esponendo in personali e collettive assieme ad un gruppo di artisti chiamato “Nuova Figurazione”, fino a quando non viene rapito dalla sua seconda passione: la fotografia.
Lavora come fotografo professionista per oltre vent’ anni con varie riviste e agenzie pubblicitarie, ottenendo riconoscimenti internazionali per le sue personali.

Nel 1993 si trasferisce a Tonga dove vive con la famiglia come fotografo ufficiale del Re di Tonga.
I brillanti colori, la bellezza delle persone, le contraddizioni e i ritmi di vita meno stressanti del Pacifico del Sud lo ispirano nuovamente a dipingere.
Nei suoi ultimi lavori cerca di rappresentare l’intrigo del Sud Pacifico dove niente è quel che sembra e il contrasto che quotidianamente si sente tra l’elegante passato e il rapido futuro.
I suoi ultimi lavori sono delle fotoincisioni a colori.

Giovedi 8 Luglio alle ore 19:00
“Due chiacchiere su Tonga” con Antonio Paradiso

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WARM UP – maggio 2010

L’Associazione culturale DayDreaming Project, in collaborazione con KNULP presenta:

WARM UP

Mostra di

GIULIANO CESCO


ex(in)ibition in(ex)ibition 004 – Warm up

Performance con

Cristiana Fusillo

Elisa Ulian

Giulia Mininel

Giuliano Cesco


evento inaugurale:

Giovedì 13 Maggio  2010
ore 21.00
presso il bar libreria KNULP
in via Madonna del Mare 7/a, Trieste

La mostra proseguirà fino al 17 giugno

Warm up è il risultato del lavoro pittorico di una anno di ricerca. Una ricerca centrata sulla piante o dove le piante sono maestre. Il ciliegio (emblema della mostra) è il simbolo della trasformazione, del cambiamento di stato, del rinnovamento che ogni anno rigenera la promessa della vita.
Le piante immobili ma dinamiche, raccolgono gli influssi del mondo esterno, i suoni, i pensieri, la luce, il vento, la pioggia e impercettibilmente modificano le loro forme e le loro linee di forza.
Il mondo delle piante e degli alberi è il luogo dove le piccole cose acquistano echi profondi e magici. E’ l’eterna bellezza di un movimento che cresce, si espande e termina con una promessa di rinascita.
Il ritmo della vita, domanda e risposta unite in una sola cadenza.

GIULIANO CESCO
Dipingo dal 2001; la mia ricerca estetica parte da suggestioni tratte dal fumetto per poi orientarsi verso ambiti sperimentali e digitali. L’originale cartaceo viene elaborato, scomposto e replicato con modalità digitali, perdendo la sua natura materica per acquistare una valenza nuova.


In una realtà fatta di situazioni quotidiane, che appare ferma, sospesa, come gelata in un’istantanea fotografica, entrano, a volte prepotentemente e a volte in punta dei piedi, presenze oniriche. I pannelli diventano finestre aperte su mondi paralleli, come quando di notte a volte ti svegli e non sai più dove sei e i particolari intorno a te diventano improvvisamente altro … come a suggerire che nulla è quello che sembra.


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L’ARTE OLTRE LO STILE – aprile 2010

L’Associazione culturale DayDreaming Project, in collaborazione con KNULP presenta:

L’ARTE OLTRE LO STILE
ANTOLOGICA 1989- 2009

Mostra di Marina Marcolini
a cura di Elena Cantori


vernissage: domenica 11 aprile alle ore 17

la mostra sarà visitabile dall’11 aprile al 12 maggio

Marina Marcolini bresciana di origine, ma cittadina del mondo. Ha vissuto per oltre vent’anni in paesi lontani  quali l’Africa, il Sud America e i Balcani seguendo il marito coordintore di progetti di sviluppo per il Terzo mondo.

Questo suo girovagare fa si che il suo stile esprima la sua curiosità per il mondo che la circonda usando di  volta in volta tecniche diverse e accogliendo le influenze del paese ospitante. Tra tutte le esperienze vissute il segno più marcato è sicuramente quello africano riproposto nei volti delle donne di queste terre che esprimono dignità, bellezza, ma anche un senso di triste consapevolezza. Si definisce autodidatta, ma la sua formazione avviene presso l’Accademia Cignaroli di Verona dove apprende l’arte figurativa classica che in questi ultimi anni ripropone con citazioni contemporanee a volte  provocatorie ed ironiche.

Come già accennato una delle qualità principali dell’arte di Marina Marcolini è  quella di non essere fedele ad uno stile perchè « non si può restare in nessun dove». Ha esplorato diversi linguaggi artistici passando dall?’arte povera, realizzata in un paese povero ma ricco di suggestioni come l?’Africa, attraverso l’utilizzo delle carte stagnole, del catrame  e del cemento, per arrivare all?’iperrealismo subito superato nel lirismo della memoria di antichi panneggi e nell?’erotismo della carnosità delle pieghe  delle  macro-verdure, ai già menzionati intensi e silenziosi ritratti di donne africane, alla malinconia romantica dei notturni, dove la  scomparsa dell?’uomo lascia posto alla vegetazione e agli animali che si  rimpossessano della terra, alle ultime ironiche e a volte dissacranti opere di rivisitazione dei grandi capolavori. Il critico Osvaldo Ponzetta definisce la sua arte citando Friedrich «l?’unica fonte vera dell?’arte è il nostro cuore, il  linguaggio di un?’anima pura e candida. Un quadro che non scaturisca di là può essere solo un vano virtuosismo. Ogni opera autentica, è concepita in un’?ora sacra,a ttuata in un?’ora benedetta; un interno impulso la crea spesso all?’insaputa dell?’artista.»

La mostra antologica delle opere di Marina Marcolini dal titolo ?L’ Arte oltre lo stile  1989 – 2009? sarà visitabile presso Knulp di Trieste in via Madonna del mare n. 7/a  a partire dalle ore 18.00 di domenica 11 aprile 2010.

Elena Cantori

curatrice della mostra


MARINA MARCOLINI

L’ Arte oltre lo stile

Spazio Knulp Via Madonna del Mare – Trieste  11 Aprile/13 Maggio 2010

DayDreamingProject presenta al bar libreria Knulp fino all’11 maggio 2010,  la mostra di Marina Marcolini “L’arte oltre lo stile”. Si tratta di un’antologica dal 1989 al 2009, che propone opere di grandi dimensioni in una tecnica ad olio che si segnala per la sontuosità del colore, la chiarezza del tratto e la ricchezza della composizione.

Marcolini sfoglia davanti a noi  un manuale di storia dell’arte,  e gioca ad interrogare la nostra memoria iconografica tra dame, ermellini, veneri, fanciulle soporose, cigni e annunciazioni. La tradizione pittorica è come un immenso spartito musicale da cui isola un tema e si dedica all’arte della variazione. Con un dettaglio, una sostituzione, un’assenza,  interviene sull’immagine codificata e ci regala il brivido dell’inatteso. Sembra un vezzo intellettualistico, e invece questo scarto dall’originale è il luogo dove l’autrice dà forma ad un inquietante mondo immaginale.

Nella rilettura  Leonardo, Beato Angelico, Fussli, Tiziano, Raffaello, Van Eyck,  sono i “sei gradi di sublimazione” della  materia pittorica con cui l’artista opera  il passaggio da un’ immagine tradizionale e rassicurante ad un’altra,  freudianamente perturbante. E lo sconcerto è tanto più grande perchè in un controllato dominio della forma appare la violenza di un mondo istintuale senza attenuanti.

Nelle opere esposte l’attenzione prevale su un femminile rappresentato in scene che vedono le protagoniste  mai trionfanti,  contaminate da un ordine maschile variamente simbolizzato. Le donne in queste opere dormono, o posano statiche nell’inazione, o brillano come presenze fantasmatiche, solitarie o abusate, conquistano il proscenio soltanto  nella purezza dell’ oca.

“L’annunciazione” replica l’impianto di un Beato Angelico, ma non c’è destinataria né messaggero. La scena è invasa da due grandi uccelli in un disordine plastico di piume bianche e azzurre. Non sono colombe, non sono aquile, ma  appaiono come il denso segno di un ordine soverchiante, in un piumaggio che non ispira nulla di celeste, ma un più carnale ribrezzo. Un’ esile colonna sbreccata nel mezzo testimonia di un’ integrità perduta,  qualcosa di violato.

Due  notturni di grande suggestione mostrano  la perizia dell’artista nel trattamento della luce e dell’oscurità. Tra le rovine della scuola di Atene, oche starnazzano sostituendo ai  paludati e pomposi filosofi il chiacchericcio di un cortile,  la  sofia autentica. L’altra tela costruita su stilemi del romanticismo, rovine, notte e luna,  appare fortemente straniata dalla presenza di un leopardo, una ferinità famelica che si annida nel profondo dell’anima, quasi un set psicanalitico.

Continuando il percorso della variazione,  Marcolini sottopone “ La dama con l’ermellino” a una cottura alchemica fino allo stadio della  nigredo, e ci  ritroviamo davanti un’aristocratica africana in panni leonardeschi, con un piacevole effetto di deragliamento anticlassico.

Ritorna una citazione dalla pittura romantica,  la scena dell’incubo di Fussli, in cui il demone accovacciato sulla dormiente e il cavallo spettrale hanno la maschera di Dalì, sfumando  l’orrore in una follia panica,  che con il baffo eretto invade la coscienza aurorale della fanciulla-ninfa.

Il tema mitologico di “Leda e il cigno”, che ha avuto nell’arte interpretazioni simboliche o erotiche,  viene ricreato dall’artista come un trionfo della morte,  dove in un tripudio di piume dispiegate regalmente, il cigno esala un’essenza carnosa  e colante dal becco. Zeus fatto fuori dal suo stesso desiderio.

E veniamo all’originale icona con cui la mostra è stata presentata : immersa in un velame rosso amaranto, Salomè in poltrona ci guarda e  rivela la sua femminile schiavitù negli anelli ai capezzoli. Siede sorretta da un’irreale anatomia, come un burattino che abbia eseguito il suo numero. Un baffo-Dalì svetta diritto sul suo volto,  mentre ai  suoi  piedi  il piatto non esibisce la testa  mozza del profeta, bensì  un baffo inamidato. La cattiva principessa ha danzato e la  morte ha colpito il baffo, il segno del sovrano evirato.

L’occasione per continuare una metaforica lapidazione del maschile è il Van Eyck rivisitato, in cui la solidità borghese dell’uomo ritratto viene trasformata  in una fisiognomica da circo o da osteria grazie al   naso colorato da una lunga sfumatura rossa .

L’artista prosegue l’esercizio retorico di amplificazione,  assumendo questa volta  lo sguardo di un Tiziano-Picasso. L’oggetto  è una sposa colta nel letto solitario, contornata dai simboli della fedeltà coniugale. Ma  l’occhio cubista incrina quell’armonia di ordine e tranquillità,  la distrugge. Venere si spezza,  la scena circostante resta tale e quale, la dea-donna si rivela una forma  estranea in un mondo di pura convenzione.

Un’apparente riconciliazione del contrasto sembra avvenire nel ritratto di Andy Warhol, mistica unione alchemica di femminile e maschile. La creatura è un ibrido sublime  nella  congiunzione di opposti, siglata  da una misteriosa serie di lettere dell’alfabeto. Ma anche una regale truffa, come suggerisce un finto diadema di finte perle incollato alla tela sulla biondissima frangia spiovente della “regina”.

Marcolini guida  fuoristrada nel codice dell’arte, con il fragore di un’ immaginazione dai forti contrasti istintuali. Come un lapsus che affiora da sotterranee pulsioni  nel discorso più controllato ,   così dalla perfetta forma pittorica che l’artista ci propone,  emerge una  visione inquieta e  affatto candida del mondo. Possiamo non risvegliare il cuore romantico di un Friedrich per suggellare questa mostra, e goderci con istintiva soddisfazione estetica  lo straniamento delle immagini che l’artista compone, una musica che sposa i timbri cupi e sacrificali alla sontuosa nitidezza degli archi.

Patrizia Miliani
staff ddproject

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FRAMMENTI SPARSI – marzo 2010

L’Associazione culturale DayDreaming Project, in collaborazione con KNULP presenta:

FRAMMENTI SPARSI

irritante per gli occhi

Mostra di
NANNI SPANO
a cura di Sergio Pancaldi

Nato in Sardegna e cresciuto a Genova (Italia) resta impressionato all’ età di sette anni dalle visioni del giardino delle delizie di Hieronymus Bosch.
Approda alla grafica come porto naturale dopo anni di scali in tappe intermedie. Ideatore di siti web, digitalvideo, grafica pubblicitaria.
Nell’ aprile 2007 fonda il Daydreaming Magazine
Vive e condivide visioni a Trieste (Italia)

“Nell’arte di Nanni Spano qualcosa esplode: è la visione dell’artista a frammentarsi per prima, ed è la forte dose di energia creativa che si libera da questa detonazione che rischia di essere irritante. Osserviamo questo universo disperdersi e ne riconosciamo comunque l’origine, il grande nucleo ispiratore, che è l’essere umano: ricostruito che sia, fotografato o reso mutevole dall’intervento artistico o ancora soltanto simboleggiato dagli oggetti di cui si circonda, esso mantiene il suo ruolo protagonistico e ispiratore, pur se ritratto ogni volta in nuove vesti.”
S.P.

evento inaugurale:
giovedì 4 Marzo 2010
ore 19.00

presso il bar libreria KNULP
in via Madonna del Mare 7/a, Trieste
interventi multimediali del DDproject
segue rinfresco

Per ulteriori informazioni:
www.ddmagazine.it/spano/nanni/index.htm

NANNI SPANO – Frammenti sparsi – irritante per gli occhi  – 2010

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Il paese del sè – febbraio 2010

Il paese del sè

di Lui Tasini

Mostra fotografica e presentazione libri

a cura di Andrea Alverà

Il paese del “se” non esiste. O forse sì.

Se esiste è a metà strada tra il mare e un fiume, ha una chiesa, uno spaccio, il cinema della parrocchia, il bar sulla piazza, ha le donne che stendono le lenzula alle finestre, mentre parlano tra loro di cose di tutti i giorni.

D’ estate se le mangiano le zanzare, il paese del “se”, d’ inverno il ghiaccio disegna crepe sui muri.
Ha dentro saggezza e rabbia, suoperstizione e gentilezza.
E i sogni della gente. Sogni di poco conto e parecchi sospiri:
roba semplice, insomma, per persone che la sera se ne stanno a fumare una sigaretta, in silenzio, mentre sul fuoco cuoce il brodo per il giorno dopo.

Il paese del “se” è inventato. Ha dentro ogni luogo della memoria.
Perciò sta ovunque: e praticamente da nessuna parte.

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DD Expo 2009 – dicembre 2009

L’Associazione culturale DayDreaming Project, in collaborazione con KNULP presenta:

DAYDREAMING EXPO’ 2009

dalle Gallerie virtuali agli spazi reali

3a edizione

Esposizione Collettiva

Giovedì 17 dicembre 2009 evento inaugurale:
ore 20,30
presso il bar libreria KNULP
in via Madonna del Mare 7/a, Trieste

Interventi multimediali a cura del DDproject

 

In mostra:
Andrea Alverà, Aka B., Bark AAbaye, Denise Alba, Luca Cervini,  Katia Chausheva, Robert Fischer, Davide Garbuggio, H.O.T.B., Diego Iaconfcic, Yves Leqoc, Tommaso Lizzul, Guglielmo Manenti, Matteo Nazzari, Yell Saccani, Chiara Perini, Reportage Pride, Nanni Spano, Tom Hoops, Pierpaolo Koss, Edoardo Veneziano, Guido Zamattio,

la mostra  proseguirà fino al 15 gennaio

Terza edizione del DDmagazine Expò, giornale online che ogni anno varca la soglia del virtuale in una grande collettiva che approda nei suoi spazi espositivi reali. In mostra una parte degli autori pubblicati nel DDmagazine nell’ultimo anno.

Quest’anno oltre al Bar Libreria Knulp, sede delle altre esposizioni, la collettiva  si arricchisce di una nuovo spazio:  la galleria Metro Kubo in Via dei Capitelli, inaugurata nel marzo di quest’anno e sede dell’ associazione stessa.

Interventi multimediali a cura del DDproject

Interventi musicali dei Bachibaflax

DAYDREAMING EXPO’ 2009 video

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DAYDREAMING EXPO’ 2009 evento

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Personale di Davide Garbuggio – novembre 2009

L’Associazione culturale DayDreaming Project, in collaborazione con KNULP presenta:


Le sue figure prendono le distanze dall’accademismo pittorico, che rimanda ad un passato onnipresente, e ciò accade quasi in punta di piedi, portando avanti una sottile e quanto mai accurata analisi di gesto ed espressione, messaggeri di un sentire più moderno e comunicativo.
(Sergio Pancaldi)

His figures draw off pictorial academicism reminding of an omnipresent past, almost tippy-toeing, bringing forth an accurate and subtle analysis of gesture and expression as couriers of a more modern and communicative feel.
(Sergio Pancaldi)

E’ un’occasione interessante  lasciarsi interrogare dalla mostra “Persona” di Davide Garbuggio, che DayDreamingProject presenta al Knulp. Una panoramica  della sua produzione artistica che in uno stile pittorico tradizionale affronta una ricerca sull’autoritratto e la corporeità accanto a tematiche religiose.

L’etichetta di stile accademico sembra offrirci un percorso  prevedibile, e invece  l’artista smentisce le nostre attese. Garbuggio  sceglie il confronto con valori espressivi già codificati,  ma realizza opere dove è riconoscibile una elaborazione originale.  Ci riferiamo ad alcune tele dove l’artista  si misura nell’autoritratto e nella raffigurazione del corpo, nel rispetto di una composizione tradizionale, ma con uno scarto.

Il punto critico si trova là dove compare una deviazione dal codice che regola la rappresentazione del nudo. Una forza trattenuta sprigiona l’autoritratto sullo sgabello, con una posa estranea ai canoni, la testa rovesciata all’indietro. Quasi un sudario  cancella la nobiltà del capo e del volto, e scende sui fianchi, dove sottolinea un corpo in pienezza. Il drappeggio non è una semplice citazione dalla storia dell’arte, ma un elemento dotato di senso, che esclude il dominio della razionalità della mente-testa. Così il corpo appare come  puro atto, unica forza per incidere nel reale . Il drappo sul fianco copre/scopre  una virilità che pare anche femminile, con un rimosso dall’effetto straniante.

L’elemento tessutale ritorna in altre opere, come nella figura femminile dove un panneggio denso ricopre  un grande seno materno. Anche qui la testa e gli occhi sono coperti dal  tessuto, che diventa un velo trasparente e funebre su una mano appoggiata al petto. Il  drappeggio fitto di pieghe  è la forma di un pathos intenso e magmatico. Sembra l’immagine di una dea madre, nella temibile ambivalenza di colei che dà e sottrae vita ad un tempo, resa inoffensiva dal sonno.

Ritroviamo la stessa presenza materica in due opere in cui l’artista si ritrae nelle vesti di un Giobbe irato e di un  profeta carico d’anni. In entrambe le immagini c’è una modulazione del colore rosso, nella prima una drammatica cascata che copre il fondo , mentre nella seconda tela il colore si addensa in un drappeggio pesante, accordato con un tessuto bianco, sul fondo nero, una citazione caravaggesca.

Il Giobbe irato ha un urlo di ribellione che deforma la mimica del volto e la gestualità delle mani. Il panneggio annodato attorno ai fianchi si stacca dalla figura con un teso arco, gonfiato da un vento impetuoso. Sembra la scena di una biblica contesa con Dio,  in cui il rifiuto dell’ordine divino viene gridato ma sempre all’interno di un dialogo che riconosce nell’Altro un interlocutore. Così la figura  di Garbuggio che esplode nella negazione,  ma rimane investita dal vento potente, la presenza dello Spirito.

La dimensione problematica del rapporto tra umano e divino si coglie anche nell’autoritratto che isola il volto, illuminato da una luce cruda che piove dall’alto e scava ombre profonde e buie nei tratti,  come ferite spalancate dove il dubbio rimane senza risposta.

Al corpo è affidata la lotta silenziosa e titanica contro ciò che lo imprigiona, nel nudo inginocchiato che oppone resistenza all’equilibrio sconvolto di pareti  inclinate, così come nel nudo di schiena l’arco della massa muscolare e i pugni serrati  contro il muro esprimono la violenza di questo duello contro ciò che limita, che separa.

Il titolo della mostra  ci offre una chiave per queste immagini. “Persona”  è una maschera che l’individuo porta costretto dalle leggi e dalle convenzioni sociali, e che nasconde la personalità autentica. Nell’opera che rappresenta a grandi dimensioni le mani rugose e intrecciate  possiamo identificare un topos che coagula significati di notevole peso, quelli di una esistenza umiliata, fatta di Lavoro, Fatica, Terra. Le mani ritratte hanno una dimensione extraumana che dà il peso schiacciante della memoria e del modello a cui quei significati rimandano. E si sente quanto forte debba essere quell’urlo e con quanta forza le mani siano rattrappite nel gesto di rabbia nel Giobbe irato, al confronto  con queste grandi mani che scandiscono la legge dell’appartenenza. Segno fondamentale di riconoscimento identitario, ma anche forza castrante contro cui lottare per affermare la propria individualità.

Se l’opera d’arte è una domanda, quella che la mostra ci pone è di straordinaria chiarezza e incisività. Ci auguriamo che la ricerca espressiva di Davide Garbuggio continui con la stessa intensità di elaborazione, e prosegua per vedere cosa sta oltre l’urlo.

Patrizia Miliani

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LAVORI PRECARI – ottobre 2009

L’Associazione culturale DayDreaming Project, in collaborazione con KNULP presenta:

LAVORI PRECARI

mostra di Paolo Ferluga


Evento inaugurale: giovedì 22 ottobre ore 19
al bar libreria Knulp di via Madonna del Mare 7/a, Trieste

PAOLO FERLUGA

vive e lavora a Trieste

LAVORI PRECARI

Paolo Ferluga ha ultimamente sorpreso il pubblico triestino già due volte, proponendo, a breve distanza di tempo, due mostre con un solo quadro in esposizione. La prima, al Salone Gemma, la seconda, al Teatro Miela. Se ancora negli anni Sessanta una mostra di un solo quadro sarebbe stata del tutto normale, oggi, nel tentativo di compiacere il mercato, si tende a saturare di immagini gli spazi espositivi spesso in modo acritico e disorganico.

Il quadro esposto la scorsa primavera al Salone Gemma e intitolato “Raznovrstnost”, un assemblaggio di pittura e ritagli di giornale che da lontano si presentava come un caotico amalgama di forme, segni, simboli e immagini, era contrassegnato da una tale complessità di rapporti formali e compositivi da causare all’osservatore un senso di spaesamento e sconforto. Ma tale spaesamento svaniva quando, avvicinandosi, diventavano leggibili un’infinità di micro-trame narrative, suggerite con satira sottile e sensibile. Lo spaesamento tuttavia ritornava improvviso, benché ciò valesse unicamente per il pubblico triestino, quando si scopriva che la maggior parte delle parole scritte, a partire dal titolo stesso del quadro, erano in lingua slovena.

Raccolta la sfida offerta dall’effetto ottenuto dall’utilizzo dello sloveno in ambito italiano, Ferluga, dopo pochi mesi, si decide a presentare al Teatro Miela un enorme dipinto figurativo, intitolato “qui Trst”, una “visione della città del futuro” in cui Trieste, dopo una vera e propria rielaborazione del proprio controverso passato, si ripresenta al mondo, libera da pregiudizi, per quella che è: italiana, slovena, internazionale.

Al Knulp Ferluga decide di “rompere con la sua stessa tradizione del dipinto unico”, presentando, accanto a un grande dipinto, una miriade di piccolissimi frammenti di immagini e pittura sparsi su tutte le superfici del locale. È come se un altro quadro enorme fosse esploso, e i singoli frammenti, dispersi nello spazio, allontananosi reciprocamente, si imponessero l’uno sull’altro, guidati dal solo istinto di sopravvivenza, alienati, come tanti, densi nuclei di microstorie o brevissimi “haiku figurativi”. Tutte metafore del mondo attuale, globalizzato sotto il profilo del potere economico e politico, frammentato e precario, invece, sotto il profilo individuale.

Varrà la pena ricordare come l’attuale condizione di “precarietà del lavoro”, che ha coinvolto un’intera generazione e che deriva dalla “positiva” ideologia della “flessibilità”, diviene ben presto un potentissimo strumento di sfruttamento economico e di controllo sociale, deliberatamente progettato e pianificato dai grandi centri del potere economico mondiale, consapevoli che una società frammentata e dispersa finisce col perdere qualunque forza e peso politico.

I piccoli quadri, frammenti di un insieme più grande, riscattano la  loro esistenza attraverso il proprio essere unicamente e prepotentemente se stessi, ponendosi al contempo contro ogni forza disgregante.

Anche l’individuo isolato, una volta perduti il legame sociale e la “forza di coesione”, ritrova il senso e il coraggio a partire dalla consapevolezza del suo stato e nella costruzione di nuovi legami, metaforicamente rappresentati dal “filo-compositivo” che trasforma una massa dispersa di immagini eterogenee in una vera e propria, formalmente compiuta, installazione.

I “lavori precari” esposti al KNULP, ricomponendosi secondo una legge nuova, mostrano che, ancora una volta, da ogni caduta e sconfitta ci si può riprendere, per costruire qualcosa di assolutamente nuovo e migliore.

Vasja Nagy


Principali mostre personali

2009    “ La città esplode”  Trart  Trieste a cura di Sabrina Zannier

2009    “ Qui Trst”  Teatro Miela, Trieste, a cura di Sabrina Zannier

2009    “ Raznovrstnost” Faltwerksalon-Salone Gemma, Trieste, a cura di Vasja Nagy
2007    “Raznobarvnost” Faltwerksalon-Salone Gemma, Trieste
2005    3g-artecontemporanea, Udine
2004   “Spionaggio Urbano”, 3g-artecontemporanea, Udine, a cura di Sabrina Zannier
1996    Teatro Miela , Trieste
1994     Sala Comunale d’Arte di Trieste a cura di Maria Campitelli

Principali mostre collettive

2008   Ingresso libero 3g artecontemporanea , Udine

2006   Nord est far east  Cinema Visionario, Udine , a cura di Sabrina Zannier

2004    Vernice, sentieri della giovane pittura italiana, Villa Manin di Passariano, a cura di Sarah  Cosulich Canarutto e Francesco Bonami

2004    Milano Flash Art Fair, Milano

2000    Zone d’Arte 2 : Figure, Kunsthaus, Klagenfurt, a cura di Lorenzo Michelli

1999    Zone d’Arte 2 : Figure, Sala Comunale d’Arte di Trieste, a cura di Lorenzo Michelli

1997    Eclectic fragmentation, Height floor gallery, New York, a cura di Davide Skerlj

1995    Achtung auf den Zug, Museo ferroviario, Trieste, a cura di Maria Campitelli

Sarà presente l’autore.
Intervento critico di Vasja Nagy

La mostra sarà visitabile fino al 20 novembre

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ONTHESOFA_ settembre 2009

L’Associazione culturale DayDreaming Project, in collaborazione con KNULP presenta:

ONTHESOFA_

Mostra fotografica di Tommaso Lizzul


Giovedì 10 settembre  2009
evento inaugurale:
ore 19.00
presso il bar libreria KNULP
in via Madonna del Mare 7/a, Trieste

Sarà presente l’ autore.
L’ evento rientra nella 5a edizione di Triestèfotografia organizzata dall’ Associazione Culturale Juliet

La mostra proseguirà fino al 20 ottobre

La Mostra:

Originalità significa essere te stesso e crederci. Onthesofa tratta dell’originalità. In questo progetto il set è composto da un sipario di velluto rosso e un divano di pelle nera. L’inquadratura rimane la  stessa così come le luci.

Quello che cambia sono i soggetti sul divano. Ogni personaggio esprime la propria originalità.

Originality means being yourself and believe in it. Onthesofa is aboutoriginality. In my project the setting consists of a red velvet sheet curtain and a black leather sofa. The frame remains the same, the lighting remains the same, what changes are the subjects on the sofa.

Every subject express his own originality.


Tommaso Lizzul dice di se:

Presto scoprii una profonda passione per l’ immagine e il suo potere espressivo. Così decisi di dedicarmi alla creazione delle immagini sia artisticamente che professionalmente.

Ho studiato fotografia a Barcellona mentre lavoravo come assistente fotografo.

Dopo di che ho cominciato a collaborare con Arturimages, la più grande agenzia Europea specializzata in architettura e interni.

La mia prima esposizione “I love Melara” ha viaggiato tra Trieste, Milano e Lubjana.

Recentemente ho aperto il mio studio fotografico e attualmente lavoro in diversi settori e progetti , dalla moda al still-life all’ architettura ed interni, sviluppando sia il lato commerciale che artistico.

I soon discovered a deep passion for images and their expressive power. So I decided to

embrace creation of images artistically and professionally.

I study photography in Barcelona while working as assistant photographer.

After that I started cooperating with Arturimages, the biggest European photo agency

specialized in architecture and interiors.

My first personal exposition “I love Melara” was toured in Trieste, Milan and Ljubljana.

I recently opened my own photo studio and I currently work on a diverse range of projects

from fashion to still life to architecture and interiors; delving in both commercial and artistic

realms.

TOMMASO LIZZUL – on the _sofa – 2009

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La musica silenziosa – luglio 2009

L’ Associazione culturale DayDreaming Project, in collaborazione con KNULP presenta:

La musica silenziosa

di Medie Mulindwa


inaugurazione giovedì 16 luglio
ore 19

presenta Rita Siligato


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Alètheia – giugno 2009

L’Associazione culturale DayDreaming Project, in collaborazione con KNULP presenta:

Alètheia

Mostra di Cristina Battistin

inaugurazione

Giovedì 11 giugno 2009

ore 19.00
presso il bar libreria KNULP
in via Madonna del Mare 7/a, Trieste

la mostra prosegue fino all’ 8 luglio

Rimosso l’inessenziale ciò che rimane è la veloce emanazione di un principio lontano e aldilà, non circoscrivibile nel possesso: la realtà si disvela liberandosi dall’occultamento senza per questo esaurirsi nella forma artistica ma solo annunciandosi. I lavori, tra disegni, dipinti e stampe,  raccolti sotto il titolo Alètheia,  richiamano il carattere ontologico ed esistenziale della ricerca, esito e al tempo stesso processo del fare artistico. Due i sentieri di indagine, sensibilmente riconducenti al medesimo orizzonte: la ricerca sul volto, che accompagna la Battistin da diversi anni, e quella che vede come tema strade e scorci cittadini. Tra linee annodate e graffianti o  pennelate pastose l’immagine va via via mostrandosi senza per questo definirsi in maniera “realistica”, suggerendo senza dichiararsi totalmente. Il volto si fa primo nucleo di quell’indagine dell’essere in quanto luogo in cui l’ex-isto si manifesta: dalla tela o dal foglio nasce come entità preesistente ma in continuo divenire. Così la città di Trieste, con i suoi scorci, le sue strade, i suoi palazzi, svela un  volto sepolto: volto che ritorna nelle diverse prospettive come elemento unificante. In questa lettura la città rivela una sua universalità enigmaticamente legata a quei suoi scorci unici e propri.

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LE MAGNIFICHE EDITRICI – maggio 2009

LE MAGNIFICHE EDITRICI

Manuela Marchesan e Paola Sapori



Giovedì 7 Maggio 2009 evento inaugurale:

dalle ore 19.00
presso il bar libreria KNULP

in via Madonna del Mare 7/a, Trieste

la mostra prosegue fino al 10 giugno

Le MagnificheEditrici – Edizioni d’Arte

I libri “oggetto” de le MagnificheEditrici  si possono appendere al muro come quadri, o appoggiare su un piano come sculture. Sono libri con parole, oggetti o nulla di tutto questo; in comune hanno un racconto, fatto di segni, colori e matericità, che desidera farsi sfogliare.

Ogni edizione, di diversi formati, è  stampata in tiratura limitata secondo il concetto del multiplo d’arte dove, però, ogni libro è un originale diverso dall’altro, grazie a un piccolo “segno” distintivo.

Le tecniche utilizzate sono l’acquaforte, la puntasecca, la vernice molle, la collografia, la serigrafia e la linoleumgrafia.  Ogni opera è stampata artigianalmente su preziose carte da  incisione, su tessuti o su materiali più inusuali.

Manuela Marchesan La letteratura è per lei e punto di partenza e fonte d’ispirazione. I suoi libri, una sorpresa da sfogliare che spesso assume la forma di una mappa,  sono, realizzati studiando a fondo i tagli e le piegature, incidendo e acquerellando. La sequenza narrativa è data dalla successione delle varie piegature che, come un orizzonte che si apre al viaggiatore, rivelano percorsi, incontri, città, piazze, vie o ricette della memoria appoggiate su candidi piatti della ceramica bolognese.

Paola Sapori
Nascono quasi da sole le sue figure, pronte a concretizzarsi, così come l’idea fugge la realtà in una semplice fantasia attraversata dal desiderio di modificarsi in nuovi pretesti e occasioni. Un’idea che non si adegua per cercare l’originalità, combinata a una grande felicità nel fare e nel produrre.

Nei libri per Le MagnificheEditrici, esalta il colore, il gioco e l’ironia,si trovano donne luna, pera, la donna cilindro con animali, realizzate in acquatinta nel solco delle suggestioni figurative di precedenti lavori d’illustrazione. Oppure incide le sue figure in bianco e nero, esaltando la precisione del segno.

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“L’ELOGIO DEL RICCIO ” – aprile 2009

ANDREA GUERZONI

“L’ELOGIO DEL RICCIO “


L’artista presenta nella mostra personale presso Knulp e DDCUBE di Trieste

una selezione di disegni, lavori su tela ed i suoi “librini” di aforismi e poesie.

 

Inaugurazione giovedì 2 aprile dalle ore 19.00.

 

Prosegue fino al 5 maggio.

KNULP
via Madonna del Mare 7/a,

Trieste. Orari:10/24 chiuso il mercoledì

“KNULP” “DDCUBE” space
via Dei Capitelli  6563Trieste. Orari:sab/dom 14/20 e su prenotazione.

Andrea Guerzoni  L’ELOGIO DEL RICCIO

Il riccio, diversamente dal porcospino che trafigge con i suoi aculei se si sente minacciato, è una creatura che si arrotola su se stessa come una palla quando avverte il pericolo.
Andrea Guerzoni predilige autori crepuscolari o notturni, dalle abitudini solitarie e scontrose, capaci di trasformarsi in una sfera spinosa difficilmente attaccabile, ma dall’animo gentile e fragile.

I poeti Fernando Pessoa e Alda Merini e le artiste Carol Rama e Louise Bourgeois, “sono trasformati dalla sua mano sicura in “figurine”, all’apparenza divertenti, inoffensive e rassicuranti, simili ai disegni per fumetti o a quelli infantili. In realtà, portatrici di tematiche e messaggi disorientanti, irritanti, niente affatto frivoli come la sofferenza e la difficoltà esistenziale e psicologica, l’isolamento e la diversità avvertita dall’uomo, in particolare dell’artista, nell’incontro/scontro con la società. Scegliendo questi maestri di “vita difficile”, l’artista torinese ha voluto sottolinearne il legame di affinità spirituale e fare loro un sincero elogio, attraverso l’uso di un linguaggio grafico carico di leggerezza ed ironia” (Claudia Giraud, ESPOARTE Contemporary Art Magazine n. 47).

Talvolta un riccio viene scambiato per porcospino, o viceversa…

Il dilemma del porcospino afferma che tanto più due esseri si avvicinano tra loro, molto più probabilmente si feriranno l’uno con l’altro.

La storiella di Arthur Schopenhauer racconta di un gruppo di porcospini sorpresi dal freddo che, per far fronte al gelo, pensano bene di stringersi per scaldarsi a vicenda. Ovviamente, al solo avvicinarsi, si feriscono tra loro con gli aculei, fino a quando il dolore non li costringe ad allontanarsi. Separandosi, i porcospini percepiscono nuovamente il gelo e tornano di nuovo a stare insieme e continuano così ad alternare vicinanza e lontananza, finché non trovano una moderata distanza reciproca, che rappresenta per loro la migliore posizione.

Due grandi pulsioni dell’uomo: la necessità di sentirsi parte di una comunità e contemporaneamente di essere un individuo indipendente. La difficoltà di separare il piacere dal dolore in qualsiasi rapporto sociale.

“Un frammento dovrebbe essere separato dal mondo circostante come una piccola opera d’arte, e compiuto in se stesso, come un riccio” (Friedrich Schlegel, altro filosofo tedesco vissuto tra XVIII e XIX sec.).

Andrea Guerzoni scrive e disegna aforismi per consegnare in pochi istanti un frammento dell’esistenza.

In una situazione, al tempo stesso tragica e comica, il pianto e il riso, l’alto e il basso, il sublime e il triviale si intrecciano in un unico “ri-tratto”.
Il tono mordace, la levità gradevole quanto ingannevole che fa da supporto a contenuti in genere ponderosi, sono la sua cifra stilistica.

Selezione mostre personali recenti:

 

2008     “La classe non è acquario”, CMM Centro MultiMediale, Piossasco (To)

2007     Altri aforismi”, Dinoitre, Orbassano (To), MOOD, Torino,

Frammenti”, Argonauta, Torino, La Gang del Pensiero, Torino,  2006 “La poesia non è un babau”, Mood Libri&Caffè, Torino.

Selezione mostre collettive recenti:

 2008     “Zooart 08”, VII ed., Giardini Fresia, Cuneo,

“Acqua in Arte”, Galleria di Arte Contemporanea, Arezzo,

Palazzo Panciatichi, Pinacoteca del Consiglio Regionale della Toscana, Firenze.

2007 Segni”, Cavallerizza Reale, Torino,

L’arte, il Natale e due palle”, Galleria Cristiani Porta Palatina 13 Torino,

“Segni, viaggio nel disegno contemporaneo”, Galleria Endemica, Roma, Galleria San Lorenzo, Milano.

2006     “Segni”, Cenacolo Felice Casorati in Campidoglio, Torino,

Rendiamoci visibili, sempre. Contro l’emarginazione delle persone con disagio psichico”. Manifesti di sensibilizzazione sui problemi e la prevenzione mentale, Regione Piemonte.

Andrea Guerzoni è nato a Torino nel 1969, dove attualmente vive e lavora.

www.andreaguerzoni.it

ANDREA GUERZONI – elogio del riccio – 2009

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DAYDREAMING TIME – marzo 2009

L’Associazione culturale DayDreaming Project, in collaborazione con KNULP presenta 

DAYDREAMING TIME 
un doppio evento inaugurale che prevede: 

-alle ore 19.00 Inaugurazione della prima collettiva d’arte dell’associazione Daydreaming Project, negli spazi del KNULP.
-alle ore 20.30 Inaugurazione del nuovo spazio “DDCUBE” e presentazione della collezione DDProject.
A seguire rinfresco, nella nuova sede.



Giovedì 5 Marzo, dalle ore 19.00
presso il bar libreria KNULP
in via Madonna del Mare 7/a,  Trieste.

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I VOLTI DI LEVI – dicembre 2008

I VOLTI DI LEVI

mostra fotografica di Domenico Notarangelo

Le foto di Domenico Notarangelo, scattate negli anni ’60 nei luoghi della Lucania dove Carlo Levi venne confinato dal fascismo e dove è ambientato il libro Cristo si è fermato a Eboli, raccontano di un mondo ormai lontano e scomparso. Ad esso ritorna la memoria e la riflessione dell’Autore:”Vedevo volti di uomini e di donne, vedevo asini e uomini e donne legati a un unico destino…… le mie foto arrivano a trent’anni dal confino di Carlo Levi, eppure sembrano immagini di una storia eterna, dove le ore trascorrono nella fissità del destino, e datano un’epoca che solo più tardi verrà spazzata via.”

 

Pugliese di nascita, lucano di adozione, classe 1930, Domenico Notarangelo ha svolto a Matera per oltre mezzo secolo l’attività di giornalista, di dirigente politico e operatore culturale. Per molti anni come corrispondente dell’Unità è stato impegnato in battaglie giornalistiche e politiche per il progresso delle popolazioni meridionali. Coincide con questo periodo la sua scoperta della fotografia da lui utilizzata quasi ogni giorno sulle pagine del quotidiano comunista per documentare e denunziare le condizioni di arretratezza e di miseria della Lucania.
Sin dai primi anni di permanenza in Basilicata fu impegnato a svolgere ruoli importanti nel campo della cinematografia collaborando con numerosi registi, fra cui Luigi zampa, Pier Paolo Pasolini, Francesco Rosi, Liliana Cavani, Lino Miccichè e i fratelli Taviani. Sul set de “Il Vangelo Secondo Matteo” fu chiamato da Pasolini a interpretare la parte del Centurione. Per tutta la lavorazione del film assistette il Maestro anche nella scelta di numerose comparse, fra cui quelle dei sacerdoti e dei farisei. A lui Pasolini permise di scattare sul set numerose fotografie. Collaborò anche con Francesco Rosi nella scenografia di “Cristo si è fermato ad Eboli” a fianco dello scenografo Andrea Crisanti, stringendo un saldo rapporto di amicizia con Gian Maria Volontè.
Nel corso della sua attività politica, come dirigente di primo piano del PCI lucano, per oltre un trentennio ha documentato con la fotografia e con filmati lo svolgimento delle manifestazioni sindacali e politiche. In tempi più recenti si è dedicato allo studio della stampa periodica meridionale pubblicando numerosi volumi sul giornalismo lucano e pugliese. Appassionato di fotografia ha raccolto e documentato per lungo tempo testimonianze di costume e di tradizioni popolari e religiose in Puglia e Basilicata dando anche alle stampe diversi volumi di antropologia.
Come operatore culturale ha promosso mostre e rassegne d’arte, in modo particolare di pittori e scultori lucani e di artisti popolari delle cui opere ha raccolto un vasto bagaglio di fotografie. Ha allestito numerose mostre delle sue fotografie. Il suo archivio è oggi un punto di riferimento importante per quanti, studenti e studiosi, vogliano svolgere ricerche di carattere storico locale

DOMENICO NOTARANGELO – I volti di Levi – 2008

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MADE IN NORTH KOREA – novembre 2008

MADE IN NORTH KOREA

Mostra di PierPaolo Koss

20 novembre > 16 dicembre 2008
Knulp -Via Madonna del Mare 7a Trieste
INAUGURAZIONE:
Giovedì 20 novembre h 19.00
Presentazione della mostra e video
Sarà presente l’ artista
Segue rinfresco.

PierPaolo Koss (www.pierpaolokoss.com)

Koss ci offe  la metafora di una bolla trasparente che conserva e mantiene  inalterato il “meraviglioso” artificiale che è all’interno,  isolandolo da ciò che al di fuori potrebbe corromperlo per presentare  un corpus di opere raffinatissime che denunciano attraverso una  selezione di lavori dall’eccezionale valore che parlano del corpo e  dell’uomo partendo dalle immagini fotografiche realizzate in Corea del Nord.

PierPaolo Koss ebbe l’occasione di recarvisi nel 1992, invitato come  unico rappresentante italiano, ad un convegno sulle corpografie –  scritture del corpo fra performance e arte – organizzato dal  Consiglio Internazionale della Danza dell’Unesco di Parigi. Visitare  la Corea del Nord, tutt’oggi, è difficilissimo; c’è un muro  lungo 240 km, che separa questa bolla di terra dal resto del mondo e  solo un paio di aerei la settimana che collegano la capitale  Pyongyang con Pechino.PierPaolo Koss,  non si  lasciò sfuggire l’occasione di raccogliere una selezione di  immagini; ne nacquero due video: nel primo Pyongyang Pyongyang (23′  32″, 1992) si vede un uomo intento ad esprimersi attraverso il magico  linguaggio del corpo, nel tentativo di creare una connessione con  l’ambiente circostante, deserto e supertecnologico. Megaliti  svettanti, fatti di vetro e cemento, imponente espressione di  ricchezza e potere, costruiscono un ambiente inospitale, freddo e  vuoto, emulo di un capo dello stato che governa ancora dopo 14 anni  dalla sua morte. Questa entità cementifera e diffusa si contrappone,  alle poche persone che compaiono, fugaci come epifanie, marionette  che dichiarano la loro perdita di identità; comparse a latere di una  rappresentazione teatrale.  É l’ambiente a possedere la chiave,  parafrasando il volere divino di Kim Il Sung, che gestisce un popolo  di uomini ridotti ad automi, non dissimili a colonie di formiche,  necessari come pedine nel processo produttivo.

Made in North Korea, il titolo della mostra, rimanda al corpo unico che  l’artista mette in scena attraverso se stesso, centuplicato  esponenzialmente nella massa di persone senza volontà, riducibili  all’unità, condizionate quotidianamente a celebrare la gloria di  Kim. Il messaggio si completa nel secondo video, dal titolo:  Composizioni sommarie (15′ 17″, girato 1992), che  mostra un caleidoscopio umano costituito da migliaia di minuscole  comparse sorridenti e prive di identità, radunate nello stadio  costruito per celebrare la gloria di Kim, performer involontari di  una tragedia infinita che li tramuta in un corpo unico e politico, in  un corpo estremo: un’immensa corpografia che non ha eguali al mondo.

Il lavoro di Koss, correlato da una serie di still da video e  fotografie più o meno elaborati, diviene così una sorta di taccuino  di viaggio contemporaneo, che in 16 anni non ha perso un filo di  attualità.

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SUA MAESTA’ LA ZOPPA – settembre 2008

Francesca Martinelli
SUA MAESTA’ LA ZOPPA
4 settembre > 8 ottobre 2008

Knulp -Via Madonna del Mare 7a Trieste


All’ interno della 4a Edizione del Festival Internazionale “triestèfotografia” organizzato dalla
Associazione Culturale Juliet , l’ Associazione Culturale Daydreaming Project presenta l’ Artista  Francesca Martinelli (http://francesca.martinelli.ddmagazine.it) in:

SUA MAESTA’ LA ZOPPA
L’artista ripercorre, attraverso la scultura, l’ installazione, il disegno e la fotografia, il suo Inno di gioia al Corpo Parlante. Un corpo altèro, perturbante e grottesco che, attraverso un percorso di mutazione e ibridazione eleva “l’oggetto protesi” ad elemento sovvertitore del canone imposto. Lo “scherzo di natura” è così prossimo a noi, insito nella nostra orrenda bellezza.
Il corpo portatore di cicatrici parlanti, di dolori lontani, di ferite addormentate, si muove all’interno di un tragicomico mondo sospeso fra infanzia e presente, dove la terra si unisce alla carne, sostenuta da orpelli ferrosi, gambe contuse ornate da fili di seta e cordigli disdicevoli. Un inno di gioia alla terra madre, ai sui “scherzi imprevedibili” dentro un mondo che trasforma, muta e abbruttisce per sovvertire.
INAUGURAZIONE:

KNULP – Via Madonna del Mare 7a Trieste
Giovedì 4 settembre h 20.30

Performance a cura di Francesca Martinelli
con Francesca Martinelli. Christiana Viola e Sarah Taylor

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ARTICA – luglio 2008

ARTICA


di Fulvio Caiulo

INAUGURAZIONE:
knulp Via Madonna del Mare 7a Trieste

giovedì 3 luglio ore 19.00
fino al 2 settembre 2008

3600 persone visitarono la mostra “Trieste e oltre” alla Sala comunale d’arte in Piazza Unita’ d’Italia nel dicembre 2003. Ora Fulvio Caiulo spera di attirare altrettante persone al Bar Knulp per apprezzare i suoi ultimi lavori dedicati alle latitudini estreme. Sono 10 opere di formato tra i 60×80 e i 110×80 che vogliono catturare, con un personale modo di dipingere fluido, le luci degli immensi spazi artici. Le immagini spaziano dal tramonto infuocato sui laghi svedesi al fiordo norvegese fino alla glaciale barriera di Ross antartica. L’estate artica e’ presente in alcuni quadri come Swalbard(foto) dove la particolare bellezza e’ data dal contrasto fra la minuscola e variopinta flora artica e l’asprezza del paesaggio circostante. Il buio invade due opere, Notte stellata e una surreale Aurora Boreale.Il Denali Park dell’Alaska e’ raffigurato lasciando ampio spazio alla morbidezza delle distese erbose, sempre, fluidamente interpretate.

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EVA VS. JESUS – giugno 2008

EVA VS. JESUS

Esposizione  di due artisti a confronto

MOSTRA
BAR LIBRERIA KNULP
VIA MADONNA DEL MARE 7° TRIESTE
Inaugurazione giovedì 5 GIUGNO 2008  h19

EvaMarie e Jesus (Cesare Grazioli), due artisti di Domestica a confronto
Da una parte Eva, con il suo lavoro di decostruzione mediatica e di riappropriazione fisica, non feticistica; dall’altra i deliri di Jesus, i suoi tentativi di ridare una forma materiale – bella e maleducata – alla sua realta’ incrinata.

Cesare Grazioli e’ originario di Mantova.
Dopo aver studiato fisica a Parma e aver abbandonato lo studio del pianoforte, si è trasferito in Germania per proseguire gli studi scientifici. Frequentando alcuni laboratori di spettroscopia di Dresda e Berlino, ha incontato persone che lo hanno avvicinato alla fotografia e gli hanno permesso di utilizzare una camera oscura. All’interno di questo ambiente, spesso in totale solitudine, per qualche anno ha potuto realizzato le sue prime creazioni.
Finita l’esperienza tedesca, si è trasferito a Trieste, ove risiede tuttora, per lavorare al Sincrotrone Elettra. Per seguire la propria attivita’ scientifica, che gli ha fruttato importanti pubblicazioni – Science 2003 e Physical Review Letters 2005 – ha dovuto accantonare per piu’ di tre anni la fotografia. Dopo un breve riavvicinamento alla musica, soprattutto elettronica e etnica, e un tentativo abbandonato di accostare le enormi possibilita’ del canto armonico (corso del Prof. Trang Quan Hai, Venezia 2005) con l’elettronica, ha riscoperto l’amore per la fotografia.
A Trieste fa parte dello staff organizzativo della collettiva Domestica.
Su Flickr e’ presente da piu’ di un anno con lo pseudonimo di teenage jesus
EvaMarie dice di sé:
Pittrice autodidatta, attiva da un paio d’anni
Il mio lavoro non presta attenzione al dettaglio perchè vuole rimanere sporco ed
istintivo seppure l’immagine che arriva ai vostri occhi è pop, lo spirito che la
contraddistingue è decisamente punk.
L’uso della tecnologia digitale si scontra nella sua logica semplicistica con l’uomo, con il suo errore e con la responsabilità temporale …
l’inversione tecnologica lascia spazio alla materia perchè il cervello necessita
di un corpo.
Il mio è quindi un lavoro di decostruzione mediatica e di riappropriazione fisica non feticistica.

Acrilico , bombolette , malta , gesso , carta , legno , pc & gang of four.

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