PINOCCHIO – aprile/maggio 2008

PINOCCHIO

di UGO PIERRI

Mostra per illustrazioni

La Corte del LLibro Via Roma 11/13 Tolmezzo (UD)
Inaugurazione 12 aprile 2008 h 17

Ugo Pierri (www.ugopierri.it) torna a un tema a lui caro, il Pinocchio di Collodi con una serie di tavole inedite.
Scrive in proposito Vittorio Cozzoli :”Il disegnatore ci aiuta a modo suo a vedere questa storia. Che di necessità si muove intorno a quel naso, perché smetta finalmente di allungarsi. Intorno a quel naso si muove la storia del mondo:gattovolpesca da una parte e geppettesca dall’ altra. In mezzo, i poveri Pinocchi, tentati dalla perenne fiera dei balocchi che è questa tragica nostra società, che induce i buoni a illudersi e a non far parlare il Grillo del buon consiglio.

la mostra proseguirà fino al 16 maggio 2008

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BABA ZIRA STORY – marzo/aprile 2008

GIADA LONZARIC

BABA ZIRA STORY

La Corte del LLibro Via Roma 11/13 Tolmezzo (UD)
Inaugurazione 8 marzo 2008 h 17

La Lonzaric dice di se:
“Si forma dall’età di 1 anno come autodidatta.
Da piccola era un illustratrice oggi vuole diventare quello che era allora.
Divertirsi è una cosa seria ed è necessario un impegno costante. Nel 2007 esordisce per la prima volta in pubblico con la personale “Marmellata di colore” al “Knulp” di Trieste.
Attualmente sta cercando di ri-animare la macchina da cucire, i vecchi pennelli e matite e qualche pezzo di legno ammuffito ma sarebbe meglio che passi più tempo a visitare musei.”

Dal’ 8 marzo all’ 11 aprile 2008

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IL VANGELO SECONDO MATERA – febbraio 2008

IL VANGELO SECONDO MATERA

di DOMENICO NOTARANGELO

Foto dal set “il Vangelo secondo Matteo” di PIER PAOLO PASOLINI.

Una serie di eccezionali fotografie sono state tirate fuori dal cassetto di Domenico Notarangelo, ora giornalista professionista, che quaranta anni fa, ai tempi delle riprese del vangelo, si trovò a stretto contatto con Pasolini e la troupe sul set di Matera, luogo dove fu filmata la crocifissione.
La Corte del LLibro Via Roma 11/13 Tolmezzo (UD)
Dall’  1  al 29 febbraio 2008.

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“DDExpo’ tra gallerie virtuali e percorsi reali” dicembre 2007-gennaio 2008

“DDExpo’ tra gallerie virtuali e percorsi reali”

DICEMBRE 2007 – GENNAIO 2008
alla Corte del Libro a Tolmezzo

La prima collettiva di DDmagazine inaugura una nuova sede espositiva. Si tratta della Corte del Libro, a Tolmezzo (UD) in via Roma 11/13.
Sabato 12 Gennaio alle ore 17.00 l’inaugurazione ufficiale, con la gradita partecipazione del gruppo musicale Bachibaflax e di molti artisti coinvolti nella realizzazione della mostra.

Artisti in esposizione:

Artelier/Massimo Boccuni/Andrea Colussi
Davide Dionisio/Fabio Feri/Giorgio Leonardo Gadda
Teenage Jesus/Daniela Lopi/Guglielmo Manenti
Eva Marie/Guido Pezzolato/Ugo Pierri/Luigi Tolotti
Christiana Viola/Andy Violet

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DDMagazine luglio 2009

works:

SEBASTIAN BAGES
DAVEY JONES
DAYVID LEMMOM
KEN KEIRNS
PRIDE!

Sebastian Bages (Colombia)

Nelle illustrazioni di Bages si nascondono portali per altri mondi. Spiriti guida, creature dal corpo difforme o evanescente penetrano nel quotidiano dei personaggi e lo permeano di magia… Ma forse la magia qui evocata sta semplicemente, e genialmente, nel dare corpo a una emozione, ad un sogno, un pensiero.

Davey Jones (USA) & Dayvid LeMmon (USA)
In collaborazione con Strychnin Gallery Berlin and Perihelion

Davey Jones and Dayvid LeMmon sono due artisti americani che si avvalgono del mezzo della fotografia per raggiungere stupore attraverso post-produzione e fotomanipolazione digitale: mentre i lavori di Jones ci portano direttamente sul set adrenalinico d’un film d’azione, l’opera di LeMon è reminescente e monocroma, come le acqueforti dei grandi maestri o, per tornare al paragone con il cinema, come i film di Bergman

Ken Keirns (USA)

Chi sono le donne pericolose ritratte nei brillanti dipinti di Keirns? Forse è sempre la stessa, che ironicamente posa a volte accanto ad una scimmia (maschio) o semi-nascondendo armi o veleni di vario genere? Forse non ci sarà dato conoscerne l’identità… ma ne è ben chiara l’intenzione!

PRIDE!

Una doppia documentazione fotografica dello svolgersi contemporaneo di due GayPride nazionali: Genova, in Italia, e Ljubljana in Slovenia. Attraverso i volti e i percorsi che si snodano nelle vie delle città, i protagonisti riaffermano con gioia e consapevolezza l’importanza di salvaguardare l’identità propria di ogni essere umano a fronte di qualsiasi conflitto. Reportage fotografico di Paola Castellan, Sergio Pancaldi e Christiana Viola.

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DDMagazine giugno 2009

works:

GUGLIELMO MANENTI
TIM LOWLY
CHRIS RAIN
JAVIER S.SANUDO
DAVIDE GARBUGGIO

Guglielmo Manenti (Italy)

Con Bloomsday, una serie di illustrazioni tratte dall’”Ulisse” di James Joyce, Manenti ritorna a Trieste per una nuova collaborazione con DDProject. A lui, e alla sua traduzione in immagini di frammenti di stream of consciousness, il magazine dedica copertina e apertura.

Tim Lowly (U.S.A)

Pittore, fotografo, curatore e insegnante, Tim Lowly con “What we know in part” ci presenta una galleria di immagini pregne di straordinaria  capacità evocativa, trattenuta a stento dall’apparente sobrietà delle sue composizioni che attingono direttamente alla ricerca di un senso e di un significato dell’esistenza.

Chris Rain (Italy)

Simboli di costellazioni private si intersecano a squarci di infinito. Micro e macrocosmo si fondono poeticamente sotto il segno della caducità e dell’inconsapevole, silenzioso, scorrere del tempo. Le fotografie analogiche di Rain, manipolate in camera oscura come in un antro alchemico parlano dell’esistenza come fuga dal silenzio, verso altri silenzi

Javier S. Sanudo/Frodo47 (Mexico)

E’ istintuale, umorale. Narra di morte, distruzione ed autodistruzione… e tuttavia è estremamente viva e potente la sintesi artistica di sensualità e violenza, orrore e fascino nelle immagini di Sanudo. Ma ancor meglio si esprime l’artista riguardo a sé stesso:

“Il miglior modo di descrivere la mia fotografia è semplice: trovare la bellezza nell’oscurità”.

Davide Garbuggio (Italy)

Le sue figure prendono le distanze dall’accademismo pittorico, che rimanda ad un passato onnipresente, e ciò accade quasi in punta di piedi, portando avanti una sottile e quanto mai accurata analisi di gesto ed espressione, messaggeri di un sentire più moderno e comunicativo.

link giugno 2009

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DDMagazine maggio 2009

works:

NUR MOO
YVES LECOQ
RODOLPHE SIMENON
JIM ROWE

Nur Moo (Second Life)
Il corpo proteiforme dell’ artista diventa texture, sulla quale incidere brani di poesia tinteggiati di pura luce.

Yves Lecoq (Francia)
?chi è Mad Bunny?

Rodolphe Simeon (Francia)
Un monito che suona sinistro come una profezia: e si mette in scena la danse macabre degli avatar, forse per auspicarne un’esistenza ancor più vera?

Jim Rowe (Canada)

La narrazione che sconfina in territori dimenticati?… lo sguardo leggero di vita vissuta a donare corpo e concretezza alle nuove correnti pittoriche d’oltreoceano?… adesso è già un album dei ricordi.

link maggio 2009

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DDMagazine aprile 2009

works:

KIRSTY MITCHELL
HELENA MIROSEDINA
PATRICIA ANDERS
KATIA CHAUSHEVA
CHIARA PERINI

Kirsty Mitchell (UK)
Fashion designer appassionata di fotografia. Nel suo lavoro si avverte
la necessità di una continua sperimentazione poetica che intreccia
l’espressione e la situazione del corpo ritratto in luoghi sospesi tra
il sogno e la realtà, resi magici da una brillante stesura e
composizione.

Helena Mirosedina (Ucraina) “Metamorphosis abduction Europe” e “Mental
Constructions” sono due serie che con ironia e umorismo reinterpretano
in chiave erotica sia le radici del mito occidentale (il ratto
d’Europa) che l’inquietudine della modernità.

Patricia Anders (U.S.A) Le maliziose creature di questa talentuosa
pittrice colpiscono per la grazia e per la sinuosa inquietudine che
emerge dai loro corpi ricomposti, reinventati parrebbe, nelle viscere
di un laboratorio segreto, eppure al contempo dotate di tanta ironica
naturalezza.

Katia Chausheva (Bulgaria) la ricerca di questa fotografa indaga con
sguardo curioso nell’intimità. Che siano tagli cinematografici o
composizioni pittoriche ciò che risalta è la nudità dei sentimenti e
la fragilità del corpo muliebre

Chiara Perini (Italia) artista italiana da anni ormai trapiantata a
Londra, ci propone olii e disegni a matita che ritraggono corpi e

ritratti di inquietanti donne-bambine che spiazzano lo sguardo.

Chiara Perini

Non so se nella sua storia di artista vengano prima gli oli o le matite. In entrambi i casi un critico provetto troverebbe percorsi e ascendenze mirabolanti, ma a me piace il gioco di assonanze e dissonanze.

Perché tanto “carucci” sono i bambini delle matite quanto sgraziati quelli martoriati dall’oli. Io guardo al problema tecnico: per esempio l’olio non si cancella ma si può solo modificare e allora Chiara rinuncia a stenderlo con l’attenzione della matita ma cerca altre potenzialità espressive. E poi l’olio non permette il tratto sottile e leggero della matita ma suggerisce la sfumatura, tenue o aspra. Chiara risolve il problema tecnico trasformando l’olio in un’arma feroce con cui supera il particolare nella foga espressiva di bambini che urlano e si dibattono per esprimere una violenta disperazione.

Qual’è la disperazione di questi bambini? Guardate gli abiti stritolanti come gabbie inattaccabili. E non pensate all’abito della prima comunione che nella sua candida grazia geometrica è piuttosto un omaggio alla severa e dolce sacralità umanistica di Antonello da Messina, ma alla bambina con la bambola che affida la sua ansia di vivere ai piccoli fiori colorati della ghirlanda, come un disperato messaggio nella bottiglia a un mare incolore, che non può che essere, tecnicamente guardando, minaccioso e infinito.

Il richiamo alla bad painting inglese di qualche anno fa va qui alle sue oscure radici. L’artista piega non solo una tecnica ma anche uno stile a ciò che le è più caro, alla ricerca di un carattere dominante come una colpa originale. Siamo lontani dall’ormeggio sicuro di qualsiasi isola culturale. Qui stiamo scendendo con Chiara nel ventre buio di una lontana educazione repressiva con enorme coraggio e sincerità. E’ la protezione dell’estetica ad aiutarla in questo difficile viaggio catartico che, come una tragedia greca, diventa paradigma dell’oggi. Ecco in che modo ci interessa la sua struggente testimonianza: nell’urlare che il passato non è poi così passato. Basta guardarci intorno.

Ma guardate bene le matite, perché esse hanno tutt’altro carattere. Qui la sofferenza è trattenuta a forza dai bei vestitini descritti con minuzia. Qui il dolore è ancora più forte che negli oli dove almeno i bambini si possono dibattere e urlare. Qui c’è una rassegnazione che solo la matita può esprimere e non per volontà dell’artista ma a causa della tecnica. La matita esige infatti il particolare e la precisione, cioè una capacità di concentrazione sul modo in cui il singolo segno può modificare l’intero ritratto da rendere l’esercizio del disegno simile a quello della meditazione.

E’ così che nel disegno non prevale un singolo moto, magari violento, dell’anima ma un equilibrio difficile e sofferto tra caratteri talvolta opposti. Dobbiamo amare il ricco vestito per dichiararlo prigione, e dobbiamo trovare la dolcezza dello sguardo prima di esprimere la sua disperazione.

Grande e difficile il disegno, ma certo non liberatorio come la pittura.

Cos’è allora che viene prima nella storia di Chiara? Ha iniziato a dipingere dopo aver molto disegnato? O viceversa ha dovuto urlare prima di meditare? Ma forse questi sono solo fatti suoi.

Mauro Tonini

link aprile 2009

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DDMagazine marzo 2009

works:

ANDREY BARTENEV
AKA B
BOB FISCHER
CRISTINA BATTISTIN
ANDREA ALVERA’

ANDREY BARTENEV (Mosca, Russia): Performer, scultore, artista visivo e molto altro ancora, dagli spazi della Biennale alle strade di NY emerge con il suo universo caleidoscopico interpretando e stabilendo nuove connessioni tra la pop-art e le avanguardie russe

 AKA B (Milano, Italia): Illustratore dal graffio magistrale, di profondità e sensibilità non comuni. Dice di sé “È con infinita agape, molto più che schopenhaueriana, che ho compreso, senza per questo immedesimarmi, di essere di fronte a una platea di morti”. Prestigiose collaborazioni con Marvel, DC Comics e altre case editoriali contrassegnano il suo percorso.

 BOB FISCHER (San Francisco, USA): In arte Photomeister è un fotografo, artista e filmaker che non si adagia nelle mezze misure, basta osservare i suoi lavori, dai modelli che predilige alle tonalità spesso aspre e taglienti delle sue immagini, con poesia e ironia sovverte il concetto stesso di bellezza.

CRISTINA BATTISTIN (Trieste, ITALIA): Giovane insegnante oltre che affermata artista. Una dichiarata passione per Giacometti e per il disegno. Sicuramente una delle realtà più interessanti del capoluogo giuliano.

ANDREA ALVERA’ (Trieste, ITALIA): Dalle file del Daydreaming Project, immagini fotografiche di un microcosmo denso di curiosità e purezza. Non importa quello che dice di sé: in Alverà c’è molto più di quello che appare…

link marzo 2009

Mauro Tonini scrive a proposito di Cristina Battistin
Non è un’arte pacificata la sua, ma un disegnare inesausto, che potrebbe non avere fine perchè un’espressione non è mai finita e immobile così come non può mai essere definitiva e rigida un’emozione nella vita reale.
Questa ricerca impedisce la canonizzazione, per cui ogni volto è totalmente diverso da tutti gli altri e non basterebbero tutti i volti del mondo a rappresentare lo sconcerto del nostro spirito di fronte dalla tragica bellezza del mondo. E’ un sentimento fatto di mille traiettorie dello spirito, che si possono definire solo nell’insieme dei moti di un’espressione che appare vaga e confusa ma è in realtà quanto di più preciso può essere reso all’occhio.
In questi disegni l’insistenza della linea, sottile come una lama, incide volti e oggetti senza pietà, muta meditazione sul mondo attraverso l’impressione che esso lascia sui corpi e che l’artista vede con dolorosa lucidità.Questa è la condanna e insieme il ruolo sociale dell’artista, lo sciamano che aiuta noi ciechi a riconoscere il vero spirito delle cose.C’è infatti una linea spirituale dell’arte contemporanea, fatta soprattutto di outsider: Morandi e Giacometti, ma anche Medardo Rosso, Bacon, Paladino. E non solo pittori o scultori, anche poeti come Campana: ognuno totalmente indipendente dagli altri ci fa vedere un percorso comune, un approccio, uno scopo, cui appartiene anche Battistini.E’ un’idea di altri tempi, oggi preistoria in un mondo di artisti-star, ma forse nell’inflazione dell’arte come trovata ne sentiamo la mancanza.Se ne potrebbero dire di cose su questo approccio tutt’altro che facile al mistero della vita, ma basta guardare le opere, e lasciarsi guardare da loro come muti sigilli.
 

M. T. scrive a proposito di Andrea Alverà
Farebbero comodo ai disegnatori di Disney queste foto perché non colgono solo la meravigliosa e stupefacente vita della natura, ma fanno un, pur difficile, passo in più: come un lampo che non si ripeterà mai più, rivelano a noi caratteri ed espressioni che credevamo non potessero nemmeno appartenere a un modo che non fosse quello degli umani.Lo scarabeo che traballa sul filo d’erba, la mantide che ci guarda sorpresa, il ragno che sfida il tempo fissandoci dal vuoto (o in quello che noi crediamo tale) dello spazio… questo è il nostro mondo e noi non lo sappiamo finché qualche artista non si prende la briga di documentarlo, senza respiro come nell’attimo teso del click fotografico.Ma è tutto qui? No di certo. Questi animali hanno una storia come ognuno di noi e spetta alla fotografia rivelarne un pezzettino che, per quanto infinitesimo, è pur sempre tantissimo rispetto a quanto potremmo sapere in qualsiasi altro modo. E qui la magia della fotografia incontra la sapienza del fotografo che sa scegliere l’inquadratura, mai scontata e piatta, e l’attimo del click, non banale, della massima espressione nel minimo istante.Perchè un gesto non è mai uguale a un altro e tocca all’artista scegliere quello giusto. E neppure uno sfondo può essere scambiato con un altro perché la farfalla appartiene al cielo, la lumaca vive del germoglio, e quale letto è più morbido di un fiore per un pomeriggio d’amore?E’ questa una fotografia particolare, che non può scegliere l’attimo né la scenografia tra le forme del gusto corrente, ma deve adeguarsi alle necessità della natura, deve farsi osservazione pura, muta e dimentica di sé. Qui non c’è posto per facili soggettivismi; qui il fotografo deve diventare un po’ ragno, un po’ scarabeo, un po’ mosca.E poi quegli occhi, che noi spesso non sappiamo nemmeno come sono fatti perché sono troppo piccoli per poter esser visti dal nostro sguardo distratto… quegli occhi sono il segno che queste foto non sono fatte solo per contemplare ma per comunicare, e per ricordare a noi che non siamo soli e che se esistiamo è forse grazie anche a ogni farfalla che porta ovunque i semi dei fiori.E che dire dei colori brillanti che rendono magnifiche e degne dell’incanto del mondo anche le forme più mostruose?C’è insomma da ridere, da ammirare ma soprattutto da sorprendersi di questi animali e del loro intento esistere, roba da fare invidia a molte nostre giornate uggiose.
 
M. T. scrive a proposito di Bob Fisher
L’oro, la stoffa, i tatuaggi, il chiaroscuro delle scenografie non sono che aggettivi, sontuosi, di corpi già di per sé martoriati e tatuati dallo scorrere del tempo. C’è una morbosa insistenza sulla rovina che ricorda i tortuosi giochi formali di certa pittura barocca. Pensate a Rubens. Ma riguardate anche Rembrandt e ritroverete nella luce l’attimo infinitesimale del tempo che rivela all’improvviso il segno spaventoso del tempo sui corpi e sulle cose: il segno della storia.Queste fotografie non sono semplicemente corpi, ma epifanie lussuriose di un mondo intero che nel suo disfacimento si fonde con la carne. E nella carne c’è il mondo e sembra che lo debba prendere tutto su di sé per poterlo vivere. Spuntano gli occhi, sempre vivi, quasi spiritati, di chi crede di poter dominare l’inesorabile decadenza anche quando questa lo ha completamente divorato.O riflettono la luce, di quel caravaggismo che sarà poi carattere anche di certa fotografia, le forme già decadute non solo del flaccido corpo ma anche degli ottusi gesti: mangiare, guardare la tv, stare di fronte al fedele amico cane. E’ anche qui che talvolta il crudo tempo si rivela, prima che nei solchi del corpo. Come dire che bisogna stare attenti a non cedere alla morte la vittoria prima di aver combattuto e che forse televisione, cibo e facili affetti non sono alleati di questa lotta.E la lotta, quando non è baroccamente aggettivata da stoffe, tatuaggi e oggetti magici, è tutta contenuta nell’assoluta geometria muscolare della vecchiaia, illuminata nell’unico modo possibile, come assoluta affermazione di sé, forse disperata, ma forte, fortissima.

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DDMagazine gennaio febbraio 2009

works:
TOM HOOPS
ARCHAN NAIR
DIEGO IAFCONCIC
MATTEO NAZZARI
MARIO MACALUSO

link gennaio febbraio  2009


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DDMagazine dicembre 2008

works:

MICHAEL PAPENDIECK
NOPUSSYBLUES
GUIDO ZAMATTIO
TULLIA MASINARI
DOMENICO NOTARANGELO

link dicembre 2008

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DDMagazine novembre 2008

works:

BRETT WALKER
LUCA CERVINI
FRANCESCA TILLIO
VERONICA NAVARRO
YELL SACCANI

link novembre 2008

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DDMagazine ottobre 2008

works:

ANDREA GUERZONI
ANN ARPER
CRISTIAN GIROTTO
ANNA SHUKHAEVA
SILVIA VOLONNINO

link ottobre 2008

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DDMagazine settembre 2008

works :

MASSIMO PREMUDA
STEFAN TURK
JENNIFER PERRY
LUI TASINI
CIA DE FOTO

link settembre 2008


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DDMagazine agosto 2008

works:

ANKE MERZBACH
FEDERICO BEBBER
STEFANO MARZULLI
LARA SAVRON
FEDERICO FORLANI

link agosto 2008

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DDMagazine luglio 2008

works:

GIOVANNI CAPRIOTTI
BENEDETTO RIBA
NICOLA VILLA
MICHELE LECCESE
GIULIANO CESCO

“United We Stand”
ovvero immagini dalla protesta dei rifugiati politici nel marzo 2008, Mac Leod Ganj –  INDIA
(sede del Dalai Lama e del governo tibetano in esilio)
di GIOVANNI CAPRIOTTI

Gli “spazi umani” di NICOLA VILLA tradotti in materia pittorica con un linguaggio a metà tra la narrazione e il documentario e con un approccio a metà tra lo scientifico e l sensoriale

“Unusual Perspectives”
Angolature impossibili ed ironiche sperimentazioni fotografiche di MICHELE LECCESE

Le elaborazioni grafiche di GIULIANO CESCO

ulteriori esplorazioni delle possibilità della fotografia pittorica nei ritratti e nei paesaggi di BENEDETTO RIBA

link luglio 2008

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DDMagazine giugno 2008

works:

DANIELE CASCONE
FABIO BORQUEZ
ANTONIO DI VICO
RICARDO GOMEZ Y DE BUCK

Contiene lavori di Daniele Cascone che ringraziamo per il titolo del numero  tratto da una sua opera. “You are only a stupid dreamer “, Fabio Borquez , nato a Buenos Aries ma da anni trasferitosi in Germania, Antonio di Vico, fotografo, affascinato dalle culture asiatiche in un reportage di viaggio durato 4 mesi dove ha attraversato India, Malesia e Thailandia, Ricardo Gomez I De Buck,fotografo di origine spagnola e residente in belgio e Paolo Beccari, Trieste, con un intenso servizio sulle miniere del Sulcis in Sardegna.

link giugno 2008

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DDMagazine maggio 2008

works:

GUGLIELMO MANENTI
LIZA CORBETT
ANNA ANJO
CLAUDIO PARENTE

link maggio 2008


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DDMagazine aprile 2008

work:
VORFAS
CIRO GUASTAMACCHIA
MARIO SUGHI
ARISU
A cominciare dall’artista argentina Vorfas, ossia Sofia Salomè, fotografa e grafica che ci regala uno stile retrò. Nella scelta degli ambienti, dello styling, che poi rielabora ulteriormente, è versatile. Le sue rielaborazioni creano mondi fantastici e, spesso, riesce a confondere lo spettatore su ciò che sta guardando, se si tratta di fotografia o di pittura. E’ una prodigiosa autoritrattista, che si “traveste”, si reinveste, si trasforma. E in tutto questo un velato erotismo che rimanda a atmosfere oniriche.

Ciax, ossia Ciro Guastamacchia, Photoreporter freelance milanese.
Un fotografo di strada, che descrive la natura delle realtà urbane: osserva e congela con le sue istantanee l’ironia, la tragedia, l’imprevedibilità, la bellezza e anche la crudeltà della vita urbana nei suoi più diversi aspetti. Il suo è un occhio attento alle sfumature della commedia umana rappresentata nei luoghi pubblici. La strada diventa un momento di questa commedia.
Mario Sughi, o com’è più comunemente noto, Nerosunero, è un vignettista digitale e illustratore italiano che vive e lavora a Dublino. Mario combina elementi di uno humour sottile con un coerente stile artistico che ricorda l’artista Pop inglese David Hockney.
A Roma, alla fine degli anni Settanta, ha lavorato come vignettista negli ultimi anni de IL MALE e poi per Zut, due popolari italiane riviste satiriche. Si trasferisce a Dublino, alla fine degli anni’80, dove studiata Storia medievale.
“Il mio lavoro e il mio stile – ci spiega Nerosunero – sono stati descritti come minimalisti e vicini alla Pop Art inglese. Questo stile infatti aderisce perfettamente ai due principali intenti del mio lavoro: primo, esprimere situazioni che non sarebbe possibile invece spiegare con tratti e disegni del tutto reali o totalmente irreali; secondo, per trarre dalla realtà solo ciò che mi piace o che ritengo strettamente necessario.
Ma questo forse vale solo per il presente. Se un giorno infatti avrò altre priorità e intenti, il mio stile probabilmente cambierà di conseguenza”.
Arisu, portoghese, artista digitale, lavora prevalentemente in photoshop.

Arisu ha creato la grafica per musicisti come Justin Lassen Lyua Dust. E’ stata pubblicata nelle principali riviste come ad esempio Elegy Ibérica, StudioBox, PSDmag, O Mundo de Fotografia Digital, mediterraneaonline, It’s Art magazine, Japanese mag, Head magazine, Zupi mag. Il suo lavoro è ironico e giocoso, anche se, a tratti pervaso di un’insolita malinconia.

link aprile 2008

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DDMagazine marzo 2008

works:

NADA FARES
DANIELE DE VITIS
DANIEL SEMPE’
ZUM LYE INCONTRERA


Nada Fares: Lebanon 2006
Le immagini del Libano catturate dalla fotoreporter Nada Fares rappresentano la quotidianità con contraddizioni tra modernità e tradizioni, pace e guerra, realtà e follia nella Beirut dell’estate 2006.

Daniele De Vitis:
the human and the passion Alcuni aspetti del lavoro che svolge: il linguaggio del corpo performativo e la rappresentazione intenzionale dei gesti nei diversi contesti

Daniel Sempè:
Fotografo argentino che ha dedicato tanti anni della sua vita viaggiando all’interno del suo paese, da cui la pubblicazione di un libro: “El campo argentino”. Attualmente lavora per il suo secondo libro, la sua passione, “los caballos criollos”. L’autore propone un viaggio attraverso le abitudini e la cultura della sua patria.

Zum Lye Incontrera:
Fotografa interni ed esterni di Trieste in “Transiti Urbani”. Una cronaca mutevole in bianco e nero di paesaggi che ci appartengono, con piccole e ben studiate concessioni a sprazzi di colore

link numero


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